mortadella e melone

by Franco Bellacci

Ieri mattina alla cooperativa di consumo, la coop insomma, al banco degli alimentari, una signora di mezza età chiede :
– “due etti di melone”
sguardo perplesso della commessa, uno, due secondi, poi la risposta:
- “signora, lo trova intero al reparto frutta”
Risposta che fa spostare la perplessità dagli occhi della commessa a quelli della signora, che ovviamente pensa “ma cosa mi dice questa, vorrebbe dirmi che il melone lo trovo insieme alle pesche e le albicocche, non l’ha visto che ce l’ha dietro”.
L’impasse viene superato grazie all’intervento di una voce esperta:
– “la mortadella, vuole la mortadella!”

Alla perplessità della ragazza e al disorientamento della signora, aggiungo la mia indignazione, non contro la giovane ragazza, magari assunta solo per il periodo estivo, ma contro chi l’ha formata in modo evidentemente inadeguato. Se devi mettere una persona dietro il banco degli alimentari non è sufficiente spiegargli come si affetta il prosciutto, è necessario spiegargli il nome delle cose che deve vendere.

In tutto questo, va detto che il vohabolario del vernacolo fiorentino aiuta solo a metà spiegando che quella cosa che nel resto d’Italia si chiama melone, qua si chiama popone. Ma non dice che quella cosa che qua si chiama melone è appunto la mortadella.

Annibale l’incisano

by Franco Bellacci

Due pagine, due belle pagine ieri sulla Nazione, hanno raccontato il passaggio di Annibale da Incisa.
Qui la prima.
Qui la seconda.

Imposte e tasse locali

by Franco Bellacci

In quest’articolo si racconta che le imposte e tasse locali più alte della Provincia di Firenze le pagano i figlinesi.

Festivaldarno

by Franco Bellacci

Lo scorso wekend a Figline si è svolto un festival musicale festivaldarno, e ovviamente, come sempre, c’è che chi ha avuto da ridire sulla direzione artistica del festival. Questo per la verità non deve sorprendere l’indole valdarnese è tale, che ci sarebbe stata polemica anche di fronte ad un festival con la partecipazione gratuita degli U2, i Radiohead, i Coldplay e altri gruppi di questo livello.
Di fronte al festivaldarno in realtà la polemica aveva un po’ più ragione di esistere e questa insisteva molto sul fatto che l’organizzazione avrebbe impostato il programma orientandolo molto a sinistra. E quindi, la tesi di chi ha avuto da ridire era quella che, per questo motivo, non dovevano essere utilizzati soldi pubblici per organizzarlo.
Io non la penso così oggi senza un aiuto esterno, che spesso non può che essere quello pubblico, non è possibile organizzare quasi niente in ambito culturale e /o musicale. Artisti od eventi in grado di autofinanziarsi completamente sono veramente pochi.
Al di là di questo, io non trovo sbagliato che venga finanziato un festival con una determinata impronta ideologica, se questo non è il motivo esclusivo del finanziamento, e se comunque non si dimostrano preclusioni per eventi magari orientati diversamente, e, ma questo è scontato, se l’evento comunque ha un valore.
L’altra questione, a mio avviso fondamentale, è che l’evento poi non deve essere totalmente a carico di un finanziatore esterno, una parte, almeno il 20%, 30%, dei costi devono essere coperti dagli organizzatori. Far assumere una componente di rischio a chi organizza è la dimostrazione migliore che gli organizzatori credono in quello che stanno facendo. Anche perché ai DDR (uno dei gruppi di punta del programma) io gli posso riconoscere il diritto di rivolta, ma non mi torna che gliela debba pagare per intero io.
Per quanto riguarda il festival specifico, non so quanto sia costato al Comune di Figline, né se ha seguito la buona regola di chiedere un autofinanziamento agli organizzatori (mi immagino di sì) posso giudicare solo il manifesto e posso dire di trovarlo molto brutto, ma non escludo che dietro un manifesto brutto possa nascondersi un festival interessante.

Quando da queste parti arriva il caldo, la soluzione più pratica e veloce è quella di fare un giro dalle parti di Vallombrosa o, meglio ancora della Secchieta. In meno di mezz’ora si passa dai 100 metri di altitudine ai 1.500 trovando una frscura confortevole.
Oggi pomeriggio approfittando della festività patronale e del caldo da bollino rosso (ma neanche più di tanto) ci ho fatto un salto.
E purtroppo ho avuto una sorpresa negativa: la strada. Arrivare in Secchieta ormai è un’impresa ai limiti dell’eroismo o dell’autolesionismo, se preferite. Quegli 8 chilometri che da Vallombrosa arrivano in Secchieta presentano dei crepacci di una dimensione tale, che se non vengono affrontati con la massima concentrazione, possono inghiottire una persona e il suo mezzo a due ruote e farlo sparire nel nulla.
Tantochè quando ero lì, ho chiamato un mio amico per avvertirlo “se non dovessi dare notizie nelle prossime 24 ore, non è che sono fuggito, venite a cercarmi nella strada tra Vallombrosa e Secchieta”.
Non so se chi l’ha visto c’è ancora, però fossi uno di loro un passaggio per quella strada lo farei, non posso escludere che dentro quelle buche qualche persona scommparsa possa trovarsi lì.

Giovedì scorso nonostante tutti gli indicatori (ad eccezione di quello della temperatura che indicava un piratesco 37,0) e la logica invitassero a fare il contrario, sono tornato al lavoro. Del resto, anche gli argomenti che mi invitavano ad alzarmi dal letto erano comunque importanti: Brunetta, ad esempio, da quando aveva annunciato il suo manifesto, io di fatto non ero più andato al lavoro, e io non volevo che prendesse le mie assenze come una cosa personale.
C’era poi anche un’altra cosa, giovedì nel tardo pomeriggio, alla Feltrinelli, veniva presentato il libro Gli interessi in comune di Vanni Santoni (altresì noto come Sarmizegetusa), che non parla come qualcuno potrebbe credere di una lobby che lavora all’interno di un’amministrazione locale, ma racconta l’epopea di un gruppo di ragazzi valdarnesi, per lo più figlinesi.
Ebbene quando sono arrivato, insieme alle mie domande da porre all’autore, mi sono portato una situazione clinica decisamente peggiorata, rispetto alla mattina. La presentazione era in corso, ma io non ho potuto fare altro, che prendermi il libro, rinunciare alle domande e alla dedica e andare verso casa.
Ora sono circa a metà del libro, ed mi trovo in una di quelle situazioni in cui da un lato vuoi correre nella lettura, dall’altro non vuoi bruciarti qualcosa che ti sta piacendo con una lettura superficiale. Insomma, è una storia che prende. Non nascondo che un po’ potrebbe essere l’effetto Valdarno a rendermelo particolarmente gradevole. Non credo però sia solo questo, il punto è che la vita di questi giovanotti, nei dodici anni circa di storia che attraversa la storia è raccontata proprio bene.
Insomma per farla breve, se siete figlinesi o valdarnesi, non fatevelo sfuggire, se Figline e il Valdarno in genere non sapete neanche dov’è, è uguale, leggetelo lo stesso, perché raramente capita di leggere qualcosa di scritto così bene sui giovani, e quando capita questi si chiamano Jack, Sam o Charlie.

La domanda non era se sarebbe successo, ma quando. Era solo questione di tempo: il pestaggio di alcuni cittadini stranieri. Il clima di questi due mesi dove nell’immaginario collettivo si è insinuato il dubbio che l’origine di ogni male italiano sia da addebitare agli stranieri ha dato i suoi primi frutti. Non mi sorprende che sia accaduto in un paese di provincia, dove le politiche dell’accoglienza sono molto timide e si pensa che l’installazione di tre telecamere sia la soluzione, che è come pensare di curare una frattura con una radiografia.
Mi inquieta solo una cosa, che il paese dove cinque ventenni hanno preso a bastonate due stranieri sia uno dei miei paesi.

amministrazioni che sbagliano

by Franco Bellacci

E’ vero che ormai il livello di tolleranza è prossimo allo zero e che ormai è diventato difficilissimo distinguere la rivendicazione giusta dalla lamentela gratuita.
A volte però, la rivendicazione è sacrosanta. Questo è uno di questi casi.
Ieri mattina dovevo andare in banca. Nella piazza del paese limitrofo, dove contemporaneamente si svolgeva il mercato, Era un po’ problematico, però dovevo andare.
Dopo un chilometro, dei cinque che dovevo percorrere, la coda. “Quanta gente va al mercato?” mi chiedo. Dopo un quarto d’ora, sono ancora fermo. Dopo mezz’ora avrò percorso 500 metri. Mi immagino che sia successo un incidente, prendo atto che siamo praticamente fermi e quindi, seppur a malincuore, rinuncio.
Oggi scopro che non era successo nessun incidente. Era invece successo che qualcuno aveva deciso di asfaltare un tratto di strada abbastanza lungo il martedì mattina (il giorno del mercato, quindi il giorno in cui si sommano alcune strade chiuse e aumento delle auto in circolazione).
Eppure per evitare disagi a qualche centinaia di persone sarebbe bastato poco. Sarebbe bastato inserire nel capitolato il divieto di effettuare i lavori il martedì. Come pure sarebbe bastato predisporre un minimo di informazione, che segnalava i lavori in corso ed i disagi, no avrebbe eliminato il problema, ma avrebbe alleggerito di molto i disagi.
Fra il poco che poteva essere fatto e il nulla che invece è stato fatto, ci passa il confine fra il rispetto e la mancanza di rispetto per i cittadini.

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Caesar ventum est

by Franco Bellacci

Queste immortali parole mi risuonavano nella testa mentre mi trovavo sul tratto Firenze Sud – Incisa verso pochi minuti fa.
Forse perché il vento che sbatacchiava la mia auto mi ha fatto pensare a quella frase che un giovane studente del ginnasio che ho frequentato anche io, tradusse in “Cesare c’è vento!”. In realtà visto che non è mai stato identificato con certezza lo studente, sono più propenso a credere ad un leggenda metropolitana.
Oppure perché mi era appena arrivato l’urlo di battaglia del mio amico G: “quando c’è da difendere l’onore del paese lasciamo da parte il giocoliere Kakà e il fromboliere Pato e affidiamoci a Francesco, che stasera, 2000 anni dopo il suo antenato Caio Giulio Cesare, conquisterà l’Iberia.”
Per chi non ha fatto latino, tradurre “Caesar ventum est” in “Cesare, c’è vento” è una cosa che non avrei fatto neanche io, che in latino non ero proprio il primo della classe. La traduzione comunque sarebbe “Arrivò Cesare”.

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Il mistero di Luigi

by Franco Bellacci

google immagini ci aiuta cosìUno degli ultimi commenti è “a Figline non vengo più” firmato Luigi.
Nessun link, nessuna spiegazione, quindi la domanda è naturale? Chi è Luigi e perché non andrà più a Figline?
Noi possiamo solo formulare delle ipotesi.
Sarà un figlinese emigrato che ha deciso di tagliare i ponti con il passato? Oppure è un fiorentino, o aretino, piuttosto che lucchese che a Figline ha subito una batosta amorosa e ora vuole stare lontano dal paese?
Magari è una persona superstiziosa, che mentre si trovava a Figline ha ricevuto una brutta notizia e teme tornandoci di nuovo, che si ripeta?
Oppure a Luigi è stato notificato un foglio di via dalla Questura, che gli intima di non entrare nel territorio comunale? In questo caso ci sarebbe del torbido.
Oppure in questa fase di antipolitica è semplicemente un cittadino convinto che l’amministrazione figlinese usi le risorse in modo un po’ disinvolto e lui standone lontano vuole comunicare il suo dissenso?
Queste sono solo possibilità, nessuna risposta certa, solo Luigi può, se vuole, sciogliere il mistero.

Aggiornamento: Ho capito di quale Luigi si tratta: un bidonaro. Visto che negli ultimi 5 mesi, ha già rimandato 2 volte, il suo appuntamento. Considerato però la compagnia che gli sarebbe toccata questa volta, insomma proprio tutti i torti non glieli posso dare.

il treno

by Franco Bellacci

treno Forse è la volta buona che posso tornare a prendere il treno per andare al lavoro. Da dicembre infatti, almeno da quello che ho capito, dalla vallata partirà un treno ogni quarto d’ora, non ci saranno più quindi gli enormi buchi di oltre un’ora.
Questa offerta nella linea lenta pare nasconda un’insidia, cioè che presto sarà cancellata la linea veloce che consente di effettuare la tratta Figline-Firenze Campo Marte in 15 minuti, cioè nessun regionale percorrerà più la tratta della direttissima Figline – Firenze Rovezzano. Per la verità di questa cancellazione si parla praticamente fino dall’istituzione del servizio, cioè da quasi 20 anni, tanto da far pensare ad una leggenda metropolitana. Questa volta però la voce arriva direttamente dall’interno di trenitalia ed è una voce autorevole.

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Mettendo insieme due paesi: Figline (il paese più grande) e Incisa (il paese con più storia, cultura e tradizioni) il Totocalcio si può giocare solo in una ricevitoria, oltretutto nel paese demograficamente meno popolato.
Considerato che per quarant’anni ha mantenuto in piedi la baracca dello sport italiano, un maggiore rispetto sarebbe il minimo.

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verità storica

by Franco Bellacci

Rumiz, che quest’anno su Repubblica ha narrato le vicende di Annibale in Italia, finalmente ha fatto chiarezza su un forte elemento di discussione qua in Valdarno: Annibale ha attraversato l’Arno all’altezza di Incisa, sul ponte che poi è stato chiamato Ponte di Annibale. Lì ha perso l’occhio. E un gruppo di cartaginesi si è fermato lì fondando appunto Incisa.

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il nostro uomo ICE

by Franco Bellacci

Qualche settimana fa si è parlato molto del numero ICE da inserire nella rubrica del cellullare. ICE è l’acronimo per In Case of Emergency, in pratica è il numero che in una situazione, appunto, di emergenza, i soccorritori dovrebbero contattare.
Al della fondatezza della notizia, quando la notizia iniziò a circolare io non avevo dubbio su che numero inserire, che poi è lo stesso che avrebbero inserito molti altri miei amici. Sì perché c’è un gruppo di persone, che se ha non un’emergenza, ma anche un semplice problema chiama sempre la stessa persona: serve un furgone? a tutti viene in mente lui. C’è un problema informatico? Gli altri chiamano lui (io di solito faccio da solo). Serve una spezia particolare per una cena dove dobbiamo fare colpo tipo il pepe del Kentucky? prima di tutto chiamiamo lui.
Il video qui sotto lo ritrae in un’attività nuova, nata sempre per un’esigenza. Al gruppo infatti mancava uno che sapesse usare le bandiere e per questo non ha esitato ad abbandonare la chiarina.

Non c’entra nulla con il resto. Come si può vedere al minuto 4,18 del video, il gruppo, oltre all’indifferibile obbligo morale e storico di dotare di cappello le chiarine, ha chiaramente bisogno di un palafreniere.

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Io previsore

by Franco Bellacci

Neve marzolina la vien dalla sera alla mattina.

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Le indagini per  capire, se la zona dove insiste casa che vorrei acquistare sarà preso raggiunta dal segnale adsl, proseguono. Ecco gli aggiornamenti.
Assessore comunale alle nuove tecnologie, interrogato mia amica, tale MP, ha risposto con queste parole “l’adsl arriverà via etere entro un mese e mezzo.”
Il responsabile dell’azienda che sta realizzando il progetto provinciale, contattato personalmente, mi ha detto che la loro priorità è la copertura delle zone industriali non raggiunte dal segnale.
Il Sindaco, che ho incrociato sabato, mi ha detto che molto presto arriverà il segnale Telecom.
Insomma, c’è molto ottimismo istituzionale, anche se forse le idee non sono chiarissime.
Stefa che ho trovato a Firenze venerdì, invece mi ha parlato molto bene di skypho, a dispetto del nome infatti pare funzioni molto bene, lui lo utilizza in quel di Vaggio. A dire la verità la pagina che illustra la copertura non è di lettura immediata, non si capisce se il segnale è disponibile ovunque o meno. Stefa sostiene di sì.

Autumnia

by Franco Bellacci

Quando nell’estate del ‘97 Angelo raccontò della sua idea di Autumnia, fu guardato come si guarda un marziano, i suoi colleghi politici pensarono a uno dei tanti mercatini della trucia che popolano la penisola nel fine settimana. I tecnici dissero che un’idea del genere era impraticabile, a meno che non si installasse nella piazza dove doveva tenersi il mercato, cioè la piazza centrale del paese “una fontanella accanto ad ogni banco”.
Nonostante tutto portò avanti la sua idea e a novembre del ‘97 ci fu la prima edizione di Autumnia. Da allora si ripete ogni anno, sempre più riuscita, con un numero sempre maggiore di espositori e di visitatori.
Oggi è uno degli eventi di maggiore successo di tutto il Valdarno e i Valdarnesi lo sentono già loro, tanto che girando per i banchi si sente dire  “era meglio quello di anno”, un chiaro segno di affetto tutto valdarnese.

Uno dei peggiori effetti collaterali del codice da Vinci non è l’aver fatto produrre un film mattone, che se uno vuole non lo guarda e la qestione è risolta in partenza, è quello di aver sputtanato definitivamente o quasi i romanzi storici. Se prima del codice infatti un romanzo storico aveva di per sé un po’ d’autorevolezza, ora non sappiamo più cosa abbiamo davanti. Ed è un peccato, è infatti uscito “Vita segreta di Pico” che, da quello che si dice dovrebbe contenere la risposta al quesito su chi abbia avvelenato Pico della Mirandola. Il punto però è questo: sarà frutto di una ricerca storica rigorosa oppure il frutto delle fantasie degli autori? La questione da queste parti è tutt’altro che oziosa, uno infatti dei papabili avvelenatori è Marsilio Ficino. Ficino, qua non è solo un filosofo con la fissazione di Platone, è anche l’orgoglio dei figlinesi. che soffrono già abbastanza i prestigiosi concittadini dei paesi confinanti: Masaccio per il paese a sud, Annibale e Petrarca per il paese a nord. Se scoprissero di essere eredi di un assassino invece che della tradizione neoplatonica, per loro sarebbe un colpo durissimo.

quanto facciamo schifo?

by Franco Bellacci

Italia: 61,4
Toscana: 71,0
Prov. Firenze: 75,60
Incisa: 79,48
sezione: 83,04. Se però Incisa è, in tutto il Valdarno Fiorentino, il paese che ha risposto meglio, purtroppo la mia sezione non è stata la migliore, infatti a Donnini (sez. di una frazione di Reggello) hanno fatto meglio, facendo arrivare il NO all’84,87%.

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