miti

by Franco Bellacci

È veramente difficile oggi per un bambino avere un mito sportivo. Se sceglie un ciclista la cosa più probabile è che nel giro di una stagione, lo vedrà circondato di poliziotti che lo stanno portando da qualche parte, comunque via dalle corse.
Un po’ meglio se sceglie un calciatore, ma anche in questo caso i problemi non mancheranno, molto rapidamente scoprirà che la cosa che più preme al suo idolo non è sfondare le reti degli avversari, ma trombarsi il numero più alto possibile di soubrette. Un limite, che quando il bambino raggiungerà una certa età imparerà a comprendere. Il problema grosso, oggi nell’investire in uno sportivo per elevarlo a livello di mito, è che c’è la concreta possibilità che dopo 20 anni, l’idolo decida che è pronto per un reality dove dovrà correre nei sacchi per conquistare un piatto di bacche.
Comportamenti non consoni ad un mito.
Oggi ho visto Beckenbauer. Per prima cosa ha superato l’età dei reality e questo è già un punto a suo favore, poi anche quando cammina, sembra sempre pronto a dirigere la difesa. Insomma quando me lo sono trovato accanto, non ho resisitito e gli ho detto che nel mio passato calcistico “lui era la mia ispirazione, peccato, non aver raggiunto i suoi livelli”. Lui mi ha risposto, che “quando si gioca da bambini l’importante è divertirsi”. La risposta del mito assoluto forse doveva essere un po’ diversa del tipo “è in buona compagnia, ci hanno provato in molti a fare il libero, come l’ho fatto io. Non me ne vengono in mente molti, che hanno raggiunto i miei livelli”.

P.S. Platini ha l’iphone