Brunetta, ancora lui, lo scorso venerdì ha presentato 100 casi di eccellenza della pubblica amministrazione. Di queste 100 esperienze, ne conosco qualcuna, soprattutto ne conosco molto bene due.
Quello che posso dire è che sicuramente questi due progetti hanno migliorato di molto il livello dei servizi ai cittadini e hanno permesso un notevole risparmio di costi.
La seconda cosa che posso dire è che, secondo me, se ci fosse stato Brunetta ministro quando questi progetti hanno preso il via, questi non avrebbero mai visto la luce.

Parlo ancora di Brunetta, prima però vorrei rassicurare che non è diventata la mia fissazione. Io a Brunetta ci penso molto poco il punto è che i motori di ricerca inviano qui molte richieste.
Le richieste che arrivano ultimamente riguardano la legge 104, quella che regolamenta i permessi in presenza di handicap e sulla donazione del sangue.
La norma in realtà è molto chiara: i disabili possono continuare a prendere i 3 giorni al mese (o 2 ore al giorno) senza nessuna decurtazione, chi invece ha figli o genitori disabili e/o invalidi può continuare a prendere i 3 giorni mensili di permesso, ma su questi sarà applicata la decurtazione dello stipendio.
Questo è quello che dice la legge ed è oltremodo ribadito dalla circolare 8 del 5 settembre.
Come pure rimangono oggetto di decurtazione i permessi presi in seguito a donazione del sangue. Infatti nonostante le dichiarazioni di Brunetta, il decreto non è stato modificato e la stessa circolare riporta questo capolavoro di paraculaggine “il Dipartimento della funzione pubblica intende promuovere delle iniziative normative per evitare discriminazioni o compromissioni alle importanti attività in questione che sono il frutto di ammirevoli atti di solidarietà.”
A memoria mia è la prima volta che leggo in una circolare un’intenzione. Le circolari servono per chiarire gli ambiti applicativi delle norme e sono emanate a favore degli organi subordinati.

  • Published:Luglio 24th, 2008
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Stanno arrivando un questo sito molte persone che cercano informazioni sulla questione della decurtazione dello stipendio, così come è stata prevista dall’art. 71 del decreto 112.
Qui hanno trovato un punto di vista.
Chi cercava informazioni sull’applicazione però è rimasto deluso. L’aran, per quanto pilatescamente, altrimenti non sarebbe l’aran, relativamente al comparto regioni-enti locali, ha emanato una nota di chiarimento. Dove fa un elenco delle 12 voci oggetto di decurtazione.
La nota dell’aran eccola qui. Chi non ha voglia di leggerla la voci sono in fondo.
Se poi qualcuno ha bisogno di qualche delucidazione, può scrivere, se conosco la risposta, rispondo.

Cazzola e la matematica

by Franco Bellacci

Oggi su “Quotidiano nazionale” (la nazione, il resto del carlino, il giorno) è comparso un articolo a firma di Giuliano Cazzola, parlamentare del pdl e vice presidente della Commissione lavoro. In quest’articolo riprendeva dei presunti dati istat secondo cui nel periodo 2000-2007 nel settore pubblico le retribuzioni sono cresciute del 35%, mentre nel privato sarebbero cresciute del 20%.
Non so come siano andate le cose nel privato, nel pubblico sicuramente non sono cresciute del 35%, ve lo può dire chiunque lavori in quel comparto. Lo dicono soprattutto le cifre, nel periodo in questione sono cresciute del 23/24%.
La cosa sarebbe anche divertente se il clima fosse un po’ migliore. In un clima dove le tensioni sociali sono già abbastanza sviluppate non c’è bisogno di articoli come questi che alimentano la tensione senza motivo.
Per questo ho scritto una mail all’onorevole Cazzola. Clicca sotto per vedere la mail

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Una doverosa premessa, l’argomento che sto per toccare le decurtazioni dello stipendio in caso di malattia è argomento che mi riguarda direttamente. Questo prima che qualcuno mi accusi di sostenere la tesi che questa misura è sbagliata perché mi riguarda. Chiarisco che la misura mi riguarda e che comunque la misura è sbagliata.

Dunque sempre per chiarire questa misura non riguarda tutte le voci dello stipendio, la parte fissa rimane comunque erogata per intero, quello che viene abbattuto per 1/26 per ogni giorno di malattia è la parte variabile, quella legata al particolare tipo di lavoro che fa una persona: l’indennità di responsabilità, l’indennità di rischio per chi svolge particolari funzioni ecc.

La riflessione immediata fa pensare che la decurtazione è giusta, se la parte variabile dello stipendio è legata alla prestazione sia che si tratti di assumersi una responsabilità piuttosto che un esposizione al rischio, viene immediato concludere che se una persona non lavora un giorno, quella parte di stipendio legata alla prestazione non dovrebbe essere erogata. Un ragionamento che apparentemente non fa una grinza, ma che in realtà va guardato da un altro punto di vista.

Pensiamo ai dirigenti e comunque ai responsabili, se mancano un giorno è vero che loro non potranno svolgere la loro funzione gestionale, ma è altrettanto vero, che nessuno in caso di assenza di un giorno li sostituirà assumendosi la responsabilità che spetta a loro, quindi al loro ritorno al lavoro avranno solo più lavoro da svolgere.

Un po’ diverso è il ragionamento da fare per le varie indennità di rischio. Pensiamo ad esempio a quella che hanno le forze dell’ordine. E’ vero che se un giorno non lavorano in teoria non “rischiano”, in realtà le cose stanno così: intanto chi ha la qualifica di pubblica sicurezza ha dei doveri di cui non si può mai spogliare e quindi non si capisce perché in caso di malattia si dovrebbe creare questa fattispecie di diminuzione di diritti. Poi c’è un altro aspetto. E’ ormai prassi consolidata per Aran (il soggetto che rappresenta il governo) e sindacati al momento della sottoscrizione dei contratti far convergere sulle indennità di rischio, sicurezza ecc. risorse, invece farle confluire sulla parte fissa di stipendio. Questo per semplificare la stipula del contratto. Questa cosa può non piacere ma è una pratica che va avanti da svariati contratti si tratta di un patto tacito che oggi viene violato unilateralmente dal governo. E’ una scorrettezza.

Questa misura poi non è solo ingiusta, ma ha anche degli aspetti pratici sui cui invito a riflettere. Io sono certo che diminuiranno le assenze, ci saranno molti certificati in meno di malati finti, ma anche molti certificati in meno di malati veri, che preferiranno andare a lavorare piuttosto che starsene a letto, parlo di medici, carabinieri, poliziotti, autisti di scuolabus pompieri ecc.. Mi chiedo se voi vi fareste operare volentieri da un chirurgo con 40° di febbre? Oppure se sareste contenti di sapere che vostro figlio è su uno scuolabus guidato da un autista con l’influenza?

L’ultima cosa è una valutazione sulle parole del ministro “premierò l’impegno”, “pagare di più i migliori”, qui non c’è niente di tutto questo come al solito, è sempre il solito, appunto colpire nel mucchio per avere un po’ di attenzione dei media.

Brunetta e la visita fiscale

by Franco Bellacci

Io per qualche anno ho fatto un lavoro in cui inviavo le visite fiscali. Posso dire questo: – le visite fiscali costano al datore di lavoro. Nel 2004, se non ricordo male, costavano poco meno di 26 euro, il corrispondente di 50.000 lire – in 5 anni non ho mai visto una visita fiscale annullare una malattia. Però ho visto visite fiscali allungare la prognosi.

Il primo è un fatto oggettivo di cui bisognerebbe tenere conto, il secondo è un dato basato sull’esperienza.

A questi due fattori, aggiungo una mia valutazione sulla obbligatorietà della visita fiscale nelle malattie di un giorno.
Mi rendo conto che le malattie di un giorno destino sospetti, nella pratica però questa misura non la trovo utile, anzi.
Un medico fiscale infatti se in seguito ad una visita reputa che la persona possa lavorare, quello che può fare è sospendere il certificato e dire al “non più malato” di tornare al lavoro il giorno seguente. Cioè la stessa cosa che diceva il certificato originale (sulla base di questo c’è anche da chiedersi se una pa, che sulla base della legge 241/1990 deve attenersi al principio di economicità, può sistematicamente attuare misure palesamente antieconomiche? La 241 è legge di carattere generale quindi superiore come valore di un decreto).
Per cui se è una misura assolutamente priva di effetto pratico, possiamo chiederci a chi giovi questa scelta.
Io avanzo un’ipotesi, se i certificati di un giorno fossero un milione l’anno, tutta l’operazione costerebbe circa 26 milioni di euro. 26 milioni di euro per stare un pomeriggio in home page dei siti di informazione e guadagnare la prima pagina dei quotidiani del giorno dopo. Tutto sommato ci sono campagne pubblicitarie che costano anche di più. La campagna promozionale del film l’incredibile Hulk sono certo è costata di più. Soltanto quella l’hanno pagata i produttori, questa tutti noi.

Io credo davvero che uno dei problemi dell’Italia sia il caos giuridico: un ordinamento giuridico abnorme combinato con la confusione derivante da come sono scritte le leggi.
Banalmente vorrei due cose: Per ogni legge che viene approvata se ne cancellano 100. Una legge, un argomento.
Tutto questo è nelle mani di Calderoli, io faccio il tifo per lui. Un paio di settimane fa ho accolto con soddisfazione il suo annuncio, di aver già individuato circa 2.000 leggi inutili. Bene.
Poi però vedo il decreto 112, uno dei provvedimenti cruciali di questa prima fase di vita del governo. Un decreto che per limitarsi alle questioni principali affronta i seguenti temi:
Banda larga
start up aziendali
sorveglianza dei prezzi
sostegno alle imprese che si vogliono internazionalizzare
sterilizzazione iva
strategia energetica nazionale
piano casa
expo 2015
costo dei libri scolastici
Abolizione dei limiti al cumulo tra pensione e redditi di lavoro
Modifiche alla disciplina del contratto di lavoro a tempo determinato
Trattamento dei dati personali
Durata e rinnovo della carta d’identita’
Class action
Certificazioni e prestazioni sanitarie
Impresa in un giorno
Modifiche alla disciplina in materia di orario di lavoro
Riduzione delle collaborazioni e consulenze nella pubblica amministrazione
Risparmio energetico
Misure urgenti per il contenimento delle spese di giustizia
Servizi di Cabotaggio
Finmeccanica S.p.a.
Forze armate
Assenze per malattia e per permesso retribuito dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni
Part-time
Disposizioni urgenti per Roma capitale
Programmazione delle risorse per la spesa sanitaria
Banche, assicurazioni,fondi di investimento immobiliari «familiari» e cooperative.
Tutto il provvedimento è qui, e chi avrà la voglia e pazienza di aprirlo scoprirà almeno altri 20 temi minori.
La mia sensazione è che la semplificazione non è diventata un patrimonio di tutto il governo.

  • Published:Giugno 13th, 2008
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Da stamani sono online nomi, incarichi e importi, delle consulenze dalla Pubblica Amministrazione.
2 considerazioni
La prima gli elenchi sono suddivisi per comparto, da ogni singolo comparto è possibile scaricare un file pdf, più o meno pesante a seconda del numero dei consulenti. Non sarebbe stato meglio mettere tutti i dati in un unico database, per poter effettuare delle ricerche online. Elenchi così, sempre ammesso che si riescano a scaricare, hanno un utilità limitata. Se non fossi sicuro che al ministero della Funzione pubblica ci sono dipendenti assolutamente in grado di realizzare il database e il form di ricerca, mi sarei anche offerto di farlo io, in cambio di una consulenza gratuita.

La seconda. Mettere online questi elenchi, da un lato è trasparenza, dall’altra denota ancora che il Ministro Brunetta ancora non è entrato nel ruolo. Chi governa deve produrre risultati, e quando si rivolge a qualcuno parlare al cervello, non alla pancia delle persone, questo può farlo chi è all’opposizione. Da questi elenchi di nomi e dalla descrizione degli incarichi è impossibile capire la differenza fra l’incarico indispensabile, quello utile e la marchetta.
Se un ministro gioca a far apparire tutto marchetta, ancora non ha chiaro qual è il suo ruolo.

  • Published:Giugno 10th, 2008
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Ho apprezzato molto il ministro Brunetta, quando pochi giorni essere entrato in carica, ha detto “parlerò poco e farò molto!”.
E io pensai,: “però, complimenti!”
Da allora non c’è stato giorno in cui il ministro Brunetta non abbia esternato un suo punto di vista o un suo obiettivo. Parla un po’ di tutto, ma il concetto è sempre lo stesso: “La pubblica amministrazione è inefficiente, e io la cambierò!”.
Al di là di questo concetto, io ogni volta che lo sento o leggo qualche sua dichiarazione o intervento penso “se fa molto di più di quello che dice, vuol dire che sta facendo moltissimo”. A volte però penso anche che si sia dimenticato la sua dichiarazione “parlerò poco e farò molto!”.
Comunque sia i frutti del suo lavoro e/o l’insieme delle sue dichiarazioni gli hanno fatto guadagnare molta popolarità, tantochè secondo un sondaggio di Repubblica il suo gradimento è salito di 16 punti, dal 35% al 51%, facendone uno dei ministri più popolari del governo in carica.

E anche oggi non è mancato il pensiero quotidiano:

“Ritirare la pensione in tabaccheria, pagare i contribuiti Inps in farmacia o nelle stazioni dei carabinieri. ...., con l’unico obiettivo di bypassare la pubblica amministrazione inefficiente. A quel punto i luoghi monopolistici deputati a queste cose si chiederanno perché vengono bypassati e si metteranno in competizione.
Brunetta dunque pensa a trasferire in tabaccherie, farmacie e uffici dei carabinieri servizi come il ritiro delle pensioni, il pagamento dei contributi Inps ed altri pagamenti. Entro un anno, se il governo sarà ancora in carica, darò conto di quello che avrò fatto per migliorare e modificare la pubblica amministrazione e se non sarò riuscito a fare nulla darò le dimissioni. È la soluzione del mercato”.

 
Io sinceramente, da cittadino tifoso di una pubblica amministrazione efficiente, ho letto con un po’ di imbarazzo queste dichiarazioni, la mia sensazione è che Brunetta non sappia come si riscuotono le pensioni o come si versano i contributi previdenziali. Per la verità non è drammatico ignorare come si riscuote la pensione o si versano contributi previdenziali. Brunetta è giovane e lo impararà al momento giusto. Diventa drammatico però se il Ministro vuol farne un caposaldo della sua riforma, perchè in questo caso dovrebbe sapere che in questo ambito non c’è nessuna pubblica amministrazione, inefficiente o meno da bypassare.
Le pensioni infatti si riscuotono esclusivamente tramite banca o tramite posta (con accrediti, riscossione diretta ecc.). Come pure il versamento dei contributi, che ha in poste italiane un suo protagonista. In realtà è possibile versare i contributi anche online, con un sistema che funziona egregiamente.
Dunque, se l’intenzione del governo, o comunque del ministro Brunetta, è quello di creare percorsi alternativi che sottraggano business ai monopoli di banche e poste, io sono anche contento, pur mantenendo un po’ di perplessità sui soggetti individuati.
Al di là di questo però è bene ribadire che, in questo contesto la pubblica amministrazione non c’entra nulla e la sensazione che rimane è che evocare una pubblica amministrazione inefficiente sia diventato un po’ un mantra, che nell’immediato potrà pure regalare popolarità, ma che in una prospettiva temporale un po’ più ampia, se tutto questo non è accompagnato da un’azione di governo seria, può anche diventare un boomerang.