Grazie

Se ne è andata oggi. Il 6 gennaio. Dando un senso a tutte le volte che l’ho chiamata befana. Per un gatto con l’indole ribelle, tipica di chi viene dalla strada, si è trattato di uno sforzo notevole o forse di un gesto di riconoscimento per i 17 anni passati insieme.
Da circa due mesi era abbastanza chiaro che era questione di (poco) tempo. Come pure era evidente il peggioramento negli ultimi due giorni. Tantochè mi ripetevo sempre più spesso che “vederla finire di soffrire sarebbe stato un sollievo”. Una litania che ovviamente non ha funzionato, e l’ho capito subito stamani, alle 6 quando ha iniziato a muoversi, con una velocità persa da tempo, fra i vari luoghi della casa dove era solita passare ore ed ore a dormire, come se stesse cercando in una di quelle zone che in questi anni hanno rappresentato per lei delle oasi di tranquillità, un modo per alleviare quei dolori che la stavano consumando. Tutto questo è continuato fino alle 8 quando ha vomitato una quantità enorme di liquido di un odore nauseabondo, quindi ha fatto qualche passo e si è accasciata. Io mi sono messo accanto cercando di trasmettergli quella forza e quel coraggio che non gli è mai mancato. Tutto questo è durato al massimo dieci minuti, sul momento il tempo non passava mai.
Non c’è molto altro da aggiungere. Prima di lei, non amavo i gatti, anzi. Ora invece posso dire l’opposto. La compagnia dei gatti migliora l’uomo, con me almeno è andata così.









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