Visto che Luca Sofri (post del 5 settembre titolo da ridire, il permalink non funziona) ricorda gli argomenti dei detrattori di Scalfarotto, io riporto i punti di forza dello stesso – ha un blog; – più candidati ci sono più sono vere le primarie; – lavora all’estero; – mi piace quello che dice nelle interviste.
Alle primarie del centrosinistra in programma il prossimo 16 ottobre i candidati saranno Prodi, Bertinotti, Pecoraro Scanio, Di Pietro, forse Mastella, Sgarbi e Scalfarotto. Nelle ultime due settimane i giornali e i blog ( blog notes, Mantellini, Kurai, Wittgenstein) hanno parlato molto della candidatura di Scalfarotto, l’uomo nuovo.
Le ragioni per cui è stato dato molto spazio a questa candidatura sono semplici, Scalfarotto ha molte qualità per piacere a molti. Piace a tutti quelli che credono che le soluzioni ai problemi complessi stiano nella testa di una sola persona, piace a tutti quelli che credono che i leaders politici dovrebbero cambiare ogni anno come i partecipanti al grande fratello, piace a tutti quelli a cui non piacciano i partiti e i politici. Piace a tutti quelli che credono che Blair e Zapatero siano nati a 43 anni spuntando dal nulla. Piace perchè la sua battaglia a molti ricorda quella del David contro Golia.
Sinceramente non vedo altre caratteristiche positive, quelle che sarebbero necessarie per far sì che lui dovrebbe essere scelto prima per guidare il centrosinistra nella competizione elettorale e poi per governare l’Italia.
Intendiamoci, potrebbe anche averle le qualità ncessarie: competenza, capacità d’ascolto, di far sognare e di sintesi, autorevolezza e carisma. La sua storia però non le mette in mostra, infatti di lui non si sa null’altro del suo lavoro in banca, che 10 anni fa ha scritto una lettera a Repubblica e che guida un circolo con un centinaio d’iscritti.
Un po’ poco per la verità, unita al fatto che l’umiltà, altra dote fondamentale in un leader, quella gli manda di sicuro, se è vero che gl iè bastato che un paio di persone gli dicessero di candidarsi alle primarie per farlo davvero.
A me sinceramente pare l’antipolitica, un antipolitica di valori, certamente, ma nulla che abbia a che vedere con il governo di una paese.
Io non firmerò la sua candidatura (come eletto del centrosinistra certificare quelle raccolte e in casi di bisogno lo farò volentieri) e non lo voterò nel caso riesca a raccogliere le firme. Per votare Prodi non avrò bisogno di turarmi il naso perchè ritengo fra tutti i candidati quello più adatto alla contesa elettorale e per guidare il governo.
Quello che è evidente ormai da anni è che l’istituto referendario in Italia è ormai definitivamente inutilizzabile. Ormai è impensabile che la volontà abrogativa di una qualunque legge possa coinvolgere il 50 per cento della popolazione.
Quindi se non si vuole lasciare in piedi un istituto esclusivamente teorico, non sarebbe male pensare ad una revisione della Costituzione.
Del resto quando i Costituenti scrissero la Carta, la realtà era completamente diversa: il voto era un dovere e non un diritto. Rispetto ad allora ci sono gli autoesclusi dalla vita politica un numero in costante aumento che sta arrivando ad un quarto della popolazione. Inoltre oggi, ci sono quelli che hanno difficoltà ad esercitare il diritto, gli italiani all’estero, l’alto numero italiani che sono domiciliati lontano dal luogo di residenza. E, da non sottovalutare, l’allungamento della vita media, che, per fortuna, ha riempito le liste elettorali di un numero di vecchietti, che hanno difficoltà a recarsi alle urne.
Insomma se nel 1947 una consultazione dove si recavano al voto era un fallimento, oggi non è più così. Tanto per essere chiari, le elezioni suppletive, ma anche i ballottaggi per l’elezioni dei Sindaci non vanno molto meglio, quasi mai hanno percentuali superiori al 50%, ma nessuno pensa che quei parlamentari eletti abbiano una minore legittimazione o ad annullare l’elezione.
Quindi oggi sarebbe giusto pensare di modificare la Costituzione, abolendo il quorum.
C’è poi un’altra modifica necessaria, 500.000 firme nel dopoguerra era un numero di tutto rispetto, in un’Italia che non aveva i mezzi di comunicazione odierni. Oggi il numero, secondo me, andrebbe almeno triplicato. Certamente in questo constesto bisognerebbe fare in modo che la Corte Costituzionale si pronunci prima della raccolta.
C’è poi un ultimo aspetto, la Costituzione vieta il referendum sui trattati sopranazionali. Nel dopoguerra questa scelta aveva un senso, allora però l’Europa, l’Unione Europea, era forse solo nella testa di De Gaspari. Oggi però la realtà è completamente diversa. Consentire al popolo di esprimersi su questi temi credo sia doveroso.
Ricapitolando: eliminazione del quorum e del divieto di sottoporre a referendum i trattati internazionali, aumento del numero delle firme.