Archive for ottobre, 2004

Nella classica delle foglie morte a cadere è stata una coppa

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Ieri è stata una bella giornata per il ciclismo, per due motivi:
1 il Giro di Lombardia è stato veramente bello;
2 da ieri non esiste più la Coppa del Mondo.

Il Giro di Lombardia è insieme alla Parigi-Roubaix la corsa più bella del calendario ciclistico e
ieri, dopo qualche anno, la gara non ha dato l’idea di essere il premio di consolazione del mondiale. Probabilmente in questo ha giocato un ruolo la distanza dal mondiale, due settimana rispetto ai 6 giorni delle ultime edizioni.
Comunque sia la classica delle foglie morte è stata bella ed appassionante. Molto è stato merito di Basso e Cuneo, che hanno mostrato di essere campioni veri, capaci di essere competitivi fino al termine della stagione e su ogni tipo di gara. Non starò qui a cercare inutili paragoni con campioni del passato, i due infatti per il prossimo anno promettono bene.
Mi dispiace per Basso che si chiede quando riuscirà a vincere una classica. Secondo me, se continua così, molto presto.

Veniamo al secondo aspetto. La fine della Coppa del Mondo è una notizia altrettanto bella. A me non piaceva, nonostante che sia stata vinta spesso da corridori italiani e che gli ultimi 3 anni l’abbia sempre vinta colui che si è dimostrato il migliore sulle gare in linea. Non piaceva perché snaturava le corse, perché spesso contava far perdere i rivali piuttosto che vincere. Questo valeva soprattutto nelle gare conclusive del calendario di Coppa.
Non mi piaceva perché risponde a logiche che vanno bene in sport come automobilismo, motociclismo e sci, dove le singole vittorie non creano il campione. E’ la vittoria del campione a dare lustro alla gara, nelle classiche ciclistiche è l’opposto, è la classica che dà lustro. Non c’è bisogno quindi di stilare graduatorie di merito. E’ un po’ come fare la graduatoria dei paesi che hanno vinto più premi Nobel. Non ha senso, il premio Nobel ha valore in sé, così nel suo ambito il Giro di Lombardia, trasformarli in addendi non gli si rende giustizia.
I motivi, per cui nel ciclismo ogni singola vittoria è un valore in sé, sono diversi, che ormai nel ciclismo le classiche stanno per compiere un secolo, che devono il loro nome ai posti specifici dove si corrono. Il Gp di Francia si può correre ovunque, la Parigi-Roubaix si può correre solo lì. I luoghi, meglio ancora i posti, nel ciclismo sono imprescindibili. L’ambientazione della Milano Sanremo non è ricreabile, non è esportabile, per capire il sapore della vittoria a Sanremo devi vincere lì. Negli sport a motore invece puoi vincere anche in mezzo al deserto cambia poco. Non credo sia un caso infatti che l’unica gara a motore che esce dell’anonimato è Montecarlo.
Ieri per fortuna questo tentativo si è concluso.
Dal prossimo anno ci sarà il pro-tour, che non ha ancora ben capito di cosa si tratta. Io, a dire la verità speravo che i francesi rispolverassero il Superprestige-Pernod. Gara a punti,che è esistita fino a circa 20 anni fa. basata sulla stessa logica della Coppa del Mondo, ma con la differenza che non interessava quasi a nessuno. Era poco più di un riepilogo, però il nome era di quelli che riempiono la bocca.

Bella notizia – Un ottimo neo Senatore

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Scuse al parroco di Samprugnano

Ci vorrebbe più pace, o almeno più arte –
dico al parroco di Samprugnano con molto rammarico
mentre guardo la carta intitolata ai santi
Vincenzo ed Anastasio della sua lettera inevasa
con l’amabile richiesta di versi
in onore del paese, in lode all’alveare umano
petroso vegetale da cui resto
lontano, di cui pure sono parte.

Dio sa se vorrei comporre una pagina
tutta luce e niente equivoca sostanza di passato,
miniata più che scritta come le tavole
lampanti-mistereriose dei sillabari.
Sarebbe veramente splendido. Del resto
per i figli, come me, della diaspora
il paese a pensarlo in lontananza
si arrocca nella sua fitta compagine,
nella sua memoria comune, nella sua comunione del presente,
realtà profonda fino a una profondità di favola
simile a tutto ciò che ci stupisce, e non è altro che la vita, la vita medesima.

Ma ora in questo tempo caotico
che arruffa la matassa serpentina
di pensieri poco limpidi, compresi, temo, i miei propri,
scriverla mi è molto difficile: e scritta
non sarebbe senza ombre che non voglio e che non merita.
Per questo lascio la parola ad altri, più nuovi, meno lavorati da ansie e rimorsi.

Mi comprendano i miei amici superstiti, mi scusino i miei morti.

1970, circa,
Mario Luzi

Dopo tanto tempo

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Domenica è il giorno di Fiorentina – Siena ed è quasi una prima volta. Fino a pochi anni fa infatti le due squadre appartenevano a due dimensioni diverse. Nazionale, a volte internazionale quella della Fiorentina, locale quella del Siena, che per vedere l’Arno dovevano giocare a Figline (io sinceramente non ricordo un Figline – Siena, però tale sfida è citata da un senese nello speciale di sky che celebra la A del Siena). Poi, visto che il calcio è come la vita, e la vita è fatta a scale, i ruoli si sono invertiti, quando il Siena è arrivato in A, la Fiorentina scivolata in C. Ora, finalmente, 56 anni dopo una sfida in uno pseudocampionato e 735 anni dopo Colle Val d’Elsa, le due città si incontrano di nuovo. Rispetto alle due situazioni citate, la situazione è sicuramente migliore, è un campionato vero e rispetto a Colle la situazione è sicuramente più rilassata.

Toro stop

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Dopo l’inopinata sconfitta di domenica sospendo i miei post sul Toro. Chiudo questo argomento dicendo che la vulgata granata ha assimilato questa sconfitta a quella del campionato 84/85 Torino – Verona 1-2. Sconfitta che poi risultò determinante nella lotta per il titolo. Visto che, appunto, all’epoca si lottava per lo scudetto certi paragoni mi sembrano quantomeno azzardati.

marciatore

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Ho attraversato ponti, guadato torrenti, superato asperità.

Quando siamo giunti, è cominciato a piovere.



Tanto!


fosse normale

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Le squadre normali di partite in questo modo ne perdono una ogni cinque anni. Se fossi tifoso di una squadra normale potrei quindi star tranquillo fino al 2009.
Non è comunque una domenica calcistica completamente da dimenticare, mentre infatti riprendevo la strada di casa e su tutto il calcio minuto per minuto fra un’azione da gol e un’altra dei granata, il conduttore ha dato notizia di un gol di una partita di C in schedina. Il marcatore era Soncin I°. Era almeno vent’anni, dai tempi di Maldera III°, che non sentivo chiamare un calciatore prima col cognome e poi con il numero, così come i papi ed i re.
Gli Inzaghi sono Filippo e Simone, così i gemelli Filippini, hanno un nome e un cognome. Non c’è un Filippini I° e un Filippini II°. Peccato è più bello e più eroico. Chiamare i fratelli con il numero poi, aiuta tutta la famiglia, se Sentimenti IV fosse stato chiamato e poi ricordato come Lucidio Sentimenti, i primi 3 sarebbero stati molto meno famosi. Non a caso pochi sanno che i fratelli Sentimenti che hanno giocato a calcio in serie A sono stati cinque. In famiglia poi c’era anche una sorella che non potendo giocare in serie A, sposò un calciatore. Ma questo è un altro discorso.
Insomma quando per radio ho sentito Soncin I° mi sembrava di essere in pieni anni 70. Quando poi ho visto in tv secondo tempo di Torino Piacenza, sono tornato esattamente nel 2004.