Yale

by Franco Bellacci

L’utilizzo della bicicletta per muoversi in città ha innumerevoli vantaggi e sostanzialmente due controindicazioni: i pirati della strada, che comunque costituiscono un pericolo per tutti e i lestofanti, quelli che si aggirano per città, soprattutto con il favore delle tenebre, per far cambiare padrone alle bici.
Tempo fa (fine marzo) vi raccontai che mi avevano rubato la bici. Ecco il seguito. Qualche giorno dopo mi trovo in Viale Mazzini, mentre sto slucchettando la bici, la sostituta della numero 1, anche detta numero 2. Mi sento chiamare, è un vecchio compagno di liceo che non vedevo da oltre un anno. Fra le cose che si possono dire due ex compagni di classe, lui inserì un giudizio sul lucchetto che utilizzavo “secondo me, un lucchetto in quel modo lo strappano con i denti!”. Detto fatto, 3 giorni dopo anche numero 2 era fottuta. Non persi tempo a interrogarmi se il vecchio amico era stato più gufo o profeta, non mi persi d’animo e comprai la numero 3, che da allora, freni a parte, fornisce un egregio servizio e un portentoso lucchetto.
Ieri però c’è stato un problema. Erano le 19,45 circa e in quel momento stavo scendendo in garage per recuperare la bici che mi avrebbe accompagnato allo stadio, se non fischiettavo era solo perché non so fischiare, il quadro però era quello. Quello che rappresenta un uomo sereno, che sta per essere colto di sorpresa. Una sorpresa determinata dalla visione della chiave del lucchetto, che era orrendamente mutilata. Inutilizzabile.
Ovviamente sono andato allo stadio a piedi e nel tragitto ho cercato di ricordare dove fosse l’altra chiave. Credo capiti anche a voi, a me comunque succede così, quando cerco una cosa la visualizzo nei posti più strani. Tornato a casa, vado a cercarla nel primo posto che mi era venuto in mente. Ebbene a me non era quasi mai capitato: era effettivamente lì.
Sorpreso, ho pensato che la fregatura stesse altrove.
Stamani ho capito dove. Esattamente dentro il lucchetto, dove stava incastrata mezza chiave.
Ho dovuto quindi immedesimarmi scassinatore e pensare ai metodi dei sopracitati lestofanti. La prima idea è stata quella utilizzare un trapano opportunamente attrezzato con delle punte per il metallo. Qualcuno mi ha detto subito“Non funzionerà”, ma io non l’ho ascoltato. “Ne voglio 2, una piccola per il primo foro, e la seconda per andare a fondo. Le più dure che avete” ho chiesto al mesticaio “con queste cedono anche le casseforti!”. Era lo stesso che in aprile mi aveva venduto il lucchetto e mi aveva detto che era il migliore, praticamente invincibile. Ebbene aveva ragione la prima volta, le due punte si sono accartocciate dopo aver girato a vuoto per un paio di secondi.
Domani si riprova con il flessibile.

Update: il flessibile ha funzionato, la bicicletta è stata liberata.

post casuali


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10 Commenti

  1. è la prima volta che sento la parola mesticaio. Non si dice mesticatore?

    #1 Phibbi
  2. senti phibbi, lascia stare il bellacci, che può dire quello che vuole.

    #2 la profe
  3. prova a chiederlo a babbo natale… auguri

    #3 mavi
  4. AUGURI FRANCO!

    #4 la profe
  5. Caro Franco, cos’è il flessibile?
    Io ho un lucchetto con una chiave strana per la bici; quando ci vediamo te lo faccio vedere, magari è proprio ciò che fa al caso tuo…
    Auguri!!

    #5 gattasorniona
  6. Auguri

    #6 a.
  7. Verrebbe da dire che c…

    per natale tutti diventano più buoni, anche i banditi

    auguri

    #7 roberto
  8. Phibbi, non ne ho idea, però se qua in Valdarno dico mesticaio capiscono tutti.
    Gatta, il flessibile credo sia la smerigliatrice. Quella sorta di sega circolare che si attacca al trapano.
    Ovviamente grazie a tutti per gli auguri.

    #8 Franco Bellacci
  9. Io di bici (bighe nel mio slang) ne ho 5, in comune con il mio compagno. Una per il tragitto casa-stazione di Bologna, una per il tragitto stazione di Imola-scuola, le altre per giri in campagna e per gli ospiti. I lucchetti mi sono costati più delle bici stesse, rigorosamente stravecchie e deteriorate perché a Bologna il mercato del furto di bighe è attivissimo (si potrebbe parlare di una sorta di bike-sharing, con pagamento di una modica tassa periodica ai rivenditori). Manco a dirlo quella che lascio all’aperto di notte è la più scassata ma non sto tranquilla lo stesso, perché tutte le mattine, nel parcheggio della stazione, vedo brani di lucchetti violentati abbandonati miseramente al suolo. Allora ho elaborato una strategia ulteriore. Individuo nella rastrelliera qualche biga abbandonata (sono tutte stravecchie e rugginose come la mia, ma il trucco consiste nel tastare le gomme) meglio 2. Vicino a queste (che non saranno mai spostate) sistemo la mia, ma così vicino e con la catena così in basso e così stretta che il tossico di turno, armato di cesoie, sarebbe obbligato ad autentici contorsionismi per tagliarla. La mia fiducia è che non si prenderà il disturbo, magari a rischio di troncare secchi 2 o 3 raggi, e cercherà qualcosa più a portata di mano. Il mio timore è di restare io stessa intrappolata nel groviglio che costruisco, e di prendermi uno strappo, data anche l’età non più verde . Comunque finora l’astuzia ha funzionato. Vedo però che altri sventurati che fanno come me la vita del pendolare hanno adottato il sistema di smontare il sellino e portarselo dietro, come una volta si faceva con le autoradio. Anche questa è un’idea.

    #9 la carampana intrepida
  10. quella del sellino non potrei mai. hai parlato di Bologna, ma sembra Firenze.

    #10 Franco Bellacci

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