il ciclismo sottozero

by Franco Bellacci

Titivillus il pluriblogger, di cui non posso dire il nome, ma posso certamente ricordare tutti blog che ha regolarmente chiuso ogni volta che si è fidanzato (samueleventuri.blogspot.com 49chilometri.com titivillus.blogspot.com) un giorno mi fece la seguente rivelazione : “meglio un culo gelato che un gelato nel culo”.
Per come lo conosco credo che abbia parlato più basandosi su un’intuizione che per esperienza diretta.
Queste parole mi sono tornate in mente stamani quando ho trovato sul sellino della bici 2 centimetri di ghiaccio. La scelta da fare per evitare il contatto chiappa-ghiaccio era obbligata. Muoversi come Basso sul col d’Aspin. E io con tono imperioso mi sono alzato sui pedali e ho iniziato a pedalare. Il problema è che quando ci si muove sui pedali, non solo è più difficile controllare la velocità, fermarsi, evitare i pedoni, ma soprattutto è decisamente più faticoso. E inevitabilmente dopo qualche centinaio ho ceduto, sperando che intanto la spessa coltre che imbiancava il sellino , donandogli invero un tono decisamente alpino, si fosse dissolta. Ebbene, l’auspicio è rimasto tale. Quindi anche se, come dice Titivillus, ci sono situazioni peggiori, posso garantire che anche il culo gelato non è il massimo della vita.

post casuali


Rss Commenti

3 Commenti

  1. Franco, una chiave per grattare via il ghiaccio e un sacchetto di plasica da mettere sul sellino ti risolvono il problema. E poi il fresco sulle chiappe combatte la cellulite… ma questo è un problema mio, non tuo!

    #1 gattasorniona
  2. Intervengo per esprimere i miei complimenti al tuo amico poeta.

    #2 mrwolfe
  3. Mrwolfe, appena si lascia con l’attuale fidanzata, riaprirà un nuovo blog e potrai farglieli di persona.
    Gsorniona, non ho proprio pensato alla chiave, il sacchetto di plastica è un’idea adottata da molti, ma a me sembra molto poco elegante

    #3 Franco Bellacci

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