Qualche giorno fa, ormai una decina per la verità mentre ero allo stadio a vedere la partita “insieme per Borgonovo” iniziai a discutere con un mio amico sulla crisi finanziaria e su quanto lui fosse preoccupato. Mi rispose che non lo era “che mi frega, io ho solo debiti verso la banca”. Siccome non è l’ultimo degli sprovveduti, anzi è una persona di grande preparazione, ebbi la percezione che il fenomeno nella sua interezza non fosse compreso a pieno.
Questa crisi non riguarda il fallimento di una banca, ma, a mio avviso, il crollo di un sistema, o forse della fine della civiltà occidentale. Il sistema fondato sulla locomotiva USA, gonfiato a dismisura dalla finanza è esploso. I subprime, l’acquisizione di aziende attraverso un improponibile moltiplicatore dell’ebit, lo stop al “mark to market” la soluzione individuata domenica 12 dai grandi, sono sempre la stessa risposta riproposta con nomi diversi: creazione di ricchezza fittizia. Che altro non è che quanto è accaduto qualche anno fa nel mondo del calcio con le plusvalenze. Quando ci si accorse che con gli utili di bilancio generati dalle plusvalenze non si pagavano gli stipendi e i fornitori, il sistema si fermò. Non crollò perché i debiti furono spostati altrove e fatti pagare da qualcun altro. Quelli erano debiti all’interno di un mondo che era all’interno di altri mondi. Questi debiti però, quelli di oggi non si possono spostare.
Prima di dire cosa può succedere però è giusto specificare una cosa. Non c’è un gruppo che ha goduto di questa situazione e qualcuno che ne ha sofferto, in qualche modo ne abbiamo tratto vantaggio tutti. L’economia USA si espandeva e la sua domanda creava benessere in tutto il mondo occidentale: Europa, ma anche in Cina e in India che crescevano senza freni.
Per dirla in termini banali tutto il sistema, cioè tutti noi, o molti di noi, abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità. Il problema è che oggi che è il momento di pagare quei debiti, non ci sono i soldi per farlo.
E’ prevedibile quindi che ci sarà un grosso ridimensionamento, chi ha molto dovrà accontentarsi di abbastanza, chi ha abbastanza dovrà accontentarsi di poco. Per questi gruppi si tratta di bere o affogare, quindi probabilmente berranno: meno vacanze, meno telefonini, meno cene al ristorante.
Chi ha poco però non è pensabile che si accontenterà di avere nulla.
Da qui forse il vero problema, oggi anche il nostro welfare è al di sopra delle nostre possibilità, figuriamoci se ci sono le condizioni per ampliarlo. Per cui affrontare le tensioni sociali che si manifesteranno diventerà il tema del futuro prossimo.
L’unica consolazione è che di solito quando le civiltà sono al tramonto, di solito arrivano i barbari conquistatori. Questa volta però all’orizzonte non ci sono eserciti con la lancia e le clave. C’è però, come varie personalità, fra cui il nostro Presidente del Consiglio Berlusconi, hanno fatto notare, la questione dei fondi sovrani.
I fondi sovrani sono fondi di investimento controllati direttamente da alcuni paesi. Nazioni dove la democrazia e la redistribuzione della ricchezza non sono delle priorità.
E’ evidente che se questi fondi prendessero il controllo di molte banche e quindi del sistema creditizio di un paese, non si tratterebbe di un’operazione neutra per quel territorio. Orientare l’accesso al credito significa orientare le linee di sviluppo di un’area, se non di un paese intero. La questione però riguarda anche altre aziende, pensiamo alle aziende di comunicazione a quelle tecnologicamente avanzatissime (quelle che producono armi, per essere chiari). Insomma la questione dei fondi sovrani è tutt’altro che una questione da trascurare, bene quindi ha fatto Berlusconi ha sottolineare l’attenzione su questo tema, anche se, come al solito, lui l’affronta pensando prima alle sua cose che al suo paese, e, aggiungo, il miliardo utilizzato da Gheddafi per entrare in Unicredit probabilmente è uno dei cinque che gli ha dato Berlusconi stesso.
Questo però non è il punto centrale. La questione rilevante è cosa potrebbe accadere al nostro sistema se un numero particolarmente alto di aziende strategiche passasse sotto il controllo di governi stranieri. Io non ne ho idea, a breve penso molto poco, nel medio lungo periodo forse avremo dei cambiamenti nel nostro sistema politico, lo stesso concetto di democrazia probabilmente muterebbe, in che modo però forse è ancora presto per dirlo. Fare previsioni è sempre molto difficile, basta pensare a tutti quelli che fino ad un paio di mesi fa ci dicevano di stare attenti ad India e Cina, quando l’unico soggetto a cui dovevamo prestare attenzione eravamo noi stessi, ma nessuno, da tutti i premi Nobel dell’economia in giù ci aveva detto di farlo.