
A Firenze solitamente si presta molta attenzione a conflitti insidi, mentre sono trascurati altri che investono decine di persone e gruppi molto consistenti. Uno di questi è quello che si è sviluppati i mesi scorsi fra la “corte dei conti di Firenze” e i ciclisti urbani. Pietra dello scandalo è la recinzione della sede della corte dei conti che a Firenze è in fondo a Viale Mazzini nelle immediate vicinanze della stazione di Campo di Marte. Tantochè i ciclisti spesso hanno utilizzato la recinzione per legare, in totale tranquillità, la propria bici.
Fino a quando non comparirono 5 o 6 cartelli dal tono decisamente minaccioso e con un uso dei grassetti da far pensare che av averlo scritto fosse stato Beppe Grillo o Antonio di Pietro

Per i ciclisti, in evidente situazione di svantaggio, non rimase altro che ammontare le bici da altre parti e soprattutto quelli che amano le recinzioni utilizzare al massimo quella della scuola che costeggia Viale Mannelli.
Rapidamente però i cartelli iniziarono a sparire, 5,4,3,2,1, nessuno. Dopo qualche settimana il recinto della corte non aveva più nessun cartello minaccioso. Nessuno sa con certezza chi li abbia rimossi: i ciclisti arrabbiati, un custode su disposizione del presidente della corte, evidentemente pentito, un giudice ribelle solidale con i ciclisti, magari uno della corte che si chiama Mascetti, sarebbe sicuramente stato un possibile indiziato del gesto.
Non si sa, fatto sta che i cartelli sono scomparsi e che timidamente hanno cominciato a tornare le bici.
Ieri c’è stata l’inaugurazione dell’anno giudiziario alla corte dei conti. E il Presidente non ha minimamente fatto cenno alla diatriba con i ciclisti, che si stia per aprire una fase idilliaca con i ciclisti?
Titivillus il pluriblogger, di cui non posso dire il nome, ma posso certamente ricordare tutti blog che ha regolarmente chiuso ogni volta che si è fidanzato (samueleventuri.blogspot.com 49chilometri.com titivillus.blogspot.com) un giorno mi fece la seguente rivelazione : “meglio un culo gelato che un gelato nel culo”.
Per come lo conosco credo che abbia parlato più basandosi su un’intuizione che per esperienza diretta.
Queste parole mi sono tornate in mente stamani quando ho trovato sul sellino della bici 2 centimetri di ghiaccio. La scelta da fare per evitare il contatto chiappa-ghiaccio era obbligata. Muoversi come Basso sul col d’Aspin. E io con tono imperioso mi sono alzato sui pedali e ho iniziato a pedalare. Il problema è che quando ci si muove sui pedali, non solo è più difficile controllare la velocità, fermarsi, evitare i pedoni, ma soprattutto è decisamente più faticoso. E inevitabilmente dopo qualche centinaio ho ceduto, sperando che intanto la spessa coltre che imbiancava il sellino , donandogli invero un tono decisamente alpino, si fosse dissolta. Ebbene, l’auspicio è rimasto tale. Quindi anche se, come dice Titivillus, ci sono situazioni peggiori, posso garantire che anche il culo gelato non è il massimo della vita.
L’utilizzo della bicicletta per muoversi in città ha innumerevoli vantaggi e sostanzialmente due controindicazioni: i pirati della strada, che comunque costituiscono un pericolo per tutti e i lestofanti, quelli che si aggirano per città, soprattutto con il favore delle tenebre, per far cambiare padrone alle bici.
Tempo fa (fine marzo) vi raccontai che mi avevano rubato la bici. Ecco il seguito. Qualche giorno dopo mi trovo in Viale Mazzini, mentre sto slucchettando la bici, la sostituta della numero 1, anche detta numero 2. Mi sento chiamare, è un vecchio compagno di liceo che non vedevo da oltre un anno. Fra le cose che si possono dire due ex compagni di classe, lui inserì un giudizio sul lucchetto che utilizzavo “secondo me, un lucchetto in quel modo lo strappano con i denti!”. Detto fatto, 3 giorni dopo anche numero 2 era fottuta. Non persi tempo a interrogarmi se il vecchio amico era stato più gufo o profeta, non mi persi d’animo e comprai la numero 3, che da allora, freni a parte, fornisce un egregio servizio e un portentoso lucchetto.
Ieri però c’è stato un problema. Erano le 19,45 circa e in quel momento stavo scendendo in garage per recuperare la bici che mi avrebbe accompagnato allo stadio, se non fischiettavo era solo perché non so fischiare, il quadro però era quello. Quello che rappresenta un uomo sereno, che sta per essere colto di sorpresa. Una sorpresa determinata dalla visione della chiave del lucchetto, che era orrendamente mutilata. Inutilizzabile.
Ovviamente sono andato allo stadio a piedi e nel tragitto ho cercato di ricordare dove fosse l’altra chiave. Credo capiti anche a voi, a me comunque succede così, quando cerco una cosa la visualizzo nei posti più strani. Tornato a casa, vado a cercarla nel primo posto che mi era venuto in mente. Ebbene a me non era quasi mai capitato: era effettivamente lì.
Sorpreso, ho pensato che la fregatura stesse altrove.
Stamani ho capito dove. Esattamente dentro il lucchetto, dove stava incastrata mezza chiave.
Ho dovuto quindi immedesimarmi scassinatore e pensare ai metodi dei sopracitati lestofanti. La prima idea è stata quella utilizzare un trapano opportunamente attrezzato con delle punte per il metallo. Qualcuno mi ha detto subito“Non funzionerà”, ma io non l’ho ascoltato. “Ne voglio 2, una piccola per il primo foro, e la seconda per andare a fondo. Le più dure che avete” ho chiesto al mesticaio “con queste cedono anche le casseforti!”. Era lo stesso che in aprile mi aveva venduto il lucchetto e mi aveva detto che era il migliore, praticamente invincibile. Ebbene aveva ragione la prima volta, le due punte si sono accartocciate dopo aver girato a vuoto per un paio di secondi.
Domani si riprova con il flessibile.
Update: il flessibile ha funzionato, la bicicletta è stata liberata.
Ho deciso una tregua unilaterale con i pedoni che occupano senza titolo le piste ciclabili. In pratica ho stipulato un patto: loro occupano abusivamente le mie piste, io utilizzo i loro marciapiedi.
Come saprà la parte più attenta dei lettori io ogni mattina prendo un senso vietato con la bici, è il tratto iniziale di Via della Mattonaia. Ebbene su questo tratto i ciclisti urbani sono divisi, ci sono due correnti di pensiero: c’è chi dice che è meglio affrontarlo dalla strada, e poi c’è chi invece sostiene che vada percorso sul marciapiede, quello largo, lato Borgo la Croce – Piazza de’ Ciompi.
I primi sostengono un ciclista urbano almeno un senso vietato al giorno lo deve prendere, che è un tratto relativamente breve, che utilizzare il marciapiede non è educazione, oltre al fatto che c’è anche il rischio, non basso, di arrotare anche qualche merda di cane.
I secondi quelli del marciapiede, mettono in guardia sulla pericolosità della via: a causa soprattutto delle auto parcheggiate ai lati che impediscono la via di fuga se all’improvviso appare un motorino o comunque un qualunque mezzo.
Fino a ieri non ho mai preso una posizione netta, decidevo sul momento, talvolta prendevo il marciapiede, altre volte la strada, non mancava la soluzione combinata, primo tratto marciapiede, poi prima del tratto dove il marciapiede si stringe a causa dei tavoli del ristorante scendevo sulla strada.
Ultimamente però i motorini che mi sono apparsi all’improvviso davanti stanno diventando un numero significativo che sarebbe stupido trascurare, per cui ho deciso che d’ora innanzi prenderò il marciapiede.
Ovviamente questo mi porta ad essere più comprensivo verso i pedoni che utilizzano le piste ciclabili, non mi avvicinerò più con aria furtiva reclamando il mio spazio quando sono a 50 centimetri da loro, oppure suonando come un pazzo il campanello che però una volta funziona e tre volte no. Non farò più tutto questo anche se, va detto, io non ho alternativa, loro sì.
Se poi i lavori per la pista ciclabile in Via della Mattonaia iniziano, è anche meglio.
Il ciclismo urbano ha 1000 indicazioni, fra tutte: è comodo, veloce, ecologico, è anche sicuro con un impianto frenante e illuminante funzionanti.
Ha pochissime controindicazioni, fra tutte la scarsa sicurezza in presenza di automobilisti scorretti, un po’ di incazzature quando i pedoni ti occupano le piste ciclabili e, infine, si suda, soprattutto d’estate. Intendiamoci sudare di per sè non ha nulla di disidicevole. Il problema esiste se dopo una copiosa sudata c’è in programma un appuntamento. D’estate, quando fuori ci sono 35 gradi e un umidità del 100%, il problema si accentua. In questo caso infatti non c’è soluzione, non si può tenere una velocità così bassa da impedire l’avvio del meccanismo corporeo di termoregolazione.
Come ovviare? Avevo in mente una soluzione e l’ho pure provata: la bici elettrica. Lo dico subito è qualcosa di diverso da un motorino che sembra una bici. Non è neanche metà motorin o e metà bici. E’ una bici e funziona esattamente come una bici, il motorino agevola, se uno pedala un po’, il motore rende la pedelata più efficace, niente di più. Nonostante le marce, e l’ambaradan per caricare la batteria. Inoltre può capitare che la batteria ti abbandoni all’improvviso, come è successo a me nel cavalcavia di Piazza Alberti, ovviamente nella parte ascendente. E se ti abbandona, devi portare con la sola forza delle gambe, una bici, un motore, una batteria. Il tutto dopo aver appena subito l’impatto psicologico di un improvviso aggravio di peso da portare, con in sottofondo il suono che segnala la crisi energetica della bicicletta, che è lo stesso identito suono dei bussini A, B, C dell’Ataf.
Insomma, la bici elettrica richiede organizzazione, per tenere sempre in carica la batteria, e metodo nella pedalata, per ottimizzare l’aiuto. E’ quindi l’esatto opposto del ciclismo urbano che è lo sport anarchico per eccellenza.
Intendiamoci, per me ognuno può fare quello che si sente, se una persona si sente libera di fare una cosa può farla se non crea pregiudizi ad altri. Quindi spogliatevi pure, ma non pensate che il vostro gesto sia qualcosa di rivoluzionario o almeno anticonformistico. Parlo dei nudi di massa, ormai la gente si spoglia per ogni cosa, per realizzare un’opera d’arte (non trovo la galleria, comunque è stata una cosa recente), per una gara di rugby oppure per una biciclettata. Pensano di cambiare il mondo e invece cambieranno solo l’hard disk di repubblica.it che darà alla manifestazione il risalto di una galleria fotografica.
Credo sia abbastanza chiaro che fra questi l’evento che mi ha più irritato è la biciclettata. Reclamare piste ciclabili, desiderare un’aria pulita, educare gli automobilisti, motociclisti e pedoni al rispetto delle regole sono tutte cose sacrosante. Il mezzo però è ridicolo e inefficace: indossare una divisa, e spogliarsi è come indossare una divisa, vuol dire perdere la propria individualità, però chi ha bisogno di poter circolare in bici per le città sono le persone, non la massa degli spogliati che dopo un paio d’ore sarà scomparsa. E con essa scompariranno le legittime questioni su cui i manifestanti volevano porre l’attenzione.