La crisi del calcio spiegata alle donne 1
by Franco Bellacci- Published:Maggio 15th, 2006
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- Category:calcio, io, me
In questi giorni su alcuni quotidiani capita di leggere di un personaggio in esilio, attualmente vive a Santo Domingo, che aveva anticipato tutto e che sarebbe una vittima del “sistema Moggi”: Luciano Gaucci, ex presidente del Perugia, nonché ex patron del Catania, della Sambenedettese e del Viterbo (spero di averle ricordate tutte). Ebbene, Gaucci non è una vittima, vittime sono state Zeman, De Sisti, Agroppi, Grabbi, lui sicuramente no. Lui se ha potuto giocare nel ruolo di protagonista del calcio italiano della fine degli anni 90, esclusivamente grazie al sistema. In un calcio sano, lui sarebbe stato escluso definitivamente qualche anno prima, quando fu squalificato per aver tentato di corrompere un arbitro con un cavallo. In un calcio sano non avrebbe mai potuto acquistare società e metterci al comando figli e fidanzate. Un calcio sano è figlio di una federazione sana, e con una federazione sana non avremmo avuto la farsa dell’estate 2003, perché questa federazione avrebbe avuto la capacità di dire quale era la classifica finale di serie B. Invece in quell’estate il Gaucci riuscì a tenere in scacco tutto il mondo calcistico e a determinare il blocco delle retrocessioni dalla serie B alla serie C. Una prova che lui fosse un complice secondario è dato dal fatto che le vicende perniciose che lui racconta, non le racconta dal punto di vista del testimone che ha visto, dell’intellettuale che ha dedotto, ma dal punto di vista del protagonista ha agito: parla di pagamenti in nero, ma i versamenti li ha fatti lui, dice che Geronzi pretendeva dei regali, e lui era uno dei donanti più generosi. Quindi se da qualche parte leggete di Luciano Gaucci vittima del sistema, non credeteci. Al massimo è un pentito.












