ciclismo elettrico
by Franco Bellacci- Published:Luglio 18th, 2005
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- Category:ciclismo urbano
Il ciclismo urbano ha 1000 indicazioni, fra tutte: è comodo, veloce, ecologico, è anche sicuro con un impianto frenante e illuminante funzionanti.
Ha pochissime controindicazioni, fra tutte la scarsa sicurezza in presenza di automobilisti scorretti, un po’ di incazzature quando i pedoni ti occupano le piste ciclabili e, infine, si suda, soprattutto d’estate. Intendiamoci sudare di per sè non ha nulla di disidicevole. Il problema esiste se dopo una copiosa sudata c’è in programma un appuntamento. D’estate, quando fuori ci sono 35 gradi e un umidità del 100%, il problema si accentua. In questo caso infatti non c’è soluzione, non si può tenere una velocità così bassa da impedire l’avvio del meccanismo corporeo di termoregolazione.
Come ovviare? Avevo in mente una soluzione e l’ho pure provata: la bici elettrica. Lo dico subito è qualcosa di diverso da un motorino che sembra una bici. Non è neanche metà motorin o e metà bici. E’ una bici e funziona esattamente come una bici, il motorino agevola, se uno pedala un po’, il motore rende la pedelata più efficace, niente di più. Nonostante le marce, e l’ambaradan per caricare la batteria. Inoltre può capitare che la batteria ti abbandoni all’improvviso, come è successo a me nel cavalcavia di Piazza Alberti, ovviamente nella parte ascendente. E se ti abbandona, devi portare con la sola forza delle gambe, una bici, un motore, una batteria. Il tutto dopo aver appena subito l’impatto psicologico di un improvviso aggravio di peso da portare, con in sottofondo il suono che segnala la crisi energetica della bicicletta, che è lo stesso identito suono dei bussini A, B, C dell’Ataf.
Insomma, la bici elettrica richiede organizzazione, per tenere sempre in carica la batteria, e metodo nella pedalata, per ottimizzare l’aiuto. E’ quindi l’esatto opposto del ciclismo urbano che è lo sport anarchico per eccellenza.












