il moggiraudobettegaMoggi, Giraudo, Bettega, per amici e nemici “la triade” (cioè i vertice della mafia cinese), io invece per chiamarli ho sempre utilizzato il più amichevole “cerbero bianconero”, il cane a tre teste, Arrivarono a Torino nel 1994, quando Umberto Agnelli prese la guida della famiglia, e con una juventus in crisi di risultati, culminati due anni prima dall’esclusione per la prima volta dalle Coppe Europee.
Bettega fu scelto come uomo immagine. E già questo dice tutto, e la questione potrebbe terminare qui. Prendere Bettega come uomo di rappresentanza è come scegliere Alvaro Vitali per un concorso di bellezza.
Giraudo invece arrivò invece con il ruolo dell’uomo dei conti, sopratutto nelle vicende extracalcistiche. E per farli tornare non ha guardato in faccia nulla e nessuno.
Come quando pretese 200 milioni di cachet per far partecipare la squadra al “memorial Fortunato”, un torneo di beneficenza intitolato ad un ex calciatore della Juventus morto pochi anni prima a 21 anni di leucemia. Ad onor del vero, va detto che dopo questa vicenda che suscitò molto scalpore, la Juventus si è contraddistinta in iniziative di beneficenza soprattutto a favore dell’Ospedale Gaslini di Genova. Il meglio però Giraudo lo ha raccolto con le Tv, che oggi costituiscono la voce principale nella voce ricavi. Approfittando di un accordo con le milanesi e dello stato di sudditanza di quasi tutti i club di A e B, è riuscito a far avere alla juventus circa il 30% di tutti gli introiti tv. Anche con gli sponsor è stato impeccabile, riuscendo a spuntare contratti secondi solo a quelli del Bayern Monaco e Real Madrid. Il lato dolente, ma non è colpa sua, è il lato ricavi sotto il profilo biglietti venduti, le ragioni sono molte: stadio scomodo, tifoseria abituata male, 2 squadre a Torino. Il punto è che a vedere la Juventus, a parte un paio di partite l’anno, vanno pochi, pochissimi tifosi. Giraudo affronta la situazione a 360 gradi: spennando i tifosi nelle partite di cartello, complottando per la scomparsa del Torino, cercando di realizzare un nuovo stadio. Non uno stadio normale, lo stadio polifunzionale (mitica voce del calcio del terzo millennio che nessuno ha capito cosa cazzo voglia dire), come prima cosa progetta di farsi regalare dal Comune di Torino il Delle Alpi e ci riesce con un ricatto “o mi regali il Delle Alpi oppure la Juventus va a giocare in un’altra città!”. I lavori di ristrutturazione però sono sempre stati posticipati, e probabilmente non saranno mai effettuati. Ristrutturare uno stadio costa e tutto sommato alla juventus, qualunque sia il suo destino sportivo, va bene anche lo stadio olimpico “Grande Torino”.
Moggi, invece è l’uomo dell’area tecnica quello che deve trovare i calciatori buoni a poco e rivenderli a molto. Un obiettivo che riuscirà a raggiungere molte volte. Quando arrivò la sua fama d’indenditore di calcio era pari solo alla sua spregiudicatezza. L’Avvocato infatti oltre a non voler assolutamente venire in foto insieme a lui, a chi gli chiedeva le ragione dell’ingaggio una volta rispose “lo stalliere deve conoscere i ladri di cavalli”. La sua migliore capacità è/era quella di riuscire a prendere calciatori fino a poco tempo prima giudicati incedibili dalle proprie squadre e magari con lo sconto. Un’abilità con il trucco, scoperto in questi giorni. Qualche mese prima di iniziare la trattativa Moggi avvicinava direttamente, o tramite un suo scagnozzo, il giocatore e a questo consigliava di giocare male, di piantare grane in allenamento, di litigare con compagni e allenatore. Un metodo bastardo, non etico, ma efficace. Un metodo che di recente era stato denunciato da Rummenigge, direttore generale del Bayern Monaco che aveva definito Moggi con il termine di mafioso. Moggi però sa/sapeva che a scendere i campo non sono solo i 22 calciatori, ma che hanno un ruolo anche l’arbitro e 2 guardalinee. Gli arbitri hanno sempre esercitato un fascino su di lui e lui li ha sempre ricambiati. Nei primi anni alla permanenza juventina i suoi contatti erano sporadici. E’ con l’avvento di Baldas, alla designazione degli arbitri che c’è il salto di qualità. Non a caso il giorno di Juventus+Ceccarini di Livorno VS Inter aprile 1998, quella del rigore negato a Ronaldo, il designatore è in tribuna accanto a Moggi e Fabrizio Carroccia detto “er Mortadella” capo ultras. Le polemiche in coda a quel campionato costeranno il posto a Baldas, che sarà sostituito dal duo Bergamo Pairetto, in carica fino allo scorso campionato. Avvicendamenti che non scalfiranno per nulla la struttura messa in piedi al totale servizio di Moggi. Quando è stato interrogato dai magistrati si è difeso dicendo che lui ha agito per difendersi dai poteri forti. Proprio oggi si è scoperto che lo scorso anno, Pisanu, il ministro dell’interno in carica, lo chiamò perché lui si attivasse a favore del Torres. Complessivamente il palmares della triade è ottimo. E’ soprattutto nel primo periodo che la Juventus raggiunge i risultati migliori. Con la triade in tribuna e Lippi in panchina, la Juventus vince, da spettacolo e riesce a mantenere un invidiabile stato di forma per tutta la stagione. Nel 1998 però qualcuno comincia ad osservare uno strano fenomeno, i calciatori juventini hanno avuto una mutazione genetica, qualcuno fa notare che in pochi anni il loro fisico ha subito una metamorfosi: prima sembrava quello tipico dei gestori di discoteche, poi si è trasformato in quello di buttafuori. Qualcuno più apertamente parla di doping. A livello penale si apre un processo, che porterà qualche anno dopo alla condanna definitiva del farmacista e all’assoluzione del medico e di Giraudo, con la seguente formula “all’epoca dei fatti non sussiste reato”. Il processo accerta le prescrizioni e le assunzioni di medicinali atti a modificare le prestazioni degli atleti, ma nel periodo 1994-1998, doparsi non era considerata frode sportiva. La giustizia sportiva invece rimane inerte, prima del processo, durante il processo e dopo il processo. A livello tecnico invece gli effetti si fanno sentire, in Europa la juventus diventa una mezza chiavica, solo nel 2003 riuscirà a raggiungere una finale per una serie di fortunate coincidenze, a differenza degli anni precedenti in cui era riuscita a raggiungere di seguito 3 finali più una semifinale. In Italia invece la squadra continua ad essere vincente. Il ciclo della triade si chiude domenica 14 Maggio 2006, la Juventus batte la Reggina nel neutro di Bari, e conquista lo scudetto: sembra una festa, ma è tutto finto. Moggi parla alle telecamere a quelle che in passato non ha mai negato una battuta sagace, con le lacrime agli occhi annunciando il suo addio al mondo del calcio. I tifosi juventini quel giorno alla triade dedicano uno striscione “il fine giustifica i mezzi!”, tifosi così sono riusciti nella improba impresa di far vedere che nel calcio esiste anche qualcosa di peggio della Triade.


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4 Commenti

  1. ..franco, per me è stato + di quello che mi aspettavo (anzi molto di +!).

    mi dispiace per quella cazzata che ha fatto ddV!

    uno tosto e corretto come lui in quella circostanza aveva 2 strade :
    1)difficile da percorrere (ma, direi eroica); parlare con le forze dell’ordine e tendere un tranello;
    2)se voleva/doveva fare accordi (lo so è brutto dirlo, ma è così) mandare avanti un emissario.
    Ha scelto di gestire in Ià persona e adesso mi sembrano guai.

    Infatti la vedo grigia e mi sembra davvero una beffa che per difendersi da una mafia, rischi di avere il tratt.nto riservato alla mafia (la serie b, tanto per essere chiari).

    peraltro si era esposto col berlusca che lo aveva apostrofato : ha di certo scheletri negli armadi…

    quanto ci vorrà per riavere il campionato + bello del mondo?

    #1 mirza
  2. franco, sei meglio di minoli a “la storia siamo noi”. Ricostruzione esemplare.

    #2 jest
  3. Son contenta di non capirci nulla di calcio! Che bello!

    #3 gattasorniona
  4. Mirza è 20 anni che il nostro non è il campionato più bello del mondo, io comunque sogno un campionato decente.
    Jest grazie, spero di dirtelo di persona fra qualche domenica.
    Gatta tutto questo non ha nulla a che vedere con il calcio.

    #4 Franco Bellacci

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