Come da tradizione le vie semplici non ci appartengono. Come da tradizione l’Ascoli quando viene a Torino va in vantaggio. Per fortuna, sempre come da tradizione poi recuperiamo.
Il tutto però con grande sofferenza, anche perchè , a complicare il tutto, mentre l’Ascoli portava avanti il suo sterile attacco, uno stormo di zanzare mi assaliva con ben altro successo.
Giovedì prossimo l’andata della finale a Perugia. Proprio mentre io dovrei essere ad un matrimonio.
Visto che il Toro del Brunelleschi ha portato fortuna, io lo ripropongo.
Per dare un senso a questo post, per stasera prevedo il ritorno alla vittoria della Ferrari.
Quello che è evidente ormai da anni è che l’istituto referendario in Italia è ormai definitivamente inutilizzabile. Ormai è impensabile che la volontà abrogativa di una qualunque legge possa coinvolgere il 50 per cento della popolazione.
Quindi se non si vuole lasciare in piedi un istituto esclusivamente teorico, non sarebbe male pensare ad una revisione della Costituzione.
Del resto quando i Costituenti scrissero la Carta, la realtà era completamente diversa: il voto era un dovere e non un diritto. Rispetto ad allora ci sono gli autoesclusi dalla vita politica un numero in costante aumento che sta arrivando ad un quarto della popolazione. Inoltre oggi, ci sono quelli che hanno difficoltà ad esercitare il diritto, gli italiani all’estero, l’alto numero italiani che sono domiciliati lontano dal luogo di residenza. E, da non sottovalutare, l’allungamento della vita media, che, per fortuna, ha riempito le liste elettorali di un numero di vecchietti, che hanno difficoltà a recarsi alle urne.
Insomma se nel 1947 una consultazione dove si recavano al voto era un fallimento, oggi non è più così. Tanto per essere chiari, le elezioni suppletive, ma anche i ballottaggi per l’elezioni dei Sindaci non vanno molto meglio, quasi mai hanno percentuali superiori al 50%, ma nessuno pensa che quei parlamentari eletti abbiano una minore legittimazione o ad annullare l’elezione.
Quindi oggi sarebbe giusto pensare di modificare la Costituzione, abolendo il quorum.
C’è poi un’altra modifica necessaria, 500.000 firme nel dopoguerra era un numero di tutto rispetto, in un’Italia che non aveva i mezzi di comunicazione odierni. Oggi il numero, secondo me, andrebbe almeno triplicato. Certamente in questo constesto bisognerebbe fare in modo che la Corte Costituzionale si pronunci prima della raccolta.
C’è poi un ultimo aspetto, la Costituzione vieta il referendum sui trattati sopranazionali. Nel dopoguerra questa scelta aveva un senso, allora però l’Europa, l’Unione Europea, era forse solo nella testa di De Gaspari. Oggi però la realtà è completamente diversa. Consentire al popolo di esprimersi su questi temi credo sia doveroso.
Ricapitolando: eliminazione del quorum e del divieto di sottoporre a referendum i trattati internazionali, aumento del numero delle firme.