Bocca e il lavoro precario
by Franco Bellacci- Published:Gennaio 28th, 2007
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Giorgio Bocca nell’Espresso in edicola questa settimana (quello con in copertina la confessione e nello sfondo una moltitudo di giovani dentro un sacco a pelo) scrive “avrò cambiato in questi anni sei o sette immigrate ai fornelli, ma un bollito cotto da bollito, piemontese o emiliano, non l’ho più mangiato, sempre stopposo, sempre cotto al punto sbagliato”.
Ma se gli piace tanto il bollito emiliano, non poteva assumere una cuoca di Modena, che così evitava di licenziare talmente tante persone da dover perdere il conto?
Che uno gli viene da chiedersi come siano andate le cose. Quanto tempo avrà impiegato a cambiarle? Poi queste sei/sette storie, come saranno andate?
L’immigrata, che assunta da un giornalista anche famoso, pensa finalmente di aver passato il peggio. Quindi l’incontro, Bocca che gli dice che per lui l’importante è che sappia cucinare il bollito. Piatto sconosciuto a metà degl’italiani figuriamoci ad un extracomunitaria.
La giovane ci prova, ma il risultato è quello che è. L’avrà licenziata subito, oppure avrà concesso una seconda chance?












