cesure generazionali ed eredità pesanti
by Franco BellacciQuando la discussione cade lì “su Berlinguer ti voglio bene”, ci capiamo tutti, cinquantenni, quarantenni, trentenni. Quel film, quei modi di dire, le citazioni hanno attraversato le generazioni o ognuno se le è fatte proprie. Probabilmente il quasi cinquantenne un po’ fanatico, dirà che comunque che il nostro è un apprezzamento di maniera, che comunque non possiamo comprenderlo appieno perché quel film non è rivolto a noi under 40, ma a loro perché parla a loro, anzi sono loro “quelli lì, siamo davvero noi!”
Comunque sia, è evidente che i riferimenti culturali, quando sono significativi attraversano le generazioni. Se questo è vero però, è una delusione vedere il film “scrivimi una canzone” insieme ad una under 30. Già dalla sigla iniziale, il video-parodia (che però sembra più vero di quelli veri), sarà molto apprezzato dall’over 35, mentre l’under 30 lo vedrà come può vedere una puntata dei pronipoti o gli antenati di Hanna e Barbera, come qualcosa di divertente, ma che non ha nulla a che vedere con il mondo reale. Ora, io non so esattamente cosa vuol dire tutto questo e perché una frase come “il prossimo che dice leccamelo, lo sfondo” attraversi le generazioni, mentre il ballo degli Wham e le pettinature dei Duran Duran rimangano patrimonio esclusivo di chi l’ha vissuta in prima persona? Se però la questione sta nei termini di come li ho compresi io, cioè che la musica degli ’80 è una nostra esclusiva, mi dico che poteva andarci anche un po’ meglio.












