zacchete IV

by Franco Bellacci

E’ come quando estrai l’auricolare dalla tasca dei pantaloni, che è un po’ appallottolato, tiri le estremità e in quel momento ti rendi che il filo non è abbastanza lungo per tenere la cuffia all’orecchio e il telefono ad un’altezza tale da non anchilosarti il braccio. Allora pensi che l’unica soluzione è quella di sciogliere i nodi, perché i tentativi di risolvere la situazione tirando i fili, in realtà l’hanno solo complicata. Con calma e metodo inizi a sciogliere i nodi, anche se all’inizio per ogni nodo sciolto, sembra che ne compaiano tre.
La vicenda Telecom, forse per assonanza, mi sembra più o meno uguale, uno prova a venire a capo di una questione e ne compare subito un’altra, che rimanda ad un’altra e così via, ci si perde senza capire nulla. Una situazione ideale per chi deve rimestare nel torbido.
Prendiamo il caso di De Santis, l’ex arbitro di calcio. Qualche giorno fa, ha denunciato di essere stato pedinato, una vicenda che lo ha “schifato”. Far pedinare le persone e in generale investigare su di loro non è certo una bella cosa, però se questo è servito a schifare” De Santis, almeno è servito a fargli sentire quello che settimanalmente provavano milioni di tifosi a vedere le sue performances arbitrali.
In tutto questo però vorrei capire una cosa, cosa c’entra tutto questo con le partite? In realtà lo so bene, in tutto questo caos dove le proprie ragioni ognuno se le fa a forza di apparizioni tv, articoli sulla stampa, rinfacciando le colpe altrui, il caos serve a creare quella zona vasta di grigio totale, dove tutto e tutti sembrano uguali. Per questo è fondamentale la memoria, che non servirà a salvare il sistema, ma almeno serve a capire che c’è chi vuole prenderti per il culo.
E io per fortuna, mi ricordo. Ricordo cosa succedeva in campo. Cosa sono stati gli ultimi anni nei campi di calcio. Oggi sembra tutto dimenticato, ma c’erano calciatori che godevano di totale immunità, metri completamente diversi, a seconda del colore delle maglie per cartellini gialli, rossi, rigori e punizioni.
Oggi tutto questo sembra dimenticato.
Anche perché a me sembra che questo non accada più, sicuramente non accade più con l’indecenza degli ultimi anni.
Se il campo però oggi sembra un mondo ripulito, sul resto non ci scommetterei. Le logiche su cui è stato strutturato il sistema di calciopoli sono per buona parte ancora in piedi: i diritti tv soggettivi, la demonizzazione dei tifosi, la mancanza di autorevolezza dei vertici, al di là del neocommissario FIGC che non conosco, media che per un grammo di share intervisterebbero anche Lucifero. Tanta roba per sperare in una svolta etica.
Intanto però il campionato va avanti. Il Toro ha pareggiato a Reggio Calabria. Senza voler tirare fuori la solita parafrasi di Armstrong (l’astronauta), pare che sia andata proprio così, almeno a sentire i calciatori, che però hanno avuto la bontà di dirlo a fine partita, a risultato raggiunto. Una sconfitta, a sentire loro, avrebbe avuto esiti drammatici.
Io, nei dieci minuti in cui la squadra era sotto di un gol, evidentemente ignaro degli effetti della sconfitta, mentre con un occhio guardavo i mondiali di ciclismo e con l’altro la partita, cercavo di trovare dei risvolti positivi e come al solito dovevo inventarmi delle balle.
Come dopo la sconfitta di Udine: è bene perdere – mi ero detto – dopo gli ultimi 4 mesi quando è successo tutto il desiderabile, è bene riprendere un contatto con la realtà. Anche se la realtà delle sconfitte la conosco benissimo.
Dopo la sconfitta con il Siena, mi ero affidato ai ricorsi: lo scorso anno la prima sconfitta interna fu ad opera di una squadra toscana, fu l’unica e fu il momento in cui il Toro prese la ricorsa per un finale trionfale. Domenica, forse per la distrazione del ciclismo, non mi veniva in mente niente.
Poi per fortuna ha segnato Comotto e il problema si è risolto da solo.
Domenica, anzi sabato, arriva la Lazio direi che è giunto il momento della prima vittoria, non è più il momento dei regali.

ancora pochi giorni

by Franco Bellacci

clicca sull'immagineIl 3 ottobre scadono i termini per partecipare all’asta per l’acquisto di Villa Favard, l’ex sede di Economia e Commercio. La base d’asta è 25 milioni di euro, il deposito è di due milioni e mezzo, i rilanci sono di mezzo milione. Insomma con un po’ di soldi uno si porta a casa un pezzo significativo della cultura fiorentina, che oltretutto ha avuto un momento di gloria cinematografica. Una scena di Amici Miei infatti è girata proprio davanti alla villa, precisamente il momento in il Melandri va a riprendere i figli della sua compagna a scuola.

chi si ferma e chi va

by Franco Bellacci

Da sabato, dopo che mi sono pesantemente vendicato su una vespa (insetto), che si era testè introdotta nella mia camicia provocandomi due punture, di cui una all’altezza del petto, creando un effetto, se vistao di profilo “tetta quarta misura”, è successo questo:
la Vespa (mezzo di trasporto a 2 ruote) si è bloccata;
famiglia fiorentina, conosciuta che transitava dalle mie parti, è rimasta ferma con la macchina;
colleghi che sono venuti in ufficio sono rimasti bloccati in ascensore.
Non so se gli eventi sono collegati, ma è evidente una difficoltà di movimento  complessiva. A mia discolpa posso dire di aver seguito con totale dedizione la cavalcata vincente di Bettini e di nutrire oltretutto grande simpatia per Zabel e Valverde.

pillole di zacchete

by Franco Bellacci

Dopo 4 giornate L’Arezzo ha fatto zero gol e ne ha subiti zero: 4 partite, 4 zero a zero.

il nuovo

by Franco Bellacci

Quando vidi per la prima volta la pubblicità della Piaggiomp3 (lo scooter a tre ruote), pensai ad un nuovo tipo di promozione, che inizia trattando un prodotto inesistente un po’ folle, per aprire la strada al lancio di un modello tradizionale. Era l’unica spiegazione possibile, chi mai, infatti, pensavo potrebbe acquistare uno scooter che unisce ai tradizionali svantaggi delle due ruote (freddo, pioggia, animali con pungiglioni), gli svantaggi dei mezzi ingombranti? Invece no, era un mezzo vero, ideato, progetto, costruito, senza che a nessuno venisse il dubbio di cosa stessero facendo. Di fronte a questo pensai che forse non avevo capito io, che il mezzo avesse qualcosa di geniale che però nella pubblicità non riuscivo a percepire. Poi l’ho visto dal vero, però anche dal vivo c’è quel qualcosa che non riesco a percepire.

Zacchete III

by Franco Bellacci

Perché è sempre meglio dal vivo che su sky, perché così puoi stare in ufficio fino a tardi a fare quelle cose che richiedono concentrazione, perché per una sera uno può anche cenare leggero. Per questo e forse anche per altro che ora non mi viene sono andato a vedere Fiorentina – Parma.
Allo stadio mi rendo conto che per il clima più che settembre sembra aprile, metereologicamente non fa molta differenza, calcisticamente sì, a settembre si gioca la 3ª di campionato ad aprile la 33ª, e se a settembre si avverte il clima della 33ª vuol dire che è un clima di merda. Ieri 20 settembre ultimo giorno di un’estate terribile per i colori viola: dall’illusione della champions, l’entrata nello scandalo, la B, la A con penalizzazione, una sentenza sportivamente devastante accolta da una parte della tifoseria con dei festeggiamenti.
I tifosi sono confusi e preoccupati. I dirigenti sono scuri e perplessi, per la prima volta al completo in questa stagione, di fronte ad una tifoseria e una città che gli ha sempre garantito sostegno, ma che ieri ha inneggiato solo all’allenatore.
La Fiorentina di ieri deve fare molta strada per arrivare al livello di quella dell’anno passato, ma ci arriverà e comunque basterà anche meno per arrivare alla salvezza.
Il Toro pensavo che ieri facesse meglio, Jest, che ha visto la partita ha detto “così si può giocare a luglio”, “Comotto è tornato brocco”, “Zaccheroni non ci ha capito nulla” “la squadra è in confusione” “il 4-4-2 è un modello insostenibile che non lo fa più neanche il Barcellona” (me l’ha anche spiegato il motivo, il Jest [ho appena letto il referto del giudice sportivo e gli articoli sui nomi mi sono sembrati molto eleganti] che spiega i moduli con punti di forza e debolezza allevia anche una sconfitta inattesa), “siamo anche sfortunati”, “gli altri fisicamente stanno meglio” , “Fiore va a sprazzi”. Mi ha anche detto altro che non ricordo e altro che ricordo, ma sarebbe pleonastico aggiungere.

ipotesi su sms

by Franco Bellacci

Guido Rossi è un genio, appena arrivato a capo di Telecom Italia si è posto la domanda di come migliorare i conti. La risposta che si è dato è semplice, aumentare gli utili ricordandosi di un vecchio adagio “non si è mai impoverito nessuno puntando sulla stupidità della gente” e non mettendo tempo in mezzo ha ideato un messaggio via telefonino di circa 500 caratteri (3 sms) con alcuni presunti punti di debolezza del governo. In questo momento milioni di forzaitaliani lo stanno facendo rimbalzare per tutta la nazione solo a me ne oggi sono già arrivati 3.

Update, a precisa richiesta ecco lo sms “messaggio per comunisti: Ora che il tuo governo ha mandato i soldati in Libano, ora che sta per tagliarti le pensioni, ora che ti obbligherà a pagare con assegni, ora che ha liberato ladri, assassini e truffatori, ora che stabilirà per legge il periodo delle tue ferie, ora che aumenterà le tasse, taglierà i fondi ai comuni..Ammettilo: inizi a sentirti un pò coglione? Beh, qualcuno ti aveva avvertito. Un saluto e…fallo girare”

L’ho copiato come è arrivato, errori compresi. Evitate di chiedermi chiarimenti sulla storia degli assegni, che non saprei cosa dire e sulle ferie stabilite per legge anche qui no nso che dire se non che per qualche milione di persone è già così. Sulla storia della liberazione dei ladri, assassini e truffatori, se il riferimento è all’indulto, forse è bene ricordare che questo è avvenuto con il voto di 2/3 del Parlamento, compreso quello di chi ci aveva avvertito.

Presa di posizione 2

by Franco Bellacci

Credo sia doveroso che Firenze intitoli al più presto una via o una piazza ad Oriana Fallaci.

presa di posizione 1

by Franco Bellacci

Qui si sta dalla parte di Prandelli

Zacchete II

by Franco Bellacci

Giugno 1983, IVª ginnasio, l’anno scolastico si sta stancamente avviando verso la fine, una mattina però un compagno di classe arriva con una notizia bomba: “mia mamma ha sentito alla radio che l’Udinese ha acquistato Zico”. Anche se la realtà è completamente cambiata è un po’ come se una mattina il vostro compagno di classe arriva a scuola annunciando che l’Ascoli ha acquistato Ronaldinho. Prendete per matto lui e chi glielo ha detto. Rispetto al passato però c’è una differenza, c’è Internet, ci sono i telefonini, le tv e radio private che fanno informazione continua.
Allora non c’era nulla di tutto questo, c’era il giornale radio della mattina, poi il telegiornale della Rai. In mancanza di conferme e considerando la notizia incredibile, prendemmo per il culo il compagno e sua mamma. Almeno fino alle 13 quando scoprimmo che la mamma non era briaca di mattina: l’Udinese aveva realmente comprato Zico.
In realtà l’acquisto non fu semplicissimo, la Lega bloccò l’acquisto, ad Udine ci furono proteste e siflate, persino l’intenzione di giocare nel campionato austriaco: “O Zico o Austria” queste furono le scritte che si potevano nei muri della città. Per fortuna non ci fu nessuna secessione, Zico arrivò e tutti si accorsero dell’Udinese.
Una volta tornato a casa il fuoriclasse brasiliano, l’Udinese tornò nell’anonimato e si fece notare per la fantasia di combinare il bianco e il nero delle loro maglie e poco altro. L’altro si può anche tacere, perché si è quasi sempre trattato di scandali, che hanno portato penalizzazioni e squalifiche.
E’ dalla metà degli anni novanta, che diventa una protagonista del campionato di serie A. La ricetta in apparenza è semplice (però visto che nessuno è ancora riuscito ad imitarla, è bene sottolineare apparenza): una rete di osservatori di primissimo livello e la capacità di ottenere il 100% dai calciatori. Ogni anno sempre la stessa storia. I friulano acquistano molti giocatori, soprattutto stranieri, li valorizzano e poi cedono i migliori, che non sempre altrove sono all’altezza delle aspettative. Un mio vecchio collega viola e di sinistra diceva “prima di comprare un giocatore dall’Udinese comprerei un auto usata da Berlusconi”.
Lo scorso per la verità non è andata benissimo, lo sottolineo perché un po’ l’avevo previsto, a mio avviso infatti la scelta di Cosmi come allenatore era stata infelice. Cosmi infatti sarà pure bravo, ma, per me in Friuli è come un alieno. Prima viene eliminata goffamente dalla Champions, poi l’esonero di Cosmi, quindi lo spostamento, senza successo, dal campo alla panchina dell’eterno Sensini e finalmente Galeone per scacciare l’incubo della retrocessione.
Quest’anno nuova rivoluzione e nuovi giocatori. Contro il Toro ha mostrato tutta la solidità che mi aspettavo, come il Toro, una buona capacità di costruzione, come il Toro, una bassa propensione agli errori difensivi a differenza del Toro e una buona efficacia sotto porta, sempre a differenza del Toro. La somma delle somiglianze e delle differenze dà un Udinese – Torino 2-0, non fa una piega.
Perdere dai bianconeri non fa mai piacere, però si sopporta, mercoledì però ne arrivano altri di bianconeri, perdere due volte sarebbe inaccettabile.
Chiudo l’argomento Toro parlando di De Carlo l’allenatore del Mantova, che sabato ha sollevato una polemica inutile. Dopo la vittoriosa partita con il Pescara ha detto: “complimenti all’arbitro , l’avessimo avuto l’anno scorso nelle due finali ora in serie A ci saremmo noi”. L’arbitro in questione ha annullato un gol al Pescara mentre gli abruzzesi erano in vantaggio uno a zero ad ha concesso un rigore al Mantova. Io non ho visto i due episodi, la gazzetta dello sport però avanza dubbi sull’annullamento. Certamente se l’arbitro annulla gol regolari agli avversari è più probabile che le cose vadano bene. Comunque sia è bene ricordare che nella due partite contro il Torino il Mantova ha calciato 3 rigori, ha giocato gli ultimi venti minuti dei supplementari in superiorità e inoltre negli stessi supplementari l’arbitro ha concesso come recupero per un solo tempo sei minuti, il record mondiale per un tempo supplementare, che è un po’ come se per un tempo regolare venissero dati 18 minuti. Io di arbitraggi parziali credo di averne una certa esperienza, però non ho mai visto un arbitro favorire una squadra e nel contempo dare i rigori agli altri, espellere uno nella squadra che favorisce nel momento cruciale e dare un recupero da record. Mi chiedo solo cosa avrebbero fatto questi arbitri se fossero stati a favore del Mantova, scendevano in campo con il mitra per sparare ai giocatori del Toro?
A Firenze si respira un brutto clima, mercoledì arriva il Parma, una vittoria darebbe quella serenità che in questo momento è fondamentale. Un risultato negativo risveglierebbe fantasmi neanche troppo lontani.

i due Rossi

by Franco Bellacci

Se un paese che in pochi mesi deve fronteggiare due emergenze si rivolge sempre alla stessa persona, i casi sono due: questa persona è come Superman oppure il paese ha poche risorse.
Parlo ovviamente di Guido Rossi che in pochi mesi è stato chiamato prima come Commissario della FIGC poi come Presidente di Telecom Italia. Entrambe le imprese sono difficili da gestire singolarmente, ancora di più se uno vuole gestirle insieme, anche perché Rossi comincia ad avere un’età, 81 anni, in cui i tempi di recupero non sono velocissimi.
Come commissario FIGC fino ad ora ha dovuto gestire la fase dello scandalo, fase che si concluderà con l’arbitrato Coni e, tutto sommato, ad eccezione di un paio di errori, ha lavorato bene. Ora dovrebbe affrontare la seconda fase ancora più delicata della scrittura delle regole. Sinceramente è difficile pensare che possa continuare a svolgere il ruolo di commissario con quello di presidente Telecom. Al di là delle difficoltà logistiche, chi parla di conflitto di interesse non sbaglia. Telecom infatti oltre ad essere sponsor dei campionati A e B con Tim, possiede i diritti satellitari di 5 squadre di A, che ha ceduto a Sky e attraverso la7 trasmette con il digitale terrestre alcune squadre di A.
Spiego il concetto, la Fiorentina ha ceduto i diritti satellitari a Telecom e va sul digitale di la7, telecom quindi ha tutto l’interesse che la Fiorentina raggiunga dei buoni risultati. Siccome è bene che l’arbitrato sia al di sopra di ogni sospetto, è bene che chi è controparte della Fiorentina non abbia altri interessi che quelli di una sentenza giusta.
Rossi quindi deve scegliere se essere l’uomo della regole oppure quello che deve evitare l’affossamento di Telecom e siccome la società ha vari intrecci almeno con una squadra che andrà all’arbitrato è bene che scelga velocemente.
Oltretutto l’esordio nella doppia veste non è stato dei più felici,. Rossi infatti se ha potuto esercitare il suo ruolo al meglio, anche quando è stato oggetto di attacchi da parte di ministri della Repubblica, è stato anche merito dell’appoggio incondizionato che ha avuto dai più alti vertici dello sport italiano: Melandri, il ministro dello Sport, Petrucci, il Presidente del Coni. Ebbene al momento della nomina al vertice di Telecom non si è preoccupato di avvertirli. E’ stata una mancanza di sensibilità, che certamente non gioverà al prestigio dei due e c’è da essere sicuri, che al momento delle scelte, proseguire con un commissario o eleggere un Presidente e dei nomi, i tanti nemici che si sono fatti non mancheranno di farlo pesare. Rossi invece non avvertendoli ha anteposto il proprio ego all’istituzione e questo non è stato corretto.

Nel caso non sia stato chiaro in passato, oppure per chi è nuovo, dico che io non ho una grande simpatia per il Partito della Rifondazione Comunista. Mi piace poco a livello nazionale, per nulla a livello locale. Per sintetizzare, ma se a qualcuno interessa posso scendere anche nei particolari non mi va giù quell’atteggiamento da salvatori dell’umanità e quell’aria di chi ha sempre capito tutto. Individuarli è anche facile, sono quelli che raggiungono il massimo del godimento quando possono contestare, perché questo evidentemente li fa sentire più intelligenti e più puri. Però qualche volta hanno ragione, la commissione parlamentare sulle vicende del G8 di Genova è una richiesta sacrosanta. E i parlamentari, tutti da sinistra a destra, dagli oppositori a quelli di maggioranza, che hanno a cuore la storia di questo paese dovrebbero appoggiarla. Una commissione ha solo il compito di stabilire la verità e su quei fatti ci sono tante cose da scoprire. La prima su tutte, chi erano e dove sono finiti e black-block? Pareva che dovessero radere al suolo l’Italia e invece dopo Genova sono scomparsi: si sono estinti come i mammuth o sciolti come i templari? Altra domanda, è stata fatta un’indagine seria all’interno delle forze dell’ordine su quanto è accaduto nella Diaz e a Bolzaneto? Come italiano, ma lo chiederei con ancora più forza nel caso in cui appartenessi ad un corpo militare o di polizia, ho il diritto di sapere chi quelle notti ha reso Genova un territorio del Cile di Pinochet.

zacchete I

by Franco Bellacci

Quattro anni fa si chiamò “basta che non sia bianconero”, il racconto del campionato dal mio personale punto di vista. Quest’anno bianconero non dovrebbe essere e se lo sarà non sarà lo stesso bianconero. Le regole sono sempre le stesse finchè è un piacere va avanti, se diventa un peso si smette. Quattro anni fa si chiuse con il girone d’andata il Torino fece il suo peggior campionato di A di sempre.

Prima era tutto più semplice. L’ultima domenica di settembre finiva l’ora legale, pochi giorni dopo, il 1° ottobre iniziava la scuola e la domenica successiva il campionato di calcio. Il vero capodanno.
Poi è cambiato tutto, l’ora legale termina a fine ottobre, abbiamo smesso di andare e scuola (da un pezzo) e l’inizio del campionato è stato anticpiato fra la fine di agosto e l’inizio di settembre. Un inizio con data variabile, un po’ come nel capodanno cinese, comunque sia è l’ultimo riferimento.
Il capodanno e poi quest’anno in A c’è anche il Toro, dopo 3 anni di assenza e un fallimento, più che un capodanno una rinascita.
Il capodanno, la rinascita e un ritorno. Quest’anno infatti si torna al vecchio stadio, dopo 16 anni si torna a quello che un tempo si chiamava Comunale e oggi si chiama Olimpico, fra un po’, forse, si chiamerà “Grande Torino”, un nome stupendo anche se basta visitarlo una volta per dire che l’aggettivo grande a quello stadio non è quello che gli sta meglio.
Io l’ho visitato insieme a Jest, il giorno dopo la finale dei playoff, per entrare avevamo concordato una fine strategia, nel caso qualcuno ci avesse fermato per chiedere cosa stavamo facendo, avremmo detto che eravamo o tecnici del Comune, o ispettori Fifa, o agenti Uefa, o quelli del prato oppure tecnici delle luci. Una strategia inutile, perché nessuno ci fermò. Prima entrammo in una sorta di ambulatorio poi, finalmente, trovammo la strada delle tribuna e raggiungemmo quella che un tempo si chiamava “curva Filadelfia” quella dei gobbi. Piccolo sì, senza prato allora, ma era sempre il luogo dove avevano giocato Meroni, Ferrini, Pulici, era il posto dove in 220 secondi si segnò tre gol ai campioni juventini. Insomma un posto così non ti viene naturale criticarlo e siccome qualche critica la facemmo probabilmente c’era qualcosa che non andava.
La prima giornata prevedeva Torino – Parma. Per quelli come me che hanno cominciato con il campionato a 16 squadre, il nome Parma non è di quelli che fanno paura, anche se oggi è la quinta squadra con la più lunga anzianità in serie A. E anche oggi è non fa paura, qualche anno fa sì, quando il nome Parmalat suscitava rispetto, non come oggi che suscita tenerezza a tutti meno che agli ex-azionisti.
Un po’ di paura a me la faceva il tecnico Pioli. In questi anni infatti, il Toro ha avuto tre bestie nere, oltre a Romero: come squadra il Piacenza, come giocatore Mascara, come allenatore Pioli. Una squadra, un allenatore un giocatore che trovavano sempre il modo di fregarci.
E anche domenica sembrava che le cose dovessero finire così . Una partita che il Toro sembrava in grado di vincere, che voleva vincere, ma che ha seriamente rischiato di perdere. Da un momento all’altro sembrava che stesse per arrivare il gol, sensazione giusta quella del gol per l’aria, soltanto a segnare sono stati gli altri. Per fortuna la squadra non si è persa d’animo ed è ripartita alla ricerca del gol, che finalmente è arrivato. Partite così mi sembrava di averne viste altre lo scorso anno con l’Arezzo, qualche anno indietro con il Venezia e l’Atalanta. Queste partite sono continuate così, il Toro dopo il gol si galvanizzava buttandondosi in avanti alla ricerca del gol vittoria è finiva sempre che segnavano sempre gli altri. Domenica per fortuna è successo che il nostro gol è arrivato troppo tardi per buttarsi tutti in avanti e prendere il secondo gol.
Il gol del Torno l’ha segnato Stellone, ma il protagonista è stato un altro, né il giapponese Oguro, né il campione del mondo Barone, ma Comotto il figliol prodigo. Comotto l’avevo lasciato al termine del campionato 2004-2005 nella semifinale di ritorno dei playoff, contro l’Ascoli, il Toro aveva appena segnato e lui invece di esultare, aveva pensato bene di prendere a sputi un calciatore dell’Ascoli. L’arbitro lo vide e lo espulse. La conseguente squalifica gli pregiudicò la possibilità di giocarsi la finale con il Perugia, poi il successivo fallimento lo aveva sciolto del vincolo con la società. Quando si trovò a scegliere dove andare scelse proprio l’Ascoli. E lì lo scorso campionato è migliorato tanto. Domenica è stato il migliore.


Rimozione o antifurto?

bandiera inter

sventolerà anche il prossimo maggio?

E’ cretino come è logico pensare, oppure si tratta di una fine strategia per essere considerato incapace di intendere e di volere?

- 2

by Franco Bellacci

Mancano 2 giorni all’inizio del campionato, e succedono tante cose strane: intanto la serie B della Juventus, non è poi questo granchè. Da preoccuparsi direte voi, direi di no, aspettiamo le partite e poi, al limite, ci sarà la prova del nove: vedere le Panini, 2 juventini per figurina, è lì che la B si materializza, laddove i calciatori sono grandi la metà.
Poi ci sono gli juventini e i fiorentini, che vorrebbero che lo scudetto lo vincesse il Milan, anzi non si limitano a volerlo, godrebbero proprio. 2 condannate di calciopoli vorrebbero che a vincere lo scudetto fosse la graziata di calciopoli. Sono io lo strano?
Sabato non sarò allo stadio, forse sul momento mi dispiacerà, forse. Ora per nulla. Temo che non sarà una bella serata di calcio. Purtroppo Fiorentina – Inter arriva troppo presto, quando ancora i ragionamenti di pancia non hanno ceduto né a quelli del cervello, né a quelli del cuore. Spero che i fiorentini mi sorprendano in positivo.
Quelli che mi hanno sorpreso e che mi hanno fatto sentire fiero della mia fiorentinità sono quelli della marcia del ringraziamento.  Mantenere fede ad un impegno quasi trentennale è da grandi e Monte Senario non è proprio dietro l’angolo.
E infine il Toro, domenica sera. Sinceramente non riesco a capire quale sia la forza della squadra, non mi preoccupa il precampionato ridicolo, dove siamo riusciti a perdere con una squadra di B, una di C e una di D. Nonostante questo non se se la squadra vale il 15° posto o il 5°, o qualunque cosa stia nel mezzo.
Intanto De Biasi è stato esonerato, fosse stato per me, io l’avrei esonerato otto mesi fa. Cairo invece l’aveva tenuto ed i risultati diceva che aveva fatto bene. Come allenatore non mi entusiasma, soprattutto non mi piacciono le sue fissazioni, visto che si chiamano Orfei e Gallo.
Zaccheroni comunque mi pare meglio, sopratutto sono sicuro che non avrebbe mai messo in campo Melara al centesimo di Torino – Mantova.

profezia istantanea

by Franco Bellacci

O se ne piglia un secchio oppure finisce come nel ‘78