VI

by Franco Bellacci

Domenica pomeriggio non ero davanti alla tv per vedere Torino – Chievo, né ad Empoli per vedere la Fiorentina, (Empoli a è uno stadio da cui sono sempre tornato molto alterato e anche se il viaggio è breve non è bello).
Domenica ero al compleMavi quindi posso dire poco di quello che è successo sui campi. Le notizie arrivavano via SMS da Jest che alla fine del primo tempo scrive “se va bene fra 3 anni segniamo”, che nella migliore delle ipotesi voleva dire che stavamo zero a zero.
A voce mi conferma lo zero a zero e anche che la Fiorentina sta perdendo.
All’inizio del secondo tempo arriva un nuovo SMS “Stellone”. Esulto. Quando il tempo si avvia al termine nuovo SMS “intanto pareggia…Mutu”. 3 puntolini si leggono velocemente, ma non abbastanza per evitarti un po’ di piccoli brividi da delusione che arriva via sms. Dopo che la partita è finita tutto è sembrato facile, il Chievo è molle, il 15 ottobre, giorno tragico per la storia granata, noi vinciamo sempre ecc. ecc. Non è stato facile.
Da amante di ricorsi e da pessimista cosmico voglio ricordare a tutti che nel campionato 2002-2003 il Chievo andò a Torino alla sesta di campionato (anche se di fatto era la quinta giornata), il Torino non aveva mai vinto e veniva da una sconfitta umiliante. Come quest’anno. E come quest’anno è finita uno a zero per il Toro. Il 2002-2003 è stato l’anno peggiore della storia, un anno che ebbe a suo modo anche risvolti comici, ma che oggi non è neanche il caso di ricordare. Perché quella del Chievo è solo una coincidenza, quest’anno è tutto diverso.

V

by Franco Bellacci

Domenica 1 ottobre, ore mezzanotte circa (il giorno dopo sabato)

Rientro in casa dopo una cena, sono leggermente ebbro, mi preparo per andare a letto dove mi aspettano i telecomandi del registratore e della tv. Ho una partita da vedere, una partita di cui non so nulla. Registrata, ma con l’emozione della diretta, non ho neanche portato il cellulare con me, casomai qualcuno avesse avuto voglia di commentare o esaltarsi o sfottermi. Era spento in casa, lo accendo e non arriva neanche un sms. Provo a interpretare il silenzio, ma possiede tutti quelli possibili che stanno dietro ad una partita di calcio. Tutto sommato escludo l’ipotesi del trionfo, chi chi mai condividerebbe il piacere del trionfo con sms? Al massimo una telefonata.

Ore 0,20

Sono pronto. play.

Ore 0,40

La partita è di una noia mortale, e io sono un po’ ciucco, aumento la velocità, anche al doppio e al triplo non succede nulla, la partita rimane bruttina e l’assenza di sonoro rende l’ambiente decisamente soporifero. Finisce il primo tempo. Boban, Collina e Porrà hanno la stessa espressione anche a velocità accelerata. Ho sonno, forse mi addormento (da buon insonne-catalettico, capita di non rendersi conto)

Inizia il secondo tempo e non sono sicuro che quello che vedo sia la partita oppure un sogno. Il senso è quello di una batosta importante.

Ore 1,20

Ho spento tutto, è buio, non ho sonno.

Ore 1,40

Non ho sonno, ma molto caldo, mi chiedo se la realtà, quella calcistica, sia brutta come mi è parsa, oppure sia stata ingigantita dal sonno.

Ore 2,00

Mi alzo, vado in terrazza e mi accendo un sigaro gigante, secondo logica dovrebbe rilassare e favorire pensieri positivi, per accentuare questa cerimonia rilassante accendo anche il lettore mp3 e affido la programmazione al caso.

Ore 2,10

Il sigaro tira benissimo, ho la bocca in fiamme, evidente segno che faccio passare poco tempo fra una boccata e un’altra, ergo la fase di rilassamento ha da venire. Oltretutto mi rendo conto che il mio lettore contiene musica veramente di merda e oltretutto molto triste.

Ore 2,30

Penso che l’obiettivo sia la salvezza;

concludo dicendo che è un obiettivo ambizioso.

zacchete IV

by Franco Bellacci

E’ come quando estrai l’auricolare dalla tasca dei pantaloni, che è un po’ appallottolato, tiri le estremità e in quel momento ti rendi che il filo non è abbastanza lungo per tenere la cuffia all’orecchio e il telefono ad un’altezza tale da non anchilosarti il braccio. Allora pensi che l’unica soluzione è quella di sciogliere i nodi, perché i tentativi di risolvere la situazione tirando i fili, in realtà l’hanno solo complicata. Con calma e metodo inizi a sciogliere i nodi, anche se all’inizio per ogni nodo sciolto, sembra che ne compaiano tre.
La vicenda Telecom, forse per assonanza, mi sembra più o meno uguale, uno prova a venire a capo di una questione e ne compare subito un’altra, che rimanda ad un’altra e così via, ci si perde senza capire nulla. Una situazione ideale per chi deve rimestare nel torbido.
Prendiamo il caso di De Santis, l’ex arbitro di calcio. Qualche giorno fa, ha denunciato di essere stato pedinato, una vicenda che lo ha “schifato”. Far pedinare le persone e in generale investigare su di loro non è certo una bella cosa, però se questo è servito a schifare” De Santis, almeno è servito a fargli sentire quello che settimanalmente provavano milioni di tifosi a vedere le sue performances arbitrali.
In tutto questo però vorrei capire una cosa, cosa c’entra tutto questo con le partite? In realtà lo so bene, in tutto questo caos dove le proprie ragioni ognuno se le fa a forza di apparizioni tv, articoli sulla stampa, rinfacciando le colpe altrui, il caos serve a creare quella zona vasta di grigio totale, dove tutto e tutti sembrano uguali. Per questo è fondamentale la memoria, che non servirà a salvare il sistema, ma almeno serve a capire che c’è chi vuole prenderti per il culo.
E io per fortuna, mi ricordo. Ricordo cosa succedeva in campo. Cosa sono stati gli ultimi anni nei campi di calcio. Oggi sembra tutto dimenticato, ma c’erano calciatori che godevano di totale immunità, metri completamente diversi, a seconda del colore delle maglie per cartellini gialli, rossi, rigori e punizioni.
Oggi tutto questo sembra dimenticato.
Anche perché a me sembra che questo non accada più, sicuramente non accade più con l’indecenza degli ultimi anni.
Se il campo però oggi sembra un mondo ripulito, sul resto non ci scommetterei. Le logiche su cui è stato strutturato il sistema di calciopoli sono per buona parte ancora in piedi: i diritti tv soggettivi, la demonizzazione dei tifosi, la mancanza di autorevolezza dei vertici, al di là del neocommissario FIGC che non conosco, media che per un grammo di share intervisterebbero anche Lucifero. Tanta roba per sperare in una svolta etica.
Intanto però il campionato va avanti. Il Toro ha pareggiato a Reggio Calabria. Senza voler tirare fuori la solita parafrasi di Armstrong (l’astronauta), pare che sia andata proprio così, almeno a sentire i calciatori, che però hanno avuto la bontà di dirlo a fine partita, a risultato raggiunto. Una sconfitta, a sentire loro, avrebbe avuto esiti drammatici.
Io, nei dieci minuti in cui la squadra era sotto di un gol, evidentemente ignaro degli effetti della sconfitta, mentre con un occhio guardavo i mondiali di ciclismo e con l’altro la partita, cercavo di trovare dei risvolti positivi e come al solito dovevo inventarmi delle balle.
Come dopo la sconfitta di Udine: è bene perdere – mi ero detto – dopo gli ultimi 4 mesi quando è successo tutto il desiderabile, è bene riprendere un contatto con la realtà. Anche se la realtà delle sconfitte la conosco benissimo.
Dopo la sconfitta con il Siena, mi ero affidato ai ricorsi: lo scorso anno la prima sconfitta interna fu ad opera di una squadra toscana, fu l’unica e fu il momento in cui il Toro prese la ricorsa per un finale trionfale. Domenica, forse per la distrazione del ciclismo, non mi veniva in mente niente.
Poi per fortuna ha segnato Comotto e il problema si è risolto da solo.
Domenica, anzi sabato, arriva la Lazio direi che è giunto il momento della prima vittoria, non è più il momento dei regali.

pillole di zacchete

by Franco Bellacci

Dopo 4 giornate L’Arezzo ha fatto zero gol e ne ha subiti zero: 4 partite, 4 zero a zero.

Zacchete III

by Franco Bellacci

Perché è sempre meglio dal vivo che su sky, perché così puoi stare in ufficio fino a tardi a fare quelle cose che richiedono concentrazione, perché per una sera uno può anche cenare leggero. Per questo e forse anche per altro che ora non mi viene sono andato a vedere Fiorentina – Parma.
Allo stadio mi rendo conto che per il clima più che settembre sembra aprile, metereologicamente non fa molta differenza, calcisticamente sì, a settembre si gioca la 3ª di campionato ad aprile la 33ª, e se a settembre si avverte il clima della 33ª vuol dire che è un clima di merda. Ieri 20 settembre ultimo giorno di un’estate terribile per i colori viola: dall’illusione della champions, l’entrata nello scandalo, la B, la A con penalizzazione, una sentenza sportivamente devastante accolta da una parte della tifoseria con dei festeggiamenti.
I tifosi sono confusi e preoccupati. I dirigenti sono scuri e perplessi, per la prima volta al completo in questa stagione, di fronte ad una tifoseria e una città che gli ha sempre garantito sostegno, ma che ieri ha inneggiato solo all’allenatore.
La Fiorentina di ieri deve fare molta strada per arrivare al livello di quella dell’anno passato, ma ci arriverà e comunque basterà anche meno per arrivare alla salvezza.
Il Toro pensavo che ieri facesse meglio, Jest, che ha visto la partita ha detto “così si può giocare a luglio”, “Comotto è tornato brocco”, “Zaccheroni non ci ha capito nulla” “la squadra è in confusione” “il 4-4-2 è un modello insostenibile che non lo fa più neanche il Barcellona” (me l’ha anche spiegato il motivo, il Jest [ho appena letto il referto del giudice sportivo e gli articoli sui nomi mi sono sembrati molto eleganti] che spiega i moduli con punti di forza e debolezza allevia anche una sconfitta inattesa), “siamo anche sfortunati”, “gli altri fisicamente stanno meglio” , “Fiore va a sprazzi”. Mi ha anche detto altro che non ricordo e altro che ricordo, ma sarebbe pleonastico aggiungere.

Zacchete II

by Franco Bellacci

Giugno 1983, IVª ginnasio, l’anno scolastico si sta stancamente avviando verso la fine, una mattina però un compagno di classe arriva con una notizia bomba: “mia mamma ha sentito alla radio che l’Udinese ha acquistato Zico”. Anche se la realtà è completamente cambiata è un po’ come se una mattina il vostro compagno di classe arriva a scuola annunciando che l’Ascoli ha acquistato Ronaldinho. Prendete per matto lui e chi glielo ha detto. Rispetto al passato però c’è una differenza, c’è Internet, ci sono i telefonini, le tv e radio private che fanno informazione continua.
Allora non c’era nulla di tutto questo, c’era il giornale radio della mattina, poi il telegiornale della Rai. In mancanza di conferme e considerando la notizia incredibile, prendemmo per il culo il compagno e sua mamma. Almeno fino alle 13 quando scoprimmo che la mamma non era briaca di mattina: l’Udinese aveva realmente comprato Zico.
In realtà l’acquisto non fu semplicissimo, la Lega bloccò l’acquisto, ad Udine ci furono proteste e siflate, persino l’intenzione di giocare nel campionato austriaco: “O Zico o Austria” queste furono le scritte che si potevano nei muri della città. Per fortuna non ci fu nessuna secessione, Zico arrivò e tutti si accorsero dell’Udinese.
Una volta tornato a casa il fuoriclasse brasiliano, l’Udinese tornò nell’anonimato e si fece notare per la fantasia di combinare il bianco e il nero delle loro maglie e poco altro. L’altro si può anche tacere, perché si è quasi sempre trattato di scandali, che hanno portato penalizzazioni e squalifiche.
E’ dalla metà degli anni novanta, che diventa una protagonista del campionato di serie A. La ricetta in apparenza è semplice (però visto che nessuno è ancora riuscito ad imitarla, è bene sottolineare apparenza): una rete di osservatori di primissimo livello e la capacità di ottenere il 100% dai calciatori. Ogni anno sempre la stessa storia. I friulano acquistano molti giocatori, soprattutto stranieri, li valorizzano e poi cedono i migliori, che non sempre altrove sono all’altezza delle aspettative. Un mio vecchio collega viola e di sinistra diceva “prima di comprare un giocatore dall’Udinese comprerei un auto usata da Berlusconi”.
Lo scorso per la verità non è andata benissimo, lo sottolineo perché un po’ l’avevo previsto, a mio avviso infatti la scelta di Cosmi come allenatore era stata infelice. Cosmi infatti sarà pure bravo, ma, per me in Friuli è come un alieno. Prima viene eliminata goffamente dalla Champions, poi l’esonero di Cosmi, quindi lo spostamento, senza successo, dal campo alla panchina dell’eterno Sensini e finalmente Galeone per scacciare l’incubo della retrocessione.
Quest’anno nuova rivoluzione e nuovi giocatori. Contro il Toro ha mostrato tutta la solidità che mi aspettavo, come il Toro, una buona capacità di costruzione, come il Toro, una bassa propensione agli errori difensivi a differenza del Toro e una buona efficacia sotto porta, sempre a differenza del Toro. La somma delle somiglianze e delle differenze dà un Udinese – Torino 2-0, non fa una piega.
Perdere dai bianconeri non fa mai piacere, però si sopporta, mercoledì però ne arrivano altri di bianconeri, perdere due volte sarebbe inaccettabile.
Chiudo l’argomento Toro parlando di De Carlo l’allenatore del Mantova, che sabato ha sollevato una polemica inutile. Dopo la vittoriosa partita con il Pescara ha detto: “complimenti all’arbitro , l’avessimo avuto l’anno scorso nelle due finali ora in serie A ci saremmo noi”. L’arbitro in questione ha annullato un gol al Pescara mentre gli abruzzesi erano in vantaggio uno a zero ad ha concesso un rigore al Mantova. Io non ho visto i due episodi, la gazzetta dello sport però avanza dubbi sull’annullamento. Certamente se l’arbitro annulla gol regolari agli avversari è più probabile che le cose vadano bene. Comunque sia è bene ricordare che nella due partite contro il Torino il Mantova ha calciato 3 rigori, ha giocato gli ultimi venti minuti dei supplementari in superiorità e inoltre negli stessi supplementari l’arbitro ha concesso come recupero per un solo tempo sei minuti, il record mondiale per un tempo supplementare, che è un po’ come se per un tempo regolare venissero dati 18 minuti. Io di arbitraggi parziali credo di averne una certa esperienza, però non ho mai visto un arbitro favorire una squadra e nel contempo dare i rigori agli altri, espellere uno nella squadra che favorisce nel momento cruciale e dare un recupero da record. Mi chiedo solo cosa avrebbero fatto questi arbitri se fossero stati a favore del Mantova, scendevano in campo con il mitra per sparare ai giocatori del Toro?
A Firenze si respira un brutto clima, mercoledì arriva il Parma, una vittoria darebbe quella serenità che in questo momento è fondamentale. Un risultato negativo risveglierebbe fantasmi neanche troppo lontani.

zacchete I

by Franco Bellacci

Quattro anni fa si chiamò “basta che non sia bianconero”, il racconto del campionato dal mio personale punto di vista. Quest’anno bianconero non dovrebbe essere e se lo sarà non sarà lo stesso bianconero. Le regole sono sempre le stesse finchè è un piacere va avanti, se diventa un peso si smette. Quattro anni fa si chiuse con il girone d’andata il Torino fece il suo peggior campionato di A di sempre.

Prima era tutto più semplice. L’ultima domenica di settembre finiva l’ora legale, pochi giorni dopo, il 1° ottobre iniziava la scuola e la domenica successiva il campionato di calcio. Il vero capodanno.
Poi è cambiato tutto, l’ora legale termina a fine ottobre, abbiamo smesso di andare e scuola (da un pezzo) e l’inizio del campionato è stato anticpiato fra la fine di agosto e l’inizio di settembre. Un inizio con data variabile, un po’ come nel capodanno cinese, comunque sia è l’ultimo riferimento.
Il capodanno e poi quest’anno in A c’è anche il Toro, dopo 3 anni di assenza e un fallimento, più che un capodanno una rinascita.
Il capodanno, la rinascita e un ritorno. Quest’anno infatti si torna al vecchio stadio, dopo 16 anni si torna a quello che un tempo si chiamava Comunale e oggi si chiama Olimpico, fra un po’, forse, si chiamerà “Grande Torino”, un nome stupendo anche se basta visitarlo una volta per dire che l’aggettivo grande a quello stadio non è quello che gli sta meglio.
Io l’ho visitato insieme a Jest, il giorno dopo la finale dei playoff, per entrare avevamo concordato una fine strategia, nel caso qualcuno ci avesse fermato per chiedere cosa stavamo facendo, avremmo detto che eravamo o tecnici del Comune, o ispettori Fifa, o agenti Uefa, o quelli del prato oppure tecnici delle luci. Una strategia inutile, perché nessuno ci fermò. Prima entrammo in una sorta di ambulatorio poi, finalmente, trovammo la strada delle tribuna e raggiungemmo quella che un tempo si chiamava “curva Filadelfia” quella dei gobbi. Piccolo sì, senza prato allora, ma era sempre il luogo dove avevano giocato Meroni, Ferrini, Pulici, era il posto dove in 220 secondi si segnò tre gol ai campioni juventini. Insomma un posto così non ti viene naturale criticarlo e siccome qualche critica la facemmo probabilmente c’era qualcosa che non andava.
La prima giornata prevedeva Torino – Parma. Per quelli come me che hanno cominciato con il campionato a 16 squadre, il nome Parma non è di quelli che fanno paura, anche se oggi è la quinta squadra con la più lunga anzianità in serie A. E anche oggi è non fa paura, qualche anno fa sì, quando il nome Parmalat suscitava rispetto, non come oggi che suscita tenerezza a tutti meno che agli ex-azionisti.
Un po’ di paura a me la faceva il tecnico Pioli. In questi anni infatti, il Toro ha avuto tre bestie nere, oltre a Romero: come squadra il Piacenza, come giocatore Mascara, come allenatore Pioli. Una squadra, un allenatore un giocatore che trovavano sempre il modo di fregarci.
E anche domenica sembrava che le cose dovessero finire così . Una partita che il Toro sembrava in grado di vincere, che voleva vincere, ma che ha seriamente rischiato di perdere. Da un momento all’altro sembrava che stesse per arrivare il gol, sensazione giusta quella del gol per l’aria, soltanto a segnare sono stati gli altri. Per fortuna la squadra non si è persa d’animo ed è ripartita alla ricerca del gol, che finalmente è arrivato. Partite così mi sembrava di averne viste altre lo scorso anno con l’Arezzo, qualche anno indietro con il Venezia e l’Atalanta. Queste partite sono continuate così, il Toro dopo il gol si galvanizzava buttandondosi in avanti alla ricerca del gol vittoria è finiva sempre che segnavano sempre gli altri. Domenica per fortuna è successo che il nostro gol è arrivato troppo tardi per buttarsi tutti in avanti e prendere il secondo gol.
Il gol del Torno l’ha segnato Stellone, ma il protagonista è stato un altro, né il giapponese Oguro, né il campione del mondo Barone, ma Comotto il figliol prodigo. Comotto l’avevo lasciato al termine del campionato 2004-2005 nella semifinale di ritorno dei playoff, contro l’Ascoli, il Toro aveva appena segnato e lui invece di esultare, aveva pensato bene di prendere a sputi un calciatore dell’Ascoli. L’arbitro lo vide e lo espulse. La conseguente squalifica gli pregiudicò la possibilità di giocarsi la finale con il Perugia, poi il successivo fallimento lo aveva sciolto del vincolo con la società. Quando si trovò a scegliere dove andare scelse proprio l’Ascoli. E lì lo scorso campionato è migliorato tanto. Domenica è stato il migliore.