Bocca e il lavoro precario

by Franco Bellacci

Giorgio Bocca nell’Espresso in edicola questa settimana (quello con in copertina la confessione e nello sfondo una moltitudo di giovani dentro un sacco a pelo) scrive “avrò cambiato in questi anni sei o sette immigrate ai fornelli, ma un bollito cotto da bollito, piemontese o emiliano, non l’ho più mangiato, sempre stopposo, sempre cotto al punto sbagliato”.
Ma se gli piace tanto il bollito emiliano, non poteva assumere una cuoca di Modena, che così evitava di licenziare talmente tante persone da dover perdere il conto? 
Che uno gli viene da chiedersi come siano andate le cose. Quanto tempo avrà impiegato a cambiarle? Poi queste sei/sette storie, come saranno andate?
L’immigrata, che assunta da un giornalista anche famoso, pensa finalmente di aver passato il peggio. Quindi l’incontro, Bocca che gli dice che per lui l’importante è che sappia cucinare il bollito. Piatto sconosciuto a metà degl’italiani figuriamoci ad un extracomunitaria.
La giovane ci prova, ma il risultato è quello che è. L’avrà licenziata subito, oppure avrà concesso una seconda chance?

quando il governo sbaglia

by Franco Bellacci

Questo governo fa molte cose giuste a volte però la fa fuori dal vaso.
Uno di questi casi è il decreto che rende illegale negare l’olocausto.
Ho letto molti pareri, anche molto complessi, quasi tutti contrari. Una cosa di cui non so se rallegrarmi o meno, sono contento che molti critichino questa legge, mi rincresce che il nostro governo non abbia riflettuto nello stesso modo.
Per me la questione in realtà è molto semplice. La storia non si fa con i decreti, né con le leggi. La Storia si fa con la ricerca, la critica e l’analisi. Se oggi accettiamo questo principio, cioè che sia una legge a dirci cosa è esistito e cosa no, cosa è stato bene e cosa è stato male, domani una qualsiasi maggioranza potrebbe raccontarci il passato come preferisce e questo ovviamente è bene evitarlo.
Domani racconterò quanto è stato bravo il governo con le sue liberalizzazioni.