Compito a casa, pensierino: la tua prima volta
by Franco Bellacci- Published:Marzo 24th, 2006
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- Category:tecnica
Fra le cose che sto facendo, una è quella di convincere le persone che la tecnologia è solo uno strumento che semplifica la vita e poco più, niente di cui aver paura. I risultati danno soddisfazione, però è anche frustrante vedere come le persone si scoraggino con facilità. Non parlo di persone sprovvedute, parlo di persone che sanno preparare arrosti girati leggendari e io mi rifiuto di pensare che una persona che sa preparare un arrosto girato non possa imparare a navigare sul web. Quello che vorrei raccontare a queste persone è che l’inizio è stato difficile per tutti, anche per quelli che oggi sono dei maghi del computer. Quello che vi chiedo è questo: un breve, o anche lungo, se preferite, racconto sulla vostra prima volta davanti ad un computer. Se siete qui infatti non ho dubbi che siete persone tecnologicamente avanzate e quindi avete tutte le carte in regola per mostrare che il passo che separa l’imbranataggine dalla disinvoltura è un passo che possono compiere tutti.













4 Commenti
Non fu bellissmo, lei era infastidita dal filo del mouse
OT> Benvenuto tra i BLOG GRANATA.
OT> porti fortuna.
ciao Franco, la tua domanda mi ha fatto venire l’idea per un post che t’incollo qui sotto:
In quanto donna, il primo impatto con "il cervellone" l’ho avuto guardando i miei amici maschi spippolare con fare sciamanico su grossi e tozzi computer dallo schermo nero e verde, negli anni Ottanta.
Che tutta la faccenda avrebbe potuto coinvolgermi e avere un qualche interesse per me, lo capii solo quando mi resi conto che il pc era un valido e comodo sostituto della macchina da scrivere, perché mi permetteva di sbagliare quanto mi pareva e piaceva, senza dover riscrivere tutta la pagina o pastrocchiare
con cancellini, correttori, e compagnia bella.
Mi ricordo che nei primissimi anni Novanta un mio amico mi prestò per qualche giorno un Computer Olivetti, con un piccolissimo schermo nero, i caratteri verdi e tutto il sistema operativo su grande pezzo di plastica nero, quadrato e morbido, che andava inserito nel cervellone ogni volta che si accendeva, sennò non funzionava un cavolo.
Usai quel coso per scrivere una relazione su Luigi Pareyson e Dostoevskij, mi pare, e pensai che quella stampa ad aghi, ben ordinata e allineata sulla sinistra (perché il giustificato non era ancora stato inventato, ndr), fosse un gran capolavoro di tecnologia, bellezza e praticità.
Poi ci fu l’avvento di Windows con i colori (tantissimi, ben 256!), il mouse (no dico: il mouse!), le finestre e, se dio vuole, pure il testo giustificato nella videoscrittura.
A quel punto decisi di fare il grande passo e mi comprai un pc tutto per me, con la bellezza di 30 mb di hard disk: una cosa immensa per l’epoca, che cercadi di occupare al meglio con Indiana Jones and the faith of Atlantis, Tetris e l’indimenticabile Wolf (a cui, però, non giocavo perché mi provocava all’istante il mal di mare con tanto di conati di omito).
Anni dopo venne pure Internet, ma sinceramente, in questo momento non mi ricordo né come né quando. Devo riordinare un attimo le idee. E mi rendo conto che all’epoca avrei fatto meglio a tenere un diario accurato di tutti gli step tecnologici che si stavano susseguendo, perché adesso sono diventati
archeologia pura ed è un casino scindere l’esperienza dal mito…