oggi

by Franco Bellacci

Quando ho saputo della tragedia, ho deciso che non sarei andato allo stadio. Dopo pochi minuti però ho cambiato idea, ho pensato che quello che era accaduto non aveva nulla a che vedere con il calcio, che se non fossi andato, i violenti avrebbero raggiunto un altro risultato, quello di condizionare la vita degli altri. Inoltre, non andando avrei dato forza a chi, per anni, si è preoccupato di far vedere che sta facendo qualcosa contro la violenza negli stadi, piuttosto che farla per davvero.
Quindi anche se con lo spirito a disagio, parto per Firenze.
Allo stadio vengo a sapere qualche notizia in più e soprattutto sento la dichiarazione del Questore di Arezzo, che a poche ore dal fatto, lo definisce “un tragico errore”. Poi inizia la partita, a Bergamo invece qualcuno pretende, con la forza, di assurgere al ruolo di interlocutore delle istituzioni e, il bello, anzi il brutto è che ci riesce.
La confusione è totale.
A Roma infine, nel tardo pomeriggio si scatena la guerriglia.
Non ho le idee chiare, di certo c’è solo un povero ragazzo ucciso.
Il resto sono solo pensieri. Principalmente riguardano il ruolo delle istituzioni, quelle vere, che dovrebbero cambiare strategia: smettere di combattere i tifosi violenti e iniziare a combattere i violenti, se poi questi hanno una sciarpa di una squadra di calcio al collo oppure no, non deve essere rilevante.
Poi c’è la questione dei conflitti sociali, che, come abbiamo visto oggi, probabilmente chi dovrebbe, non sa come affrontarli.


Rss Commenti

7 Commenti

  1. l’unica strategia perseguibile è quella che sradica dagli stadi queste bande. Con tutti i mezzi leciti possibili. Quanto alla vicenda di Gabriele, non se ne sa abbastanza. Ma è avvenuta in un posto lontano dagli stadi, il che implica diverse cose. La prima che viene in mente è che le misure (che sappiamo insufficienti) non possono essere giudicate alla luce di quello che è successo in un posto che va tutelato in altro modo, rispetto allo stadio. Ma questo è un altro problema, che forse relega in un angolo il dramma di Gabriele. Quello che è accaduto a Roma è gravissimo. E’ l’attacco aperto e sfrontato all’autorità dello stato. Non si può far finta che si tratti solo di guppi da stadio, capitolo sottoculture urbane.

    #1 pank
  2. con la frase “i violenti avrebbero raggiunto un altro risultato” ti riferisci ai poliziotti; presumo.

    #2 fai te
  3. Pank io sono d’accordo, però sarebbe opportuno per uscire dalla logica perversa delle bande.
    Però, secondo me, è fondamentale uscire dalla logica delle bande, quella del “noi contro voi” che è demenziale, ma che le istituzioni non fanno nulla per superare. Mi spiego, negli stadi si accede solo con biglietti nominativi in posti fissati e inoltre è presente un sistema di registrazione video che permette l’identificazione di chiunque. In assenza di queste condizioni, lo stadio non è a norma. Nonostante questo, l’unico comportamento illecito punito personalmente fino ad ora è stato quello del tifoso juventino che aveva lanciato un mortaretto in campo e solamente per l’intervento degli altri tifosi. Per la altre questioni si è sempre deciso di intervenire sul gruppo, del tipo: a Napoli lanciano una bottiglia in campo, si squalifica il settore intero. A Milano si espone uno striscione dal contenuto razzista, viene chiuso il settore.

    #3 franco
  4. no, fai-te, forse non sono stato chiaro. Se io non fossi andato allo stadio, i violenti avrebbero raggiunto il risultato di cambiare le mie scelte e le mie azioni.
    Secondo me, la violenza vince quando modifica i comportamenti degli altri.

    #4 franco
  5. Maledetta disinformazione Figurati che ieri sono riusciti a farmi credere che il gesto più violento lo avesse compiuto un poliziotto.

    #5 fai te
  6. ieri a mezzogiorno quando è iniziata a circolare la notizia, le prime informazioni raccontavano di scontri violenti fra tifosi con un morto. Le mie considerazioni sull’andare sull’andare o non andare allo stadio, venivano prese sulla base di quelle informazioni, che evidentemente erano incomplete.
    non c’entra nulla la disinformazione. io non informo, volevo solo raccontare la mia giornata di ieri, e il mio punto di vista.

    #6 franco
  7. Infatti quello che dico io è che ieri alle 12:00 venivi disinformato e non informato. Gravissimo che a farlo avessero un ruolo fondamentale la Questura e il Viminale. Avrai sicuramente letto l’articolo: La catena degli errori. Nel caso ti fosse sfuggito:
    http://www.repubblica.it/2007/11/sezioni/cronaca/tifosi-morto-1/tifosi-morto-1/tifosi-morto-1.html

    #7 fai te

Lascia un Commento