Ho appena rischiato la vita ai fornelli. Evidentemente la scritta “esecuzione facile” sulla ricetta, significava l’ottima possibilità che il cuoco ci lasciasse le penne.
il menù di stasera: crostini di poppa, crostini di lingua, carpaccio di musetto, trippa in salsa verde, frittura di trippa, ribollita, riso e cavolo, penne trippate, risotto al lampredotto, trippa mista al burro (non mi è piaciuta, era un po’ pesa), lampredotto, spezzatino di frattaglie, trippa in inzimino, trippa alla fiorentina. Biscottini di Prato fritti.
Anche se sono stato attento a mangiare tutto senza pane, domani credo che mi dovrò riguardare, intanto spero di dormire bene.
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Ma c’è qualcuno che può sciogliermi il dubbio? Come si consumano caffè e cioccolata. Ieri a cena, quando la questione si è manifestata, c’erano quasi più opinioni che persone: prima cioccolata poi il caffè, prima il caffè poi il cioccolatino, chi diceva che andavano alternati, l’importante è che il tutto si concludesse con il caffè. Veniva poi avanzata l’ipotesi estrema della cioccolata inzuppata nel caffè.
Detto che poi uno fa come gli pare, ma qualcuno ha un’idea di quale sia la procedura per apprezzare al meglio l’accoppiamento.
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Qualcuno forse storcerà la bocca, e i motivi possono essere anche diversi, ma il Lampredotto accompagnato con la Coca Zero funziona.
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Il rapporto con il cibo, intendendo con questa accezione il mangiare e il bere è molto importante, e finisce per influenzare molti nostri comportamenti. Faccio due esempi. – Io, ad esempio, quando torno dalle vacanze, devo sempre farmi una mangiata di cibo locale, non so bene il motivo non credo sia per recuperare le radici e/o l’idioma, forse è solo perché mi piace, ed è un modo per giustificare un pranzo o una cena un po’ pesante.
Per questo quando sono tornato, e venivo dalla Romagna non dalla Cambogia, ho pensato bene di prepararmi un pranzo a base di lampredotto e fagioli zolfini. La sera pensando di essere in pari con la mia terra sono stato a mangiare il pesce crudo giapponese e il giorno dopo sono stato molto male, è evidente che ho sbagliato qualcosa. – Che l’abuso di alcool faccia male è risaputo, inoltre il recente giro di vite per chi guida dopo aver bevuto ha messo ancora di più in guardia un po’ tutti. Però fino a ieri pensavo che l’ubriachezza fosse un problema solo per gli esseri viventi. Ho cambiato idea, quando un bicchierino, molto piccolo, di brandy è caduto sul treo650, pochi minuti dopo la tastiera ha smesso di funzionare. E ancora non funziona, il resto però funziona tutto, il touchscreen e tutte la altre funzioni per cui non serve la tastiera. Di fatto il 99,9% delle funzioni. le uniche tre per cui è indispensabile la tastiera sono: l’inserimento del pin, gli sms e lo sblocco tastiera e schermo. In pratica se, da un altro telefono, tolgo l’inserimento del pin ad eccezione degli sms posso fare tutto, basta che lo faccia in 30 secondi prima che entri il blocco tastiera.
Forse devo cambiare telefono.
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A volte basta il nome per capire come si mangia a casa di una persona, se questa persona è chiamata “il Bree Van de Kamp del Poderino” non importa aggiungere altro. Per chi non conosce le avventure delle casalinghe disperate, le cose da sapere sono queste: Magire è un anfitrione con pochi uguali, cucina meravigliosamente e presenta i suoi piatti con rara eleganza. Per dire, credo che sia uno delle ultime persone che mette in tavola i sottobicchieri di peltro.
Le regole della cucina sono semplici, ogni volta un tema conduttore, ieri, ad esempio, era il forno a microonde. Ogni piatto dall’antipasto al dessert doveva passare di lì.
Raccontare con le parole è inadeguato e non lo farò.
Racconterò il bere.
Quando era a fare la spesa, è stato attratto da due scatole che gli hanno ricordato l’infanzia: la cristallina e l’idrolitina. Le ha viste, si è commosso e le ha acquistate.
Al momento della cena, ha preparato e servito l’acqua addizionata di cristallina.
Non la ricordavo così, praticamente una boccata di sale.
Di fatto, una notte con la gola arsa.
Oggi ore 14, il momento in cui tutti sono a pranzo, per me no. Sto camminando per rientrare in sede. Temperatura ideale, colori accesi, primavera piena. Passo davanti al Vivoli e subito la mente corre verso quei servizi di inizio estate, quelli sempre uguali che dicono: gli italiani amano il gelato, ne consumano circa 90 chili a testa per un giro d’affari di x milioni di euro. Lo preferiscono artigianale, ma non disdegnano quello confezionato.
Quindi la parola passa al nutrizionista che sempre, immutabilmente dice “il gelato non attenta alla linea, anzi, un gelato alla frutta è un perfetto sostituto del pasto completo”.
Per quanto mi riguarda, da sempre sostengo che il nutrizionista sia un po’ una fava. E’ ovvio che se uno mangia solo un gelatino alla frutta non danneggia la sua linea, ma vorrei capire chi può sostituire un pasto completo con un gelato. Però oggi davanti al Vivoli ho voluto testare la mia teoria, io contro il nutrizionista. Il mio pranzo: un gelato al pistacchio.
Per un po’ ho dato ragione al nutrizionista, mi stavo ricredendo, poi, venti minuti dopo. Quando ho sentito una voragine nel mio stomaco, ho cambiato idea.
Verso le 15,30 avrei preso a morsi un tavolino. Alle 16,00 ero già al banchino del lampredottaro.
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La discussione che risale ad un paio di settimane è stata affrontata fa 3 carnivori: Io, MM, intenditore di carne per tradizione familiare e Volpe, uomo di mondo, anche se non ha fatto il militare a Cuneo, ma a Bresso. Tenete a mente questo particolare, perchè in questo contesto la questione è rilevante. Ad un certo punto la discussione cade sulla cotoletta alla milanese, che secondo Volpe è carne di maiale, io ed MM lo riprendiamo dicendo che si sbagliava, perché si tratta di carne di manzo. Per avvalorare la propria tesi, noi facciamo riferimento alla nostra autorevolezza in campo alimentare, Volpe al suo anno al servizio della patria nei pressi di Milano. Successivi indagini fanno propendere per il manzo, anche se nel chiedere non è mancato chi è stato ingannato dall’a-pollo dell’autogrill. Oggi ho fatto la prova sul campo, nell’unico ristorante trovato nei pressi del palazzo di giustizia, ho ordinato prima risotto allo zafferano poi la cotoletta alla milanese. Ebbene quella che mi hanno portato a 2 persone sembrava maiale, mentre a me sembrava manzo. Ovviamente non l’abbiamo chiesto. Insomma, il mistero si infittisce.
Avete mangiato tanto e al momento di andare a letto vi sentite come se sul vostro stomaco si trovino 6 mattoni? Avete varie opzioni per alleggerire la situazione e cercare di rendere la rincorsa verso il sonno meno faticosa possibile:
una è la classica citrosodina (ora anche in comode bustine), un’altra è l’altrettanto classica tisana digestiva (anice stellato, finocchio, menta piperita ecc.).
Ecco, queste sono due soluzioni. Se poi per ottimizzare e cercare una soluzione ancora più efficace vi venisse in mente di mettere un po’ di citrosodina nella tisana, non fatelo. Fidatevi.
Un pezzo di lesso e altrettanti pomodori senza buccia e semi, cipolle equivalenti a tre mezzi del lesso. Aglio, salvia, rosmarino, sale, pepe, zenzero, un bicchiere di vino rosso e, se c’è meglio, del brodo.
Rosolare le cipolle, l’aglio, la salvia eil rosmarino quando prendono colore, aggiungere i pomodori, sale (poco se c’è il brodo da aggiungere dopo), pepe e zenzero. Dopo un quarto d’ora aggiungere il lesso tagliato a fettine sottili. Si versa un bicchiere di vino rosso e si mescola. Una volta evaporato il vino se c’è il brodo si aggiunge, quindi si continua a mescolare. E così via per un’ora a fuoco basso, basso, basso, ovviamente continuando ogni tanto a mescolare.
E’ il lesso rifatto o francesina. Questo nome pare sia un omaggio a Caterina de’ Medici, che quando sposò Enrico II di Valois esportò in Francia molte tradizione culinarie fiorentine. Se sta così era più logico che in Francia la chiamassero la Fiorentina e noi si continuasse a chiamarla con il nome originario.
Comunque sia il nome è la cosa meno importante, quella importante è che è il mio piatto di stasera.
Ci siamo quasi, la faticosa opera di filtraggio è stata sapientemente completata. Rimane solo da imbottigliarlo e questo sarà fatto giovedì sera.
Poi, dopo tanto lavoro e tanta pazienza, inizierà la parte migliore. Anche se l’esperto consiglia di attendere qualche settimana per permettere al liquore di ammorbidirsi.
Qui le puntate precedenti: prima parte e seconda parte.
Il fritto di per sè non era male, croccante e non unto. Fra la carne però, era decisamente sproporzionata la presenza del coniglio (che io non mangio) rispetto al cervello e al pollo. Pochissima, e questa è la nota negativa, era invece la verdura fritta, un po’ di zucchine e rizzati! niente fiori, carciofi, cipolle e patate.
Figline non è un paese con grandissime tradizioni. Ha una storia dignitosa, ma niente di più, certamente se tutto il mondo avesse lo stesso passato, gli archeologi morirebbero di fame.
Anche sotto il profilo culinario le cose non vanno diversamente, non a caso il piatto tradizionale figlinese è qualcosa che non appartiene alla nostra storia culinaria: la nana con i sedani. L’anatra e l’oca infatti vengono addomesticate per fini mangerecci dagli ebrei (l’oca di sicuro, sull’anatra non c’è unanimità), per poter sostituire l’immondo, per loro, maiale., d arrivano nei mercati fiorentini molto tardi, tantochè lo stesso Artusi quando espone le ricette con l’oca fa presente della sua difficile reperibilità sul mercato fiorentino.
Il problema vero della nana con i sedani però è un altro, infatti da un piatto con quel nome ci si aspetta che il meglio sia la nana e che i sedani siano solo un riempitivo di contorno. Non è così, il meglio sono i sedani, che preparati come delle polpettine, quando sono cucinati con cura, sono decisamente gustosi e si fanno mangiare con estrema facilità. Se il problema è questo, direte voi, la soluzione è semplice, basta mangiare i sedani e lasciare la nana. Non è così semplice, perchè la nana è tutt’altro che un piatto non gustoso, anzi. Il punto è che, è pesante, pesante, pesante.
Per questo motivo, anche in sussistenza di questi giorni di festa, ho deciso di fare il virtuoso e di lasciarla perdere, e di concedermi pasti più leggeri, come quello di fritto misto in programma stasera.
1-il tuo primo ricordo di te stesso cucinando?
non ricordo, è passato troppo tempo.
2-chi ha influenzato di più il tuo stile culinario?
la mamma
3- possiedi del materiale fotografico che possa provare un interesse precoce per il mondo culinario? te la senti di farcelo vedere?
Ho tantissime foto, ma o fotografo o cucino.
4- hai qualche fobia culinaria? un qualche piatto che solo a pensarci ti viene il sudore?
Il coniglio, per me è come un gatto.
5- il gadget in cucina che funziona meglio / quello che ti ha deluso di più?
L’unico che utilizzo, e neanche tanto è il frullatore.
La delusione sono i vari tritaghiaccio che negli anni ho acquistato e che mi hanno puntualmente deluso, per la granita non c’è niente di meglio della grattugia manuale per ghiccio.
6- un abbinamento cibario strano che mi piace e che probabilmente non piace a nessun altro… Forse la simmental con le patate lesse, melanzane e peperoni alla griglia, il tutto condito con sale, pepe, bacche, erba cipollina, prezzemolo, origano e olio, di quello bono.
7- quali sono le tre cose commestibili senza le quali non potresti vivere?
sono tante, una cosa che mangerei fino a scoppiare è il lesso rifatto, una fiorentina fatta bene, come primo direi la carrettiera, che nella sua semplicità è il primo che preferisco.
8- tre domandine al volo:
il mio gelato preferito:
pistacchio;
non mangerei mai:
coniglio vedi sopra;
il mio piatto/firma:
il filetto di manzo al curry;
9 – la cosa più assurda che hai mai mangiato:
All’estero, in Thailandia, ho mangiato qualcosa che era molto simile ai vermi. In Italia le lumache la sugo, ma non sono poi una cosa strana. Per i non fiorentini il lampredotto.
La passo a tutti quelli che vogliono farla e alla Chica che non mi vuole bene e dopo questo assist cambierà idea.
Il cece rosa e le seppie stanno benissimo insieme.
Questo post è dedicato a tutti quelli che dicono, che a frequentare questo blog non si impara mai nulla d’importante.
Se su google si digita ricetta nocino, escono fuori decine di metodi, e il bello è che sono tutti diversi: da chi utilizza i chicchi di caffè, a chi mette il cognac nelle damigiane. Chi pesta le noci con il mortaio, chi le taglia a fette, chi conserva le damigiane al buoi, chi sotto il sole, chi lo imbottiglia dopo un mese e lo mette sotto la ceralacca. Non manca nulla persino il rito esoterico secondo cui le noci devono essere raccolte la notte di San Giovanni e che non vada bevuto prima di Natale.
Ovviamente ognuno è fermamente convinto che il proprio metodo sia quello giusto. Io, ovviamente uomo dai mille dubbi, non sono convinto di realizzare “il nocino”, sono però certo che sarà buonissimo. Anche se il rimestatore mi dice che lo zucchero tarda il processo di scioglimento.