Questa è la cronaca della mia scalata sul Tourmalet avvenuta il 5 agosto 2000

Tourmalet

La strada che ti porta sul Tourmalet attraversa cartelli stradali, cazzotti edilizi, sassi e pecore. I cartelli stradali sono quelli che ti segnalano, chilometro dopo chilometro, quanto manca alla vetta e quanto pende il prossimo chilometro. I cazzotti edilizi sono quelli che sono posti ai lati degli impianti di risalita, costruzioni enormi che solo la
fatica della scalata ti permette di ignorare e di non indignarti. I sassi sono quelli dei Pirenei, molto più scuri rispetto a quelli del Ventoux, quei sassi che Alfonso Gatto descrisse mirabilmente mentre seguiva il Tour nel secondo dopoguerra. Le pecore sono il pubblico dei cicloamatori, se al Tour ci sono miriadi di persone, ora non ci sono che pecore, capre e mucche, ognuno ha il pubblico che si merita, mi viene da pensare. Questo pubblico però, così indifferente, così disciplinato mi fa sentire meno solo nella mia fatica, e sono convinto che questa sensazione l'abbiano tutti i ciclisti che quotidianamente affrontano questa prova.
Nel mezzo a questo c'è la strada, percorrerla tutta significa dominare i Pirenei, il Tourmalet è il monte il più alto, il più difficile da scalare. Spaventoso è il termine giusto, se infatti le pendenze scritte sui cartelli a lato della strada sono solo numeri, non ti fa il solito effetto vedere i nomi dei ciclisti sulla strada quando ti appaiono per verticale, tanta è la pendenza da superare. La somma di tutte queste asperità è il Tourmalet. Quando ti fermi, circa a metà della salita, per riprendere fiato e guardi quello che hai superato e ti vuoi convincere che si sei quasi, è meglio se non guardi in alto, perché i tornanti da scalare sono, non solo più numerosi di quelli scalati, ma anche più pendenti.
Quando riparti, ogni pedalata successiva ti sembra di svenire, per fortuna non svieni, io almeno non sono svenuto. Gli ultimi 2 kilometri sembrano infiniti, mi energizzo con le caramelle all'anice dell'abbazia di Flavigny, ora mi sembra di volare: 1,2,3,4,5 tornanti, li inforco come uno sciatore, ed eccomi sulla punta, anche qui come sul Ventoux molte celebrazioni al ciclismo (e quindi anche a me).
Proprio accanto al punto più alto c'è un bar, entro, e lì ci sono le foto di tutti i campioni che hanno dominato questo monte. Le foto attraversano tutto il secolo, sono bellissime e tantissime. Ci sono solo campioni, mi chiedo come faranno negli anni a venire ad aggiungere quelle dei prossimi vincitori. Intanto riesco finalmente ad individuare uno spazio vuoto, lì metto idealmente la mia foto.

Ciao,
Franco pirenaico

di Franco Bellacci. abita nel valdarno, ad Incisa Valdarno vicino a Figline Valdarno, paese che si trova fra Firenze, Siena ed Arezzo