Io però rimango convinto che se non ci fosse tutta quella gente che dalla tv vuole insegnarci come ci si deve comportare, che vuole educarci con frasi che vanno dal filosofico “sono una minoranza, una goccia nell’oceano, ma l’oceano è composto di gocce” al categorico “la mamma degli imbecilli è sempre incinta”, la questione del razzismo si potrebbe affrontare un po’ più seriamente. Magari pensando che ha più a che fare con la vicenda di una ragazzo che si è fatto un anno e dieci mesi di isolamento ingiustamente per questioni che riguardano il credo religioso piuttosto che con gli urli di una curva.
Urlare contro un calciatore avversario è un comportamento normale che ha poco a che vedere con il razzismo. Come non ha nulla a che vedere con il desiderio di morte il coro “devi morire” al calciatore avversario che si trova a terra. “Buh” poi, fino a quando non è entrato nel dibattito, l’ultima volta che l’avevo sentito frequentavo le elementari.
Ai i tifosi quello che interessa è mettere in difficoltà gli avversari e magari sentirsi al centro dell’attenzione. E siccome ormai sono convinti che fare “buh!” oltre a infastidire i calciatori gli regala anche della notorietà, ovviamente non perdono occasione di esibirsi.
Qualcuno magari si sorprenderà di quanto ho scritto è che a me mancano totalmente i presupposti per capire il razzismo. E’ che ho abbastanza esperienza per capire che i difetti umani sono molto democratici e si distribuiscono nelle persone a prescindere dal colore della pelle, dai credi, dalla nazione di provenienza. Comunque sia sono certo che le frasi che ho sentito oggi non servono a nulla, se non a creare un po’ di rumore di fondo, in attesa del prossimo rigore non concesso.

Update: Balzaretti for dummies
Balzaretti fino a qualche mese fa era il calciatore che sognano tutti i tifosi. Tifoso e in squadra fin da piccolo, da quando aveva 6 anni, facendo tutta la trafila: pulcini, esordienti, giovanissimi, allievi, primavera, un periodo di raccattapalle, quindi finalmente l’esordio in prima squadra per diventare dopo qualche anno il capitano.
Insomma bandiera, in questi anni dove le bandiere non esistono più.
Balzaretti era questo. Poi un certo giorno d’agosto, quando all’A.C. Torino 1906 fu negata l’iscrizione alla serie A si trovò, come tutti i calciatori di quella squadra, libero di sceglierne una nuova squadra. Poteva scegliere, la Roma, la Lazio, il Parma, poteva anche aspettare la rinascita del Torino, o qualunque altra. Fra tutte, scelse la juventus. Perché, si giustificò di fronte allo sconcerto generale, stava per diventare padre e non voleva abbandonare Torino.
Insomma una bella Fava.
Il problema non è tanto domani, quando sarà in campo, ma domenica, perché Capello in campionato ritiene che il suo ruolo ideale stia in tribuna, è molto probabile che me lo troverò esattamente dietro. Per questo ho detto che è una fortuna che sia bianco biondo e alto, perché se domenica mi dovesse uscire qualche brutta parola di bocca nessuno mi accuserà di razzismo.