Una delle cose che mi piacerebbe fare in futuro, è c’è quella di seguire il Tour dal vivo, tappa dopo tappa. Chissà se riuscirò mai a farlo, e nel caso non ci riesca, c’è da chiedersi se dipenderà da me, oppure dal fatto che non ci sarà più né il Tour né il ciclismo.
E’ una risposta che sapremo a breve, la questione doping infatti ha raggiunto un punto di non ritorno, o il ciclismo vince oppure muore. Il doping nello sport è sempre esistito, e uno degli sport dove dottori e farmacisti disonesti hanno avuto più da fare è stato il ciclismo.
Per risolvere la questione, il ciclismo si è dato le regole più dure: la più alta percentuale di controlli nel post-gara e i controlli a sorpresa che, se non sbaglio, non esistono in altri sport. Non solo, siccome le pratiche scorrette possono portare benefici anche nella preparazione, i ciclisti hanno l’obbligo di comunicare dove si allenano, di fatto una sorta di reperibilità 365 giorni l’anno, perchè ogni giorno il ciclista professionista può sentire suonare alla porta per un controllo. Anche queste misure non hanno uguali in nessun altro sport.
Misure serie e rigorose, che però non sono non hanno dati benefici evidenti, ma paradossalmente
hanno minato ancora di più la credibilità di questo sport. La squalifica di Rassmunsen infatti è dipesa da queste regole, da una bugia, che ha seguito la mancata comunicazione di due luoghi di allenamento. La bugia è consistita in questo, ha detto che in un certo periodo era ad allenarsi in Messico, mentre Cassani, ex ciclista ora commentatore tv ha dichiarato di averlo visto allenarsi in Italia. Per questo la maglia gialla del Tour a 4 giorni dalla fine è stato squalificata, non per una positività ai controlli, ma per una bugia.
Nessuno quindi può sostenere che il ciclismo non voglia ripulirsi, pensate a cosa è dovuto succedere nel calcio perché venissero prese misure disciplinari contro gli inganni. Sono servite le voci delle persone che ordivano le truffe.
Raccontata così più che di lotta al doping, sembra una caccia alle streghe, in realtà si tratta di misure che testimoniano la volontà di uscire da un tunnel che rischia di uccidere il ciclismo.
Non so se questo sarà sufficiente, probabilmente no, se non si recupera un po’ di etica, se le regole non coinvolgono dirigenti, medici e farmacisti. Onestà e passione per salvare questo sport. Sull’onestà ho dei dubbi, sulla passione dei tifosi invece no, anche quest’anno con il caos al massimo le strade di Francia erano colme di persone entusiaste, perché il ciclismo ha una magia che non ha uguali negli altri sport.

doppio giallo

by Franco Bellacci

giallo su giallo  - Gianni Mura
Sui quotidiani italiani si trovano tante rubriche che si fanno leggere volontieri. Qualcuna quotidiana come il Buongiorno di Gramellini o l’amaca di Serra, qualcuna settimanale come il paginone calcistico sul foglio del sabato di Beppe di Corrado, qualcuna stagionale come i servizi al Tour di Gianni Mura.
Di solito le rubriche più apprezzate finiscono per essere raccolte e pubblicate per favorirne la conservazione.
Gianni Mura fino ad ora non aveva mai pubblicato le sue cronache del Tour. Ora lo ha fatto, ed ha scelto un modo decisamente originale. Ha preso il Tour 2005 ha modificato i nomi dei ciclisti in attività con il comando trova e sostituisci (lui negherà, però dovrebbe spiegare perchè Basso, campione del mondo a Gap diventa Valli), ha lasciato i nomi veri agli ex ciclisti, e lì ha ambientato un giallo. Omicidi, un ispettore la storia inventata e tutte le tappe del Tour.
Il giallo di per sè non è coinvolgente al massimo, gli omicidi sono un po’ estemporanei, ma il libro piacerà comunque a chi ama il ciclismo e/o la Francia e/o la buona cucina.

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Ivan Basso

by Franco Bellacci

La vicenda di Basso inquieta.
E’ l’inquietudine di quando vengono confermati i sospetti e dei dubbi su un futuro che non sai immaginare
Ebbene, che il sangue sospetto fosse di Basso, ce lo aspettavamo, altrimenti in un anno si sarebbe fatto le sue ragioni in modo più efficace. Non è neanche il caso di minimizzare la vicenda, l’autoemotrasfusione è considerata doping a tutti gli effetti. Ne è il caso di spostarlo dall’elenco dei buoni a quello dei cattivi, questi elenchi ora sopratutto non hanno senso.
La vera questione infatti non è se la sua confessione o collaborazione sia o meno la fine dei guai di Basso o semplicemente la sua fine di ciclista. Forse avrà una squalifica breve, ma un mondo omertoso come quello ciclistico ho dei dubbi che lo riaccolga come un eroe.
La domanda vera è se questa è la fine del ciclismo oppure l’ultima chance per ripartire.
E’ indubbio infatti che la voglia di pulizia che da anni circonda il ciclismo non ha dato i risultati sperati: le pratiche proibite continuano ad essere esercitate, la credibilità è al minimo, gli sponsor in calo. Secondo l’opinione pubblica il ciclismo è uno sport di dopati, che sarà pure vero, però vorrei capire perchè le pratiche che fanno migliorare le prestazione e sono invisibili ai test antidoping, tutti diamo per scontato che siano utilizzate dai ciclisti e non dagl ialtri sportivi.
Io comunque sono convinto che gli uffici degli stregoni del doping siano frequentati da moltissimi atleti.
Quello che penso io però non conta, quello che conta è che nell’occhio del ciclone c’è il ciclismo, che non può pensare di andare avanti per molto. Per questo c’è da sperare che da questa collaborazione possa inziare una pulitura dallo sporco, che ci restituisca uno degli sport più belli ed emozionanti.

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la fiction rai

by Franco Bellacci

Ho visto la fiction su Pantani. Non è stata terribile come mi aspettavo, è vero che la carriera è stata raccontata in modo un po’ troppo didascalico, come pure è altrettanto vero che è mancato il secondo grave incidente, quello del gatto. Ma, tutto sommato, era difficile in due ore inserire tutto.
Mi è sembrato onesto il modo di raccontare la vicenda sportivo-giudiziaria, hanno cercato di mettere tutti gli elementi di modo che ognuno potesse farsi la sua idea.
Impressionante la scena dell’uscita dall’albergo di Madonna di Campiglio, che è assolutamente indentica a quella vera, le stesse inquadrature dei tg, i carabinieri, la stessa espressione e le stesse parole.
Mi è piaciuto poi la scelta di trasferire nella camera d’albergo le scritte che fece nel passaporto e la scenza finale con i bambini che cercano di raggiungerlo. Anche se quelle maglie giallorosa erano terribili.
L’errore imperdonabile è stata l’assenza di Luciano Pezzi,l’ex gregario di Coppi, il maestro di Pantani, scomparso nel ‘98, di cui si avvertì la mancanza nei giorni successivi a Madonna di Campiglio. Forse lui con il suo carisma avrebbe convinto Pantani a risalire subito sulla bici e a partecipare al Tour.

Lo sport ciclismo

by Franco Bellacci

Bettini con il nipoteCredo che certe emozioni possa darle solo il ciclismo, e questo spiega perché continua ad essere uno sport amato nonostante quello che è accaduto in questi anni. Ieri Bettini non ha solo vinto il la centesima edizione del Giro di Lombardia (per i non avvezzi alle questioni ciclistiche, il Giro di Lombardia è una corsa molto, molto importante), ha mostrato la grandezza che può avere un uomo di fronte alle difficoltà. In 20 giorni ha vinto il mondiale, ha perso tragicamente suo fratello, ha deciso di smettere e poi di continuare perché gli hanno spiegato “tuo fratello, vorrebbe questo”. Quindi la vittoria di ieri, netta e totale. Fuoriclasse fino a 100 metri dall’arrivo, poi l’uomo e fratello.

dall’Izoard a Idris

by Franco Bellacci

Pare che Chiappucci (buon corridore dei primi anni 90) parteciperà all’isola dei famosi: sic transit gloria mundi

Doveva essere il Tour della consacrazione, invece per Basso sarà il Tour dell’onta, quello che darà una svolta indelebile alla sua carriera. Basso non ha mai avuto problemi con gli esami, il suo nome però è finito in un’inchiesta e per questo è stato escluso dal prossimo Tour. Il Tour non è la coppa placci, nè la tre valli varesine, è la più grande corsa ciclistica e probabilmente il più grande evento sportivo a carattere annuale di tutto il mondo. Gli organizzatori hanno deciso, combattere il doping inseguendolo è una battaglia persa. Questo comporta una rivoluzione: non si è innocenti fino a prova contraria, ma si è colpevoli fino a prova contraria. D’ora in avanti per prendere parte alla grande boucle bisogna essere al di sopra di ogni sospetto come la moglie di Cesare. Se questo salverà il ciclismo ne sarà valsa la pena, anche se oggi devono pagare molti innocenti.

il migliore del week-end

by Franco Bellacci

Vincere la Milano- Sanremo è difficile. Vincerla anticipando il gruppo  lo è ancora di più: è difficilissimo. Vincere la Milano- Sanremo non in volata, quando in squadra hai due fuoriclasse come Tom Boonen e Bettini, è molto più che difficilissimo. Acquisito tutto questo, visto che Pozzato è riuscito proprio a vincere in queste condizioni quanto è stato bravo?

Seguono 3 parole sulla Milano-Sanremo

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Gaul

by Franco Bellacci

Charly Gaul era il suo nome anagrafico, l’angelo della montagna il nome che gli fu dato per la sua capacità di scalare le montagne. Uno dei più grandi grimpeur del secolo scorso, che nella Trento – Bondone del Giro del ’56 ha realizzato una delle imprese che hanno reso leggendario il ciclismo. Alla partenza di quella tappa aveva 23 corridori avanti in classifica, 17 minuti da recuperare alla maglia rosa e 3 colli da scalare. Quel giorno avrebbe trovato la pioggia incessante nei primi due colli e il tradimento dei freni che lo avrebbero abbandonato alla prima discesa. All’inizio del terzo colle la temperatura crolla ed arriva a meno 10, la pioggia si trasforma in una tempesta di neve. C’è chi sviene, molti si ritirano, in 60 abbandoneranno il Giro quel giorno. Chi decide di andare avanti lo farà utilizzando ogni sorta d’aiuto, più o meno legale. Quel giorno però la giuria mostrò comprensione per tutti. A parte Gaul che fece corsa a sé, lui scalando la montagna con le sue gambe.
Un evento meno conosciuto è quello legato al Giro dell’anno successivo, quello del ’57. Quell’anno alla vigilia della Tappa del Bondone, era già in Rosa, praticamente il Giro era già vinto. Durante la tappa, alle porte di Ospitaletto si ferma a fare Pipì e mentre si ferma fa un gesto che stizzisce Bobet, tantochè il francese decide di attaccare insieme agli altri favoriti. Gaul è costretto ad inseguire da solo, e nonostante la generosità del tentativo, da solo contro tutti finisce per naufragare.
Si sarebbe preso la sua rivincita con i francesi l’anno successivo vincendo il Tour , con due grandi imprese. La prima nella cronoscalata del Ventoux dove battè il suo più grande nemico, non Anquetil (anche se qual giorno battè anche lui), ma il caldo. la seconda nel tappone Briançon – Aix-les-Bains dove regolò gli avversari con distacchi impressionanti.
L’anno seguente poi avrebbe bissato al Giro la vittoria di 3 anni prima.
Per definirlo bastano le parole di Alfredo Binda “Gaul è un fenomeno, arrivare secondi dietro di lui è come vincere!”.

Le varie

by Franco Bellacci

Nell’antichità per permettere un sereno svolgimento delle Olimpiadi c’era la tregua olimipica: le guerre in atto erano tutte sospese.
In questi tempi invece per permettere un sereno svolgimento delle Olimpiadi c’è la tregua legale: le guerre continuano, ma sono sospese le norme sul doping.
La normativa italiana sul doping non sarà ufficialmente sospesa, ma come ha detto oggi il sottosegretario allo sport Pescante “Né lui (Rogge, il presidente del Cio) né noi vogliamo che a Torino 2006 si verifichino certe spettacolarizzazioni, penso insomma alle irruzioni dei carabinieri negli alberghi. Si rovinerebbe tutto il lavoro che abbiamo fatto sinora”. Sempre secondo il Pescante pensiero, cioè l’uomo che si occupa di sport nel governo italiano “continuo a pensare che estremizzazioni facciano del male più del doping stesso. Non le vuole il Cio e non le vuole lo sport italiano. Non facciamo harakiri, per favore. Per questo lavoriamo sodo. Non cambieremo la legge, ma qualcosa stiamo facendo. Intravediamo una via d’uscita onorevole. La percorro con tutte le forze”.

*l’organismo deputato a tutelare lo spirito olimpico

Il Giro 2006 promette di diventare uno dei più spettacolari degli ultimi decenni. Chi l’ha disegnato, di fronte al dilemma su quali vette inserire, ha tagliato la testa al Toro, quelle importanti ci sono quasi tutte: Gavia, Mortirolo, Tonale Bondone, Pordoi, Passo Fedaia, Passo San Pellegrino e quel Plan de Corones, un colle dove fino ad ora gli sportivi lo hanno scalato sempre con lo ski-litf, tratti sterrati al 24%.
A dire la verità lo spettacolo è già iniziato, sabato, mentre era in corso la presentazione in diretta tv, Petacchi, che evidentemente non ha ancora realizzato quanto abbia perso come autorevolezza dopo il pessimo mondiale, si è messo a bofonchiare che forse non andrà al Giro per andarsene al Tour.

il Toro dopo 42 anni è tornato a battere il Modena, è vero che per un bel pezzo non poteva farlo, ma comunque sono cifre che danno il senso di un’impresa.

Dico una cosa ovvia, ma in certi casi il silenzio può essere male interpretato: la maglia della nazionale è sensazionalmente orrida. E siccome è un orrido ovvio io sono convinto che la Puma l’abbia presentata un po’ per scherzo e un po’ per far parlare di sè, per presentare qualcosa di dicente in seguito.

A Firenze c’è la febbre. Su tre discorsi almeno uno casca lì, sulla partita di domenica. Io vorrei che andasse bene la partita con il Milan e quella successiva a Roma. Ma non perchè nutro ambizioni particolari, ma solo per vedere che delirio collettivo diventerebbe la settimana della doppia sfida Fiorentina – Juventus

Tour 2006

by Franco Bellacci

Oggi è stato presentato il Tour del prossimo anno.
Le tappe di montagna che promettono bene sono 4, una pirenaica e 3 alpine, soprattutto queste. Anche se il Tourmalet (11ª) e il Galibier (16ª) piazzati poco più che ad inizio tappa sono sciupati.
Per il versante cronometro la bella notizia è la scomparsa della crono a squadre, anche se Basso non sarà d’accordo, complessivamente a cronometro i chilometri sono 108, che non sono certo pochi.
Negativa è la scomparsa della cronoscalata che le anticipazioni davano per certa sul Mont Ventoux, invece nel prossimo Tour manchera sia la cronoscalata che il Ventoux.
Ivan Basso ad ora è il favorito, per prepararsi meglio ha detto che non parteciperà al Giro, lui sa meglio di tutti qual è la scelta giusta, così ad occhio, mi dispiace.

mondiali

by Franco Bellacci

Per ora il mondiale di ciclismo che si sta correndo a Madrid da quasi 5 ore, ha avuto un livello di vivacità che potrebbe avere un pranzo con Publio Fiori.
Quindi in attesa che la situazione cambi, parliamo del futuro, precisamente dei mondiali del 2008. Da qualche giorno infatti l’ufficiosità è diventata ufficialità, si correranno a Varese, praticamente a pochi chilometri da quelli già fissati nel 2009 a Mendrisio in Svizzera (che promettono bene).
Varese ha battuto l’altra candidatura italiana di Lucca- Viareggio e quella olandese di Valkenburg. I
varesini sono stati bravissimi, hanno coinvolto le istituzioni, trovato gli sponsor generosi, tessuto le relazioni giuste. Si sono dimenticati solo di una cosa: individuare un percorso decente.
Ivan Basso, che è di quelle parti, quando lo provò, lo definì facile, praticamente un ciclista meno educato avrebbe detto che faceva cacare. Dopo il giudizio di Basso è stato inserito il Montello, una salita la cui difficoltà è scritta nel nome.
L’altra asperità, quella prevista fin dall’inizio, è il Ronchi, che presenta una pendenza media del 4%, una salita tanto dura, che se c’è del vento a favore i ciclisti neanche si accorgeranno del cambio di pendenza. In pratica più che un percorso ciclistico sembra il quadro di Escher che rappresenta un percorso chiuso che sembra sempre andare in discesa. La differenza è che il quadro di Escher è un illusione ottica.

UPDATE: il finale di questo mondiale invece è stato all’altezza. Ha vinto uno dei favoriti (vedi qualche post indietro), Tom Boonen, che quest’anno è stato sicuramente il numero 1 nelle gare in linea. Peccato per Bettini a cui sono mancati 500 metri. A Petacchi invece qualche chilometro in più.

Domenica c’è il mondiale di ciclismo su strada. Questo è il sito (l’intro in flash, con il valzer in sottofondo, è l’unica cosa che vale la pena di vedere), questa è la planimetria . Come potete vedere, siamo ancora una volta di fronte ad un equivoco uno sbaglio, chi lo ha scelto credeva che si sarebbe disputato un torneo di biliardo. Invece, anche se non è facile da credere, è il percorso per una corsa ciclistica che consentirà a chi vince di indossare la maglia iridata per un anno.
Difficile aspettarsi qualcosa di diverso da un arrivo allo sprint, come pure è difficile aspettarsi una gara godibile prima dell’ultimo giro.
Il favorito d’obbligo è Petacchi, poi Tom Boonen, McEwen e Zabel. Altrimenti una sorpresa, che può venire da uno scatto malandrino negli ultimi 10 chilometri. Il compito della nazionale italiana sarà quello di impedire appunto questi scatti e organizzare il treno per lanciare lo sprint di Petacchi.
La squadra che dovrà fare tutto questo, si conosce da venerdì scorso, quando Ballerini ha comunicato le convocazioni: 2 capitani, Petacchi e Bettini, 2 nonni Lombardi e Bramati, 2 zii Velo e Tosatto, 1, per me, inutile, Paolini, 1 giovane vincente alla prima convocazione Pozzato, 2 giovani meno vincenti Bernucci e Bennati, 1 riserva sicura Ballan.
Bettini, è la risorsa la risorsa in caso di imprevisti.
Io, avrei lasciato lasciato a casa Paolini per Di Luca se avessi avuto la massima fiducia in Petacchi o il giovane Napolitano, che ha mostrato notevoli qualità di sprinter, nel caso avessi voluto avere una valida alternativa a Petacchi.

Se Armstrong torna e ottiene un grande risultato, cosa si fa? ci togliamo il cappello oppure diciamo che ne sa sempre più del diavolo, o meglio di chi fa i controlli?
Sicuramente non è l’uomo più simpatico del mondo, ma quando un uomo torna su i propri passi per difendere la sua storia e il suo onore, in un avventura dove ha tutto da perdere (a parte il conto in banca), merita comunque un applauso.

Armstrong come la Juventus?

by Franco Bellacci

“L’equipe” è un giornale serio, e tratta seriamente la questione doping. Però fra vicenda del texano e quella dei bianconeri c’è una sostanziale differenza, mentre per Armstrong si parla di un test sperimentale, sui campioni prelevati 7 anni fa, per i bianconeri invece c’è il patteggiamente del farmacista e la condanna del medico.
Insomma capisco che un’inchiesta giornalistica sportiva a noi italiani faccia un po’ girare la testa, come tutte le novità. Un tribunale però è un ‘altra cosa.

Certamente se in qualche modo la scorrettezza di Armstrong sarebbe un grosso colpo alla credibilità di un ciclista, però rimarebbe un fatto isolato legato alle scelte di una persona che decide di partecipare ad una corsa l’anno e del suo team. Per la juventus invece di si è trattato di 4 stagioni complete, dove sistematicamente si è ingannato milioni di persone. Ad oggi è indubbiamente la più grande truffa sportiva dai tempi dell’antica grecia.

Sono assolutamente fiero del titolo, l’unico dubbio è sul punto interrogativo, che non sapevo se metterlo o meno.

Ieri, Mickael Rasmussen, ciclista danese, una bella sorpresa del Tour, quando ha iniziato la sua sfida contro il tempo, addosso aveva la maglia più appariscente, quella a pois, e in testa un obiettivo. Il suo obiettivo era di salire sul podio i giorno seguente sui Campi Elisi, per raggiungerlo doveva difendere i 2 minuti e 12 secondi di vantaggio su Ullrich. In 55 chilometri gli è successo questo: – è scivolato mentre faceva un rotonda; – ha cambiato 3 volte bici, perché le bici che gli davano avevano più problemi meccanici di una Ferrari; – ha preso male una curva in discesa, e quindi è ruzzolato con capriola, atterrando su un prato; – ha rischiato di cadere una terza volta.
E’ arrivato 77° a 7’47’’ secondi da Armstrong. Ha perso nettamente il terzo posto in classifica, per un minuto e mezzo il quarto, per otto secondi il quinto e per sei secondi il sesto.
Oggi nessun organo di stampa ha riportato le sue dichiarazioni all’arrivo.

Le Tour

by Franco Bellacci

92° Tour, 21 tappe, 2 cronometro individuali, 1 crono a squadre (orribile), 3 tappe di vera montagna, il 2° Tour senza France2 (ex Antenne2).
Armstrong, che al termine del Tour si ritirerà, è ovviamente il favorito, per il bene del ciclismo sarebbe bene che non vincesse. Non sarà facile, ha dalla sua parte una preparazione scientifica finalizzata a queste tre settimane, con un metodo d’allenamento che è una generazione avanti a quello dei suoi avversari e una squadra fortissima, anche se quest’anno gli mancherà Ekimov.
Se non va in crisi vincerà, se avrà un giorno nero se la gioca, se ne avrà due, perde. In sei anni ha avuto solamente un giorno storto.
Difficile fare una previsioni sui suoi avversari, chi si è messo in mostra nei mesi passati infatti potrebbe accusare la stanchezza nei confronti di chi si è preparato esclusivamente per il Tour.
Chi invece si è nascosto è indecifrabile: Kloden, ad esempio, l’anno scorso arrivò secondo, quest’anno non si è praticamente visto.
Ullrich invece si è visto, a cronometro sembra andare ancora più forte degli scorsi anni, in montagna invece non sembra abbia la forza di stare con i migliori. Legato a Ullrich, il kazako Vinokourov. Vino è uno che vent’anni fa, nel ciclismo dove si correva una stagione intera, sarebbe stato un fuoriclasse assoluto, nel ciclismo dell’iperspecializzazione rischia invece di arrivare sempre fra i migliori e di vincere pochissimo. Però pochissimo non vuol dire mai.
L’ultimo dei possibili avversari del texano è Ivan Basso, fra tutti è l’unico che ha corso il Giro d’Italia e fra tutti è probabilmente quello che va più forte. Essere il più forte però qualche volta non basta e lui lo ha imparato a proprie spese al Giro.
Per quel che mi riguarda, io cercherò di seguirlo il più possibile, nel modo migliore possibile, disteso sul pavimento in una stanza in penombra mangiando del gelato. Perché il Tour si segue così.