Chiudiamo con i referendum, in generale
by Franco Bellacci- Published:Giugno 19th, 2005
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Quello che è evidente ormai da anni è che l’istituto referendario in Italia è ormai definitivamente inutilizzabile. Ormai è impensabile che la volontà abrogativa di una qualunque legge possa coinvolgere il 50 per cento della popolazione.
Quindi se non si vuole lasciare in piedi un istituto esclusivamente teorico, non sarebbe male pensare ad una revisione della Costituzione.
Del resto quando i Costituenti scrissero la Carta, la realtà era completamente diversa: il voto era un dovere e non un diritto. Rispetto ad allora ci sono gli autoesclusi dalla vita politica un numero in costante aumento che sta arrivando ad un quarto della popolazione. Inoltre oggi, ci sono quelli che hanno difficoltà ad esercitare il diritto, gli italiani all’estero, l’alto numero italiani che sono domiciliati lontano dal luogo di residenza. E, da non sottovalutare, l’allungamento della vita media, che, per fortuna, ha riempito le liste elettorali di un numero di vecchietti, che hanno difficoltà a recarsi alle urne.
Insomma se nel 1947 una consultazione dove si recavano al voto era un fallimento, oggi non è più così. Tanto per essere chiari, le elezioni suppletive, ma anche i ballottaggi per l’elezioni dei Sindaci non vanno molto meglio, quasi mai hanno percentuali superiori al 50%, ma nessuno pensa che quei parlamentari eletti abbiano una minore legittimazione o ad annullare l’elezione.
Quindi oggi sarebbe giusto pensare di modificare la Costituzione, abolendo il quorum.
C’è poi un’altra modifica necessaria, 500.000 firme nel dopoguerra era un numero di tutto rispetto, in un’Italia che non aveva i mezzi di comunicazione odierni. Oggi il numero, secondo me, andrebbe almeno triplicato. Certamente in questo constesto bisognerebbe fare in modo che la Corte Costituzionale si pronunci prima della raccolta.
C’è poi un ultimo aspetto, la Costituzione vieta il referendum sui trattati sopranazionali. Nel dopoguerra questa scelta aveva un senso, allora però l’Europa, l’Unione Europea, era forse solo nella testa di De Gaspari. Oggi però la realtà è completamente diversa. Consentire al popolo di esprimersi su questi temi credo sia doveroso.
Ricapitolando: eliminazione del quorum e del divieto di sottoporre a referendum i trattati internazionali, aumento del numero delle firme.













3 Commenti
Non sono sicuro sull’abolizione del quorum: il referendum, nel nostro impianto costituzionale, e’ una specie di freno di emergenza rispetto al Parlamento, che pero’ resta il solo luogo naturale di espressione della sovranita’ popolare. Io credo che sia una impostazione equilibrata e saggia (non credo nelle meraviglie della democrazia diretta) e che si dovrebbe cercare se mai di ripristinarla pienamente. Quindi il quorum ha un senso: per smentire l’operato del parlamento bisogna che davvero una parte significativa degli Italiani si senta mobilitata. Si puo’ discutere di un quorum piu’ basso (l’ipotesi del 50%+1 dei votanti alle ultime politiche potrebbe essere sensata), ma abolirlo lascia il parlamento nelle mani del primo capopopolo di passaggio.
Sui trattati internazionali posso pensare che abbia senso una consultazione popolare: ma non il referendum abrogativo previsto dalla nostra costituzione. Riflessione lunga, su questo tema. E resa ancora piu’ cauta dai danni che stiamo vedendo in Europa quando sui trattati si chiama al voto l’opinione pubblica senza mediazione parlamentare.
Sull’aumento delle firme, invece, totalmente d’accordo: anche sul numero. Tra l’altro, se i referendum fossero pochi, probabilmente il quorum si raggiungerebbe comunque.
Ciao
E’ una questione d’impostazione, io penso che in Democrazia quando si deve fare una scelta, ci sono i favorevoli i contrari e quelli che tacciono. Chi tace non sceglie. E’ il numero delle firme che garantisce l’ordinamento dai professionisti del referendum.
Non è una posizione recente la mia, nel 1996 quando ero consigliere a Figline, mentre votavamo le modifiche allo statuto, chiesi e ottenni proprio l’abrogazione del quorum per i referendum comunali.
[...] vero, è che lo strumento referendario così come è organizzato serve a poco. Io non ho cambiato idea sui referendum, credo che i quorum non siano giusti, come però credo che i referendum non possano diventare [...]