cose che funzionano
by Franco Bellacci- Published:agosto 21st, 2006
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- Category:io, me
Chi ha viaggiato con me anche poco, ma anche chi si è limitato a sentirli raccontati i miei viaggi, perché certi particolari chissà come mai non mancano mai, non gli sarà sfuggita la mia predisposizione al mal di mare. Ad eccezione di un battello su un canale e di una nave da crociera su un fiume, per quanto grande, non c’è mezzo di trasporto acquatico che non mi abbia dato problemi: dal peschereccio tailandese, al barcarozzo maldiviano, passando per l’autarchico gommone toscano, fino al vaporetto greco. Insomma per me, quando l’acqua fa una minima increspatura, navigare e vomitare sono due concetti contestuali ed indissolubili.
Ed è per questo motivo che qualche giorno scrutavo con una certa preoccupazione il mare decisamente mosso, il cielo grigio e il vento. La preoccupazione dipendeva dal fatto che quel mare io avrei dovuto affrontarlo poco dopo per raggiungere Ponza. Siccome l’uomo ha mille risorse, ripensai, ad un discorso che avevo sentito qualche giorno prima da “…io soffro il mal di mare, ma il cerotto dietro l’orecchio è miracoloso, è l’unica cosa che funziona”. Interpretai quella frase e il fatto che mi sia tornata in mente come un segno. Cercai una farmacia e acquistai i cerotti “transcop”.
Dopo circa mezz’ora di navigazione, mentre a me sembra di stare in un sala d’aspetto, vedo che il colore della pelle di molti vicini è virato verso il giallo-verdognolo, ma sono soprattutto le labbra che hanno perso colore e a tradire un certo malessere. E’ la prima volta che vedo il mal di mare dal di fuori, per me è qualcosa di assolutamente nuovo, un po’ come vedere l’erba dalla parte delle radici. Pochi minuti dopo inizia la processione verso la coda dell’aliscafo, il mal di mare ha colpito, prescindendo da età, sesso e stazza, in comune queste persone hanno il colore della pelle e il sacchetto in mano. Il brusio di inizio viaggio è scomparso, ora si sente solo il rumore delle onde che si infrangono e la voce di un membro dello staff che prova a dare indicazioni preziose “spostatevi, altrimenti vi vomitate addosso” seguite da parole di disappunto da cui si evince che i consigli non sono stati seguiti.E’ una processione che non termina, io mi do un paio di colpi sullo stomaco, per capire cosa succede, se ce l’ho ancora, se è congelato. Niente è sempre lì. Il cerotto deve aver creato una sorte di cortocircuito fra cervello e stomaco.
Quella comunicazione innescata dalle onde e che mi avrebbe portato in coda all’aliscafo questa volta non c’è. A volte ho la sensazione di essere circondato di cose che alla prima non funzionano mai, questa volta non è successo il “transcop” funziona, almeno con me.












