Oggi ho imparato

by Franco Bellacci

  • che sono in crescita esponenziale gli uomini sbattuti fuori di casa dalle mogli. Uomini che poi non sanno dove andare a sbattere la testa, e che letteralmente non sanno neanche dove andare a passare la notte

  • che esistono le liste regalo per i bimbi in arrivo.

Tour 2006

by Franco Bellacci

Oggi è stato presentato il Tour del prossimo anno.
Le tappe di montagna che promettono bene sono 4, una pirenaica e 3 alpine, soprattutto queste. Anche se il Tourmalet (11ª) e il Galibier (16ª) piazzati poco più che ad inizio tappa sono sciupati.
Per il versante cronometro la bella notizia è la scomparsa della crono a squadre, anche se Basso non sarà d’accordo, complessivamente a cronometro i chilometri sono 108, che non sono certo pochi.
Negativa è la scomparsa della cronoscalata che le anticipazioni davano per certa sul Mont Ventoux, invece nel prossimo Tour manchera sia la cronoscalata che il Ventoux.
Ivan Basso ad ora è il favorito, per prepararsi meglio ha detto che non parteciperà al Giro, lui sa meglio di tutti qual è la scelta giusta, così ad occhio, mi dispiace.

http://www.cowparade.it/index1.htm
qui si trova la spiegazione su cosa siano, cosa facciano, a cosa servono e dove si trovano.

Per chi lo ignora qualcuna è già stata danneggiata, faccio presente che a Barcellona, che non è proprio Singapore come qualità dell’ordine pubblico, la stessa mostra non ha subito un danno.

quello che so di Mantova

by Franco Bellacci

Mantova è una città che si trova in Lombardia, ma è di chiara indole emiliana, praticamente l’opposto di Piacenza. Cittadina di circa 80.000 abitanti (in realtà non lo so, sto tirando a caso) molto carina, che ha nei Gonzaga la sua famiglia storica di riferimento.
A livello culinario Mantova offre dei piatti a base di zucca, il bollito, la mostarda e la mantovana, dolce molto soffice ricoperto di pinoli, dolce la cui morte è inzupparlo nel latte, se invece si mangia a secco è la morte dell’esofago.
Calcisticamente Mantova ha vissuto i suoi momenti migliori alla fine degli anni 60, in quegli anni il calciatore più famoso che ha indossato la maglia biancorossa è stato Roberto Boninsegna.
Dopo di lui il Mantova ha iniziato un ciclo che lo ha portato fra i semiprofessionisti per un trentennio, fino alla scorsa estate, quando è tornata in B. Approfittando della rincorsa in questo momento sta svettando nettamente in testa alla classifica di B. Nonostante le smentite di un presidente che in queste ultime settimane qualche organo di stampa ha voluto ridurre a macchietta, ma che a me è sembrato meglio di tanti dirigenti del nostro calcio, sta chiaramente puntando alla A. Nel Mantova giocano 3 vecchie conoscenze del Toro, 2 di tempi grigi come Sommese e Brambilla (anche se compongono due terzi di un record) e una di tempi più gloriosi come Paolo Poggi. Inoltre lo stadio di Mantova è dedicato a Martelli, giocatore del Grande Torino.
Domani il Torino gioca a Mantova lo fa dopo 35 anni ed è una sfida al vertice: Mantova – Torino, sfida al vertice, ripetetelo 10 volte fa uno strano effetto, ma certamente non brutto.
Io a Mantova non ci sono mai stato, né ho mai visto una partita del Mantova. Qualche tempo fa pensavo che sarei andato a Mantova prima di vedere il Mantova, evidentemente mi sbagliavo.
A proposito di prime volte, domani finalmente accenderò il decoder terrestre, strumento di una tecnologia che non ho mai apprezzato, ma che finalmente mi farà vedere una partita del Toro senza l’incubo della voce di Galeazzi e del calciatore che tira una punizione. Di questi tempi non è poco.
A Jest, uomo di grandi capacità profetiche ho chiesto se il Mantova può essere l’Empoli dello scorso anno, mi ha risposto di no, che a lui ricorda più il Modena di 3 anni fa, che sostanzialmente è la stessa cosa.

UPDATE: Ora so anche che il Mantova è una signora squadra, senza punti deboli, che nel primo tempo ha meritato il vantaggio e nel secondo ha amministrato.
Del Torino so che senza Stellone o uno come lui è un problema diventare pericolosi.
Chiudo con una nota personale, citando Desmond “Nedar Mut, ma io ti conosco?”

domanda

by Franco Bellacci

Quanto tempo ci separa da vedere il primo coglione che si ferisce per aver tentato di cavalcare, in una sorta di rodeo immaginario, una delle 80 mucche in vetroresina che in questi giorni colorano il centro di Firenze?
E’ ovvio che non è il ferimento del coglione a preoccuparmi, quanto la possibile distruzione della mucca.

qualità dell’informazione

by Franco Bellacci

locale: capita che a Firenze passi una giornata Agnès Varda, una persona, a parere dello scrivente con la qualità rara, di essere in grado di parlare al cuore e al cervello delle persone. E’ ovvio che uno si aspetti grande attenzione, ma non tanto per magnificare la persona, quanto per prendere lo spunto per attirare l’attenzione su di essa e sui temi che affronta.
Ebbene Repubblica, che si vanta di essere l’informazione di riferimento degli intellettuali, ci passa sopra e ignora totalmente l’evento come se a Firenze fosse passata la Lecciso. Anzi se la Lecciso passa da Firenze, come minimo gli dedicano uno speciale.

nazionale: Quando in estate iniziò a circolare la notizia dell’intercettazione telefonica di Preziosi, che in qualche modo faceva pensare ad un illecito per la partita Genoa – Venezia. Che in seguito ha provocato la doppia retrocessione dei rossoblu, non ci fu organo di stampa mancò di evidenziare la notizia. Oggi invece che più di una intercettazione mette in mezzo, Roma, Lazio, Livorno, Juventus, Milan e Palermo (e forse ho dimenticato qualcuno), su questioni analoghe a quelle del Genoa, vige il più rigoroso silenzio.

Reality Roma

by Franco Bellacci

a Roma farebbero bene a fare un monumento a Zeman, fuori dall’Urbe infatti il fascino del derby è dato da quelle meravigliose partite di fine millennio. Dopo di lui si è traformato in un rito dove ognuno recita una parte: tifosi, calciatori, presidenti, ex, stampa, tv, vip. Tutti partecipano attivamente all’evento, che attira anche chi, tutto sommato, potrebbe star fuori. Come una valanga che parte piccola e via via s’ingrandisce e prende velocità. Fino alla partita, che sempre, inevitabilmente, è una gran paio di palle.

devolution

by Franco Bellacci

Giusto per dire che quelli che ieri esultavano per l’approvazione della devolution, sono gli stessi della finanziaria che taglia in modo acritico le spese di regioni e enti locali, senza fare un minimo di distinzione fra gli sperperatori di risorse pubbliche e chi invece amministra in modo oculato, e che oltretutto non dà il minimo spazio all’autonomia impositiva.
Che i nostri governanti non facciano della coerenza il loro punto di forza non è una novità e, tutto sommato, è bene farci poco caso.
Al costo di tutta l’operazione invece è bene badare. Sapere quanto costerà è difficilissimo, in teoria zero, se chi governa sarà capace di organizzare i passaggio delle competenze a regola d’arte, fra cui chiudere qualche centinaio di uffici centrali e spostare qualche decina di migliaia di ministeriali in tutta Italia. Bordignon, che è un po’ più realista, nello studio, che fra i tanti fatti, pare il più attendibile, calcola 55 miliardi di euro (seconda sezione del rapporto).
1000 euro ad abitante. Diciamo così che se anche avesse sbagliato nell’ordine di 10 volte questa marchetta fatta alla lega, è la più costosa della storia d’Italia.

Evidentemente parecchio, solo la rabbia e la delusione per un risultato inatteso e deludente può far comprendere, ma non giustificare il post di Luca Sofri sul risultato delle primarie.
Lasciamo perdere la parte dedicata a Prodi, “un candidato democristiano, resistente a diversi valori di sinistra (di scarsissima sensibilità sui referendum, perduti anche con il suo concorso), di poco carisma e inesistenti visioni, di scarsa modernità e cronologicamente distante da parecchi di loro” ormai quello che pensa di lui è risaputo, certamente sarebbe meglio se quanto scrive lo facesse passare per il suo pensiero, lasciando perdere il tono del professore che descrive gli assiomi di Peano.
Gli sta talmente sulle scatole che tiene a sottolineare che Prodi non è stato scelto, ma approvato.
Sicuramente è un limite mio ma non ho capito. Però se la differenza sta nel fatto che quando la scelta nel voto è limitata ad opzioni predefinite, invece della possibilità di indicare chi si vuole, allora l’ultima volta che ho scelto risale all’elezione del capoclasse in quarta elementare, da allora, come tutti, ad eccezione dei parlamentari quando eleggono il Presidente della Repubblica, ho sempre approvato.
Se su Prodi si può passare sopra (anche se sarei curioso di sapere cosa lo differenzia da Veltroni, che quando erano al governo erano in totale simbiosi, forse il fatto che l’attuale Sindaco di Roma vuol cancellare dalla strade i sanpietrini?), quello che pensa su chi ha votato Prodi è stomachevole.
A suo modo di vedere quella gente, quella che ha votato Prodi, ha una colpa, quella di essere povera (e ignorante) e quindi di preferire un governo che si curi di loro ad una posizione “lungimirante, altruista e costruttiva” che consiste in 10 anni di opposizione, il tempo necessario per costruire un leader. Potessero, sceglierebbero diversamente, ma il bisogno li costringe a scegliere, ovviamente in apnea, Prodi, invece di iniziare un lungo bagno d’opposizione, che regalerebbe alla sinistra un leader alla rosa canina.
La mia sensazione è che Luca Sofri forse avrebbe bisogno di incontrare un po’ di quelle persone, magari salire su qualche treno di pendolari o su un tram, e provare a parlarci, e scoprirebbe che la realtà è un po’ più complessa di quella che descrive. Che le persone che hanno votato Prodi lo hanno fatto senza scendere a nessun compromesso, lo hanno fatto perché si fidano, e magari non capivano invece cosa significasse e chi rappresentasse Scalfarotto. Tanto per essere più chiari, ci sono persone che pur sapendo leggere, scrivere e far di conto, scientemente hanno scelto Prodi, convinti che sia la scelta migliore. Forse però è meglio che Luca Sofri non incontri mai queste persone, il suo modello d’Italia quello con la sinistra che può e la sinistra che vorrebbe ma non può, è un modello che ha un suo fascino e forse anche dei vantaggi, però ha un limite oggettivo: non esiste.

metà

by Franco Bellacci

praticamente impenetrabili;
assolutamente spuntati.

dati: ha vinto l’Unione

by Franco Bellacci

Il paese, quello mio, ha risposto bene. Su 4600 aventi diritto, una partecipazione standard sui 3800-3900, hanno votato 1053 persone, con questi risultati:
Prodi 872;
Bertinotti 137;
Di Pietro 14;
Scalfarotto e Mastella 7;
Panzino 6;
Pecoraro Scanio 5.
3 nulle
2 bianche.

primarie

by Franco Bellacci

Se continua questa affluenza, qua succede come a Restone alle senatoriali del 2001: si finisce le schede.
Un’affluenza inattesa, aiutata anche da qualche elettore di centrodestra, che evidentemente voleva partecipare.

toto

by Franco Bellacci

Su panorama c’è il toto overdose, fra i candidati: sua altezza reale, la bella telegiornalista dall’occhio vitro, la maliarda figlia del petroliere, la nota presentatrice che straparla a tavoletta, l’insospettabile star sportiva, il calciatore che una volta spaccava le porte e ora si trascina bolso come la parodia di se stesso, la soubrettina molto carina ma anche molto addicted, il foglio del primario che di guai be ha già combinati abbastanza, il celebre designer, il non meno celebre hair stylist, la soubrettona, e più avanti l’ex noto calciatore della Lazio (quindi un calciatore della Lazio che non è più famoso, oppure come è più probabile un noto calciatore che giocava nella lazio)
Il titolo dell’articolo è la grande ipocrisia, in effetti l’articolo è un esempio di schiettezza, infatti se al posto delle descrizioni mettevano i cognomi, qualcuno di questi era più difficile da individuare.

“oggi dalla città della casa bianca mi hanno portato un nano bianco”.

Giusto per dire che un paio di mesi fa quasta frase avrebbe inquietato un po’ tutti, oggi invece ne inquieta una sola.

primarie

by Franco Bellacci

Nonostante che il mio curriculum universitario dica che io a statistica sia una pippa, fra le prime cose fatte dopo la laurea c’è un po’ di tempo passato in un’istituto di quelli che fanno sondaggi. Un’esperienza che mi ha insegnato a costruire campioni statistici. Ancora
oggi anche se grossolanamente mi diverto a costruire dei campioni, che intendiamoci, hanno un livello d’attendibilità pari a quelli dell’auditel, per capire tendenze e quello che succede.
Una delle ultime analisi che ho fatto, senza tanto approfondimento per la verità, dice che le primarie dell’Unione di domenica prossima sono un evento che non coinvolge la massa, pur facendo riferimento ad una zona considerata politicamente molto attenta e che ha già provato seppur parzialmente le primarie nelle scorse elezioni regionali.
Forse è stata la riforma elettorale che ha rubato l’attenzione sui media e inoltre ha impedito ai partiti di fare una campagna elettorale adeguata.
Il mio timore non è che a votare ci vada poca gente, il mio timore è che a votare ci vadano solo certe categorie, che ne venga fuori qualcosa di elitario, che vada poco oltre le persone che si informano autonomamente come come i lettori dei quotidiani e gli utilizzatori di Internet, che probabilmente sono anche le stesse persone.
Se sarà così mi dispiace, le primarie comunque rimangono un evento straordinario, probabilmente la più grande consultazione democratica non obbligatoria degli ultimi anni (chi ride, mi dica qual è, secondo lui) e che domenica coinvolgerà comunque decine di migliaia di persone che dedicheranno una domenica ad un progetto.

Io per chi non lo avesse capito voto Prodi e mi dispiace che le forze dell’Unione siano state così democratiche da non espellere la candidata senza volto, che dopo aver sottoscritto il documento in cui s’impegna a sostenere il vincitore delle primarie, ha detto che del risultato non gliene frega nulla.

Visto che le primarie si sono sviluppate molto sul web, è il caso di fare i complimenti a Profeta per quanto ha fatto, se proprio devo trovare un limite alla sua campagna, direi il candidato che ha scelto.

Feltrinelli

by Franco Bellacci

Alla feltrinelli sono pazzi. Non parlo della casa editrice ma del punto vendita di via Panzani a Firenze. Per anni gli spostamenti sono stati minimi, perchè evidentemente sposavano in pieno la teoria che una libreria è come una città, che deve avere dei punti di riferimento.
Poi evidentemente la teoria che assimilava la libreria come una città è stata spazzata via, e sono iniziati i grandi lavori, culminati con l’eliminazione dell’elegante suddivisione per casa editrice a favore dell’inutile ordine per autore. Inutile perchè qualche anno fa ho avuto a che fare con delle stagiste di scuola media superiore e mi sono reso conto con orrore che una buona parte delle diciassettenni/diciottenni ha dei problemi a mettere le lettere in ordine alfabetico.
Stavo giusto iniziando a orientarmi di nuovo, che oggi ho visto che è in corso una nuova rivoluzione: scaffali vuoti, la letteratura per l’infanzia che ha sfrattato i tascabili, cellophane. Un manicomio, che se nelle prossime settimane vi capiterà di vedere uno con lo sguardo perso là dentro è molto probabile che sia io.

splinder magna i commenti

by Franco Bellacci

Io i blog nella colonna a destra vado a trovarli molto di più di quello che fanno intendere i commenti che lascio. Di commenti ne lascio pochi, e poi quando li lascio, trovo splinder che se li magna.

quelli del biscotto

by Franco Bellacci

Negli ultimi giorni, decisivi per la qualificazione ai mondiali, i danesi hanno denunciato che il risultato di Albania e Turchia era scritto: che avrebbero vinto i Turchi, e che gli albanesi avrebbero fatto ben poco per impedirlo. E’ inutile dire che questo risultato avrebbe eliminato gli scandinavi.
Ebbene, avevano ragione, hanno vinto davvero i Turchi. Non ho idea se la partita sia stata vera o meno, ma comunque sia gli ultimi che possono parlare sono proprio i danesi.

Oggi abbiamo scoperto che il fiorettista Sanzo, neo campione del mondo, non solo fa parte della Gea, ma è anche entusiasta di farne parte. A chi gli ha chiesto il motivo ha risposto “hanno aperto canali per noi impensabili, sanno come farti invitare in tv o ti inseriscono negli eventi che organizzano”. Avrei tanti commenti da fare, ma il misto di tristezza e squallore del contesto, mi lascia basito senza parole.

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