Alla domanda sul motivo perché esistano fenomeni violenti intorno al nostro calcio, la risposta, a mio avviso, è semplice. Chi aveva il potere di intervenire ha ritenuto che i costi in termine di ordine pubblico, di incidenti e danneggiamenti vari non fossero tali da richiedere un intervento risolutivo sulla questione. Per questo si è preferito interventi come quelli previsti dal “decreto Pisanu”, efficaci per indire conferenze stampe e creare disagi ai tifosi corretti, ma inutili verso i violenti. Se non dannosi come nel caso dei tornelli. Chiunque infatti abbia un minimo d’esperienza nel campo dell’ordine pubblico infatti vi dirà che i tornelli, in quella terra di nessuno che è il settore ospiti, con la situazione attuale, possono solo essere un pericolo.
Quello che invece le autorità si sono sempre guardate di fare è stroncare quella sorta di meccanismo premiante nei confronti delle tifoserie violente: Per loro infatti, nel nome dell’ordine pubblico, si è tolto il posto allo stadio ai tifosi che avevano acquistato il biglietto per fare posto a loro, si è spostato orari e sedi di partite. Come pure, in passato sono state iscritte squadre ai campionati che non avevano i requisiti per essere ammesse. In pratica, per le tifoserie corrette esistevano le regole, per quelle violente le eccezioni, ed erano eccezioni che avvantaggiavano chi agiva male o minacciava di farlo.
Che fare dunque? Una cosa semplice applicare le leggi che esistono già. Non serve nessuna legge speciale per punire gli atti violenti. Poi bisogna evitare l’errore della generalizzazione: “siamo tutti colpevoli”, “dobbiamo vergognarci” ecc.. Io non mi sento colpevole di niente, non ho nulla di cui vergognarmi, come me la stragrande maggioranza dei tifosi. Al di là di questo, occorre capire che un altro vantaggio di cui possono godere i violenti, è quello di potersi mimetizzare insieme agli altri. Non bisogna permettergli di nascondersi. Per questo l’ipotesi delle partite a porte chiuse è un errore clamoroso. Mette tutti allo stesso livello, fa pagare il giusto per il peccatore, e siccome non sta al giusto individuare il peccatore, il giusto darebbe al colpa al giudice, che non ha saputo fare il suo lavoro.
Se le autorità vogliono veramente sradicare la violenza, hanno l’occasione di farlo, hanno autorevolezza e l’opinione pubblica dalla loro. Questi crediti però rischiano di esaurirsi velocemente. Si preoccupino del risultato e lo facciano in silenzio, eviteranno così tentazioni pericolose.