Bocca e il lavoro precario

by Franco Bellacci

Giorgio Bocca nell’Espresso in edicola questa settimana (quello con in copertina la confessione e nello sfondo una moltitudo di giovani dentro un sacco a pelo) scrive “avrò cambiato in questi anni sei o sette immigrate ai fornelli, ma un bollito cotto da bollito, piemontese o emiliano, non l’ho più mangiato, sempre stopposo, sempre cotto al punto sbagliato”.
Ma se gli piace tanto il bollito emiliano, non poteva assumere una cuoca di Modena, che così evitava di licenziare talmente tante persone da dover perdere il conto? 
Che uno gli viene da chiedersi come siano andate le cose. Quanto tempo avrà impiegato a cambiarle? Poi queste sei/sette storie, come saranno andate?
L’immigrata, che assunta da un giornalista anche famoso, pensa finalmente di aver passato il peggio. Quindi l’incontro, Bocca che gli dice che per lui l’importante è che sappia cucinare il bollito. Piatto sconosciuto a metà degl’italiani figuriamoci ad un extracomunitaria.
La giovane ci prova, ma il risultato è quello che è. L’avrà licenziata subito, oppure avrà concesso una seconda chance?


Rss Commenti

3 Commenti

  1. Ho fustigato più d’un muso giallo per non aver ben dosato il pepe nel caciucco. Ai negri della cassouela ho concesso un periodo di studio di tre mesi in un cpt.

    #1 sarmigezetusa
  2. Giorgio Bocca mi sta sulle palle perché ha sostenuto le leggi raziali del ‘38 (http://www.romacivica.net/novitch/LeggiRaz/promulgatori.htm) e per una cosa del genere non avrebbe più dovuto farsi vedere in giro dalla vergogna, invece è sempre lì. Cosa vuoi che abbia da dire uno così? Scusa Franco ero passata solo per un saluto è mi è scattata l’indignazione poltica… è che Bocca proprio non lo reggo.

    #2 gattasorniona
  3. Gli stronzi ci mettono sempre troppo tempo a passare a miglior vita…. guarda Andreotti.

    #3 SalParadise

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