oggi

by Franco Bellacci

Quando ho saputo della tragedia, ho deciso che non sarei andato allo stadio. Dopo pochi minuti però ho cambiato idea, ho pensato che quello che era accaduto non aveva nulla a che vedere con il calcio, che se non fossi andato, i violenti avrebbero raggiunto un altro risultato, quello di condizionare la vita degli altri. Inoltre, non andando avrei dato forza a chi, per anni, si è preoccupato di far vedere che sta facendo qualcosa contro la violenza negli stadi, piuttosto che farla per davvero.
Quindi anche se con lo spirito a disagio, parto per Firenze.
Allo stadio vengo a sapere qualche notizia in più e soprattutto sento la dichiarazione del Questore di Arezzo, che a poche ore dal fatto, lo definisce “un tragico errore”. Poi inizia la partita, a Bergamo invece qualcuno pretende, con la forza, di assurgere al ruolo di interlocutore delle istituzioni e, il bello, anzi il brutto è che ci riesce.
La confusione è totale.
A Roma infine, nel tardo pomeriggio si scatena la guerriglia.
Non ho le idee chiare, di certo c’è solo un povero ragazzo ucciso.
Il resto sono solo pensieri. Principalmente riguardano il ruolo delle istituzioni, quelle vere, che dovrebbero cambiare strategia: smettere di combattere i tifosi violenti e iniziare a combattere i violenti, se poi questi hanno una sciarpa di una squadra di calcio al collo oppure no, non deve essere rilevante.
Poi c’è la questione dei conflitti sociali, che, come abbiamo visto oggi, probabilmente chi dovrebbe, non sa come affrontarli.