Avendo fatto del dubbio una delle stelle polari della mia vita, ho sempre difficoltà a prendere posizioni nette e decise. Però a volte succede. Qualche volta è impossibile avere dei dubbi. Ieri, ad esempio sulla Nazione è comparso questo articolo “Caro direttore, è con sgomento che ho letto sul La Nazione, la conferma della notizia della grigliata di bistecca in Piazza della Repubblica il 28 e 29 gennaio. La prima cosa che mi è venuta in mente dopo l’immediato legittimo sconforto è stata: pensa se i francesi facessero un’abbuffata di bouillabasse in Place Vendome con il profumo di aglio che accompagna gli eleganti turisti davanti alle vetrine di Cartier ed in Faubourg Saint honoré! Piazza della Repubblica non è Place Vendome, ma il profumo di bistecca ci accompagnerà fino alle porte di Orsanmichele, del Battistero, di Palazzo Strozzi….Niente grigliata nel centro storico a meno di non essere dei veri masochisti e permettere ed approvare la decadenza della nostra Firenze”.
Questo articolo bastava leggerlo lentamente e a voce alta, per lasciar perdere e pensare ad altro. Perché non c’era nessun motivo di prendere sul serio qualcuno che associa Cartier al Battistero di Firenze e che chiude con una sintesi, che non ha alcuna logica con quanto precede.
Oggi però la Nazione riprende l’articolo, sostenendo l’inopportunità dell’evento.
Questo è uno dei casi in cui non c’è spazio per il dubbio.
Che il ritorno della Fiorentina dopo 5 anni di divieto avvenga nel centro della città è una scelta condivisibile e da sostenere, se i parigini dovessero salutare il ritorno della bouillabasse, lo farebbero in pompa magna, fregandosene dei turisti, anzi non fregandosene ma coinvolgendoli.
Chi sostiene l’inopportunità poi ha una visione elitaria degli spazi, dimenticando che una Piazza è il luogo antielitario per eccellenza, nasce come spazio d’incontro a disposizione e in funzione delle persone. Che in questi anni dove si creano spazi artificiali nelle città, soprattutto nelle periferie, magari aperti solo per alcune ore, qualcuno perda la cognizione di quella che è la vocazione di una Piazza centrale è quasi inevitabile, ma questo qualcuno non dovrebbe arrogarsi il diritto di dare lezioni sull’utilizzo degli spazi cittadini.

Il profumo della Fiorentina non è certo un profumo da nascondere, è uno dei profumi di Firenze, chi sostiene che debba essere confinato in periferia per non disturbare Zara o il negozio della Mercedes ha gravi problemi con la propria fiorentinità. Sui luoghi sacri della città è quasi inutile dirlo, chi conosce un minimo la storia di Firenze, sa bene che l’odore della carne che cuoce è un odore classico che nel corso dei secoli ha impregnato la città e i suoi luoghi storici.
C’è poco altro da aggiungere, la conclusione è banale. In questa vicenda c’è uno spazio nato per le persone che viene utilizzato per loro, per rivendicare una tradizione a cui tengono. Contestare questo è un’idiozia.