l’incentivo di genere
by Franco BellacciOrmai gli economisti italiani per farsi notare sembrano diventati gli studiosi del clima mondiale, per farsi notare devono spararla sempre più grossa. L’ultima è del duo Ichino Alesina, che per favorire l’occupazione femminile propongono di abbassare le tasse sul lavoro femminile e alzarle contemporaneamente su quello maschile, questa seconda azione non per ribadire l’operazione omofobica, ma per lasciare inalterato il gettito.
Sotto l’aspetto economico, l’approccio è inappuntabile: è meglio aumentare la tassazione di beni con offerta rigida (il lavoro maschile) rispetto a quelli con offerta flessibile (il lavoro femminile). In pratica, la mia sensazione però è che Ichino e Alesina prima di formulare la loro proposta, avrebbero dovuto fare un salto nel mondo reale e soprattutto chiarire meglio l’obiettivo. Alla base della loro tesi infatti, c’è la questione biologica e i problemi legati alla maternità: “lavorare fuori casa è più difficile per le donne che per gli uomini per motivi biologici e culturali Gli uomini non possono sostituirsi alle donne nella gravidanza e, piaccia o no, data l’attuale divisione dei ruoli nella famiglia e nella società, sono ancora le donne a occuparsi maggiormente dei figli”. Tanto da non far capire cosa si ripropongano di raggiungere: aumentare la presenza delle donne nel mondo del lavoro oppure tutelare la maternità?
Se l’obiettivo è il primo, aumentare il numero di donne che lavorano, la proposta è coerente, ha solo l’effetto collaterale di ridurre il reddito maschile, pensiamo ad esempio ai casi di famiglie numerose monoreddito dove lavora solo l’uomo, se oggi hanno problemi, con l’attuazione della proposta Ichino Alesina, dovendo pagare più tasse ne avrebbero di più, però non si può avere tutto.
Se invece l’obiettivo è la tutela della maternità, secondo me, la proposta non ha senso. Non perché la maternità, sotto il profilo professionale, non sia un problema. Il desiderio di maternità è argomento nei colloqui, come pure esiste l’inaccettabile pratica delle dimissioni in bianco (piaga che si potrebbe facilmente sconfiggere se le dimissione potessero essere sottoscritte su moduli rilasciati ad personam da un ente pubblico con una data di scadenza non superiore al mese). Di fronte a questo fenomeno la soluzione proposta, non sposterebbe di una virgola la situazione. Per dirla brutalmente, un imprenditore che oggi ha problemi con le donne con figli piccoli continuerebbe ad averli e li risolverebbe lavorando con donne senza figli.
Quindi se la proposta vuole tutelare la maternità, dovrebbe essere rivolta solo alle mamme e le future mamme.
Ma anche in questo caso è limitante, da quello che ho potuto vedere nella mia esperienza, non di mamma, ma quando mi sono occupato della gestione del personale, sulla gestione del personale, una donna, ma soprattutto una mamma con figli piccoli che lavora e ha già risolto i problemi del lavorare in nero e della precarietà, soprattutto ha bisogno di flessibilità nell’orario, in certi casi c’è la necessità di un part-time vero, di servizi di asilo lunghi quanto un orario di lavoro e quando è possibile del telelavoro.
Probabilmente sembreranno banalità, ma la realtà spesso è banale.
Come pure è altrettanto banale dire che se per le donne è più difficile entrare e progradire nel mondo del lavoro, sicuramente è più facile uscire, infatti per quanto riguarda le pensioni di vecchiaia, le donne maturano il diritto a pensione 5 anni prima degli uomini, e poi vivono anche di più.
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