In questi giorni sono stato un po’ preso dalla preparazione del nocino. Un’attività che porta via molto tempo, anche perchè i miei collaboratori, seppur volenterosi, hanno mostrato qualche lacuna.
Chi infatti dove procurarsi le 1000 noci, ha badato di trovarne 1000, ma non 1000 buone, una parte di esse infatti erano già inutilizzabili.
Chi invece doveva preparare le damigiane non ha tenuto conto della dimensione fisica delle noci. Infatti le damigiane erano state riempite fino all’orlo e quando è arrivato il momento di buttarci le noci, non c’era più spazio. E questo ha comportato un lungo lavoro di travaso a favore di una nuova damigiana.
Ultimo problema, i guanti. le noci macchiano, quando vengono tagliate è necessario avere dei guanti, ma non dei guanti di lattice, guanti come minimo da giardiniere. Purtroppo però chi ha comprato i guanti di fronte alla scelta, guanti di lattice o fa giardiniere ha scelto i primi, con la conseguenza che ora per un paio di settimane andrò in giro con una mano, che sembra non venga lavata da un mese. Questo lo dico per chi mi incontrerà, non ho abbassato i miei standard igienici, è che per quel tipo di noci, non c’è sapone che tenga, non esiste una soluzione a breve che non sia lo scorticamento, altrimenti serve pazienza e una tasca dove tenere per un paio di settimane la mano.
In un mondo dove le istutituzioni fanno il loro lavoro in modo non dico ottimale, ma almeno decente, la disavventura che ha coinvolto in nel fine settimana la sociatà Torino calcio, sarebbe una manna.
Sarebbe infatti l’occasione per dividere definitivamente il destino della Torino dalla banda che lo ha diretto in questi ultimi sei anni.
E se questo volesse dire ancora serie B, non ci sarebbe, almeno da parte mia, nessun problema.
Non sempre però le cose vanno come devono andare, e questo vale sopratutto a Torino, dove lo sconfinamento di ruoli è la regola.
Prima di continuare però un piccolo passo indietro, perchè da varie discussioni che ho avuto, ho potuto appurare quasi nessuno ha capito cosa è successo.
Brevemente, per iscriversi al campionato occorre essere in regola con i pagamenti, fra questi il pagamento dell’irpef. La società ha un debito con l’agenzia dell’entrate per 15 milioni ed un altro di 19. I giornali non sono chiarissimi da cosa dipenda se si tratti del passivo di gestione o del debito sui lavori del Comunale.
Comunque sia a garanzia del debito con l’agenzia dell’entrate, la società ha presentato una fidejussione falsa (io che non abbia una grande stima dei dirigenti calcistici è risaputo, ma come è possibile che ogni anno qualcuno di loro caschi nel vecchio trucco della fidejussione falsa). I dirigenti ora lamentano di essere stati truffati, però visto che l’hanno presentata loro, l’indagine per truffa è nei loro confronti. Al di là di quello che sarà il destino di questa indagine, ai fini dell’iscrizione la società ora deve trovare una garanzia vera per il debito irpef e per l’altro.
Se non la trova, c’è il fallimento con la possibilità di risorgere in B, con il lodo Petrucci, o in terza categoria.
Io posso dire cosa preferisco, anzi l’ho già detto. Mentre è molto difficile fare previsioni, in una città normale, la soluzione lodo Petrucci sarebbe la più ovvia. In una città come Torino a 7 mesi dalle Olimpiadi, il logico però cozza con il contingente e i poteri forti. La società infatti sta ristrutturando lo stadio che servirà per le cerimonie e, credo, alcune gare. In caso di fallimento non è chiaro chi si dovrebbe far carico dei lavori, ad occhio il Comune, però di mezzo c’entrerebbe anche il curatore fallimentare e la vicenda potrebbe complicarsi portando ad un rallentamento dei lavori che potrebbe essere fatale per il buon esito delle Olimpiadi (cosa, va detto, che a me non dispiacerebbe per nulla).