dalle mie parti ci sono due telecamere che controllano
i cittadini:
Una volta alienato, un "diritto inalienabile"
può essere perso per sempre, nel qual caso non saremmo
più, nemmeno lontanamente, l'ultima e migliore speranza
della terra ma solo uno squallido stato imperiale i cui
cittadini vengono tenuti a bada dalle squadre SWAT e il
cui stile di morte, non di vita, viene imitato da tutti.
Gore Vidal, ottobre 2001
30.1.03
Io non credo che una canzone possa cambiare la vita, a meno che uno non sia il protagonista di "un ragazzo", ma solo per una questione di diritti d'autore. Tante canzoni però si legano ad un momento od un periodo e diventano il soundtrack come Nick Hornby, e altri blogger, ecco la lista delle 31 canzoni, scelte con il metodo Leonardo , chiudere gli occhi e contare fino a 3. Ora non è che mi piacciano tutte, anzi qualcuna se la trovo alla radio cambio stazione.
Il gatto e la volpe di Bennato. Burattino senza fili è il primo LP che comprai e lo presi per quella canzone, il primo 45 giri invece non lo ricordo. Torò alè, Toro alè noi cantiamo tutti in coro Toro alè. Non so il titolo, che probabilmente non ha, però è una canzone importante, è una delle poche che canto mentre sono in compagnia. Jeeg Robot d’acciaio il mio mito. Forza Italia, l’inno del partito omonimo, piaccia o no questa canzone la vita ce l’ha cambiata davvero. Io, per non alimentare il già surriscaldato dibattito di questi giorni, mi limito a dire che ne avrei fatto a meno, comunque un'altra è la canzone popolare di Fossati Cirano di Guccini, non mi ha cambiato la vita, ma mi ha cambia l’umore tutte le volte che ne parlo, visto che a molti piace mentre io la considero una cazzata immane, che poteva anche risparmiarsi. We Are The Champions dei Queen, perché da amarla a non sopportarla fu un secondo (e chi si ricorda il perché probabilmente gli farà lo stesso effetto. Anywhere is di Enya che fu la canzone che mi svegliò il giorno che mi laureai, legata in modo indissolubile alla laurea c’è poi Space Cowboy di Jamiroquai. Breaking the Law dei Judas Priest e Still life degli Iron Maiden erano le prime due canzoni del nastro che mi appassionò al metal Far finta di essere sani di Gaber è stata il mio inno nel periodo 92-94 Paris by air dei Tiger of pan tang. E' uno di quei casi in cui la simbiosi canzone-ricordo è totale, a cosa sia associata è abbastanza evidente Thougher than the rest di Bruce Springsteen perchè quando tornai dal concerto mi rimase in testa tutta la notte, anche se la mia canzone preferita del Boss è Thunder road Take five di Dave Brubeck, che è anche una delle 3 suonerie del mio cellulare, le altre due sono Zorba il greco di Teodorakis e la sigla del Muppets Show Little wing cantata da Sting e Gil Evans, grande canzone, grandissimo concerto, meravigliosa estate. Nothing the same di Gary Moore, in memoria di un San Silvestro indimenticabile Big city nights degli Scorpions che oltre ad aver ascoltato nel mio primo concerto, fa parte della colonna sonora del liceo e insieme ci metto up around the bend degli Hanoi Rocks, Halloweeen degli Halloweeen, Master of puppets dei Metallica e Let it go dei Def Leppard Quella che non sei di Liguabue. L'autoradio suonava questa canzone, e la mia vita stava davvero per cambiare, ma non per Ligabue, ma a causa di chi aveva abbandonato in corsia di sorpasso in autostrada la macchina. Figli di Annibale degli Almamegretta, che fin da bambino ci hanno raccontato la storia che Incisa fu fondata da Annibale, dove avrebbe anche perso un occhio, e i suoi soldati Purple Rain di Prince, Ogni volta di Vasco Rossi, Romeo e Juliet dei Dire Straits, Je t'aime moi non plus di Serge Gainsbourg e Janet Birkin, The dark end of the street dai Commitments. Non posso spiegarlo senno il post viene troppo lungo Talkin'bout a revolution di Tracy Chapman perchè mi ha fatto sentire rivoluzionario anche se stavo in camera.
Mi sembrano 31, e noto subito come manchino due fra le mie canzoni preferite in assoluto: The boys are back in town dei Thin Lizzy e There is a light that never goes out degli Smiths, come manca Battisti. Ormai però è fatta.
Plutarco se potesse, ne avrebbe fatto una delle sue vite parallale, siccome non può, lo sostituisco io. In comune hanno l’inizio del nome AL, che per lui è anche la fine, lei invece ha deiso di abbondare e ci ha aggiunto una ICE. Lei vive in un giardino di cemento. Lui in una tenuta grande che corrisponde, a quel che si dice , ai 3/4 di tutto il tavoliere delle Puglie. E’ in tema di felicità però che i due mostrano una concezione della vità diametralmente opposta, per lui la felicità è un bicchiere di vino con un panino, per Lei è andare a pranzo e dimenticare di pranzare. Chi mi aiuta a sciogliere il dilemma?
Il 27 gennaio 2000 quando suonò la sveglia la prima cosa fu la stessa che avevo fatto nei venit anni precedenti: allungai il braccio sinistro sul comodino, il bracciò afferrò quello che cercava e inforcai gli occhiali. Qualche ora dopo, un raggio laser per qualche secondò disegnò delle curve sui miei cristallini. Nei mesi successivi, dopo la sveglia il mio braccio sinistro continuava ad allungarsi, ma non trovava più nulla, perché non c'era più nulla da cercare. Gli occhi erano tornati autosufficienti.
Un ottimo sistemaper capire se sei in grado di scrivere su Internet senza correre il rischio di diffamare qualcuno è guardarsi allo specchio, se ti esce il fumo dal naso, non aggiornare il blog . Ho controllato, posso scrivere. Se è vero che ad ogni poeta manca un verso, ad ogni Collina manca il suo orizzonte, quella con la testa lucida, ad esempio, se volge lo sguardo verso la sua terra natale diventa strabica. E dire che io credo alla buona fede degli arbitri, è nella classifica delle cose in cui credo, che segue "Nabbo Natale" e "l'esistenza dei fantastici 4".
Tempo fa parlai dei miei tentativi in camera oscura con i vecchi procedimenti. Quello che segue è il racconto di uno di questi tentativi. Era il 1993, almeno secondo il sistema occidentale di misurare il tempo, per me però era anche qualcosa d’altro, era il periodo in cui volevo andare oltre, una di quei periodi in cui non basta fare, ma anche capire. Quando ero chiuso nella camera oscura non mi bastava più sapere che il liquido di sviluppo di preparava con una parte di soluzione e 4 parti di acqua, che andava conservato nelle bottiglie sottovuoto e dopo circa un mese andava buttato. Volevo capire cosa c'era dietro e mi misi a studiare i procedimenti chimici. Andai così a fondo che studiai anche i vecchi procedimenti, quelli che avevano dato luogo alle prime fotografie. Ora dovrei dire”..e uno di questi mi folgorò: la cianotipia”. La realtà però è un po’ diversa, una volta deciso che volevo provarne almeno uno, optai per il più semplice. In effetti questo metodo è tutt’altro che complicato, possibilità di utilizzo su qualunque superficie, elementi chimici di facile reperibilità. L'idea: maglietta con il mio volto. Era agosto e di lì a breve sarei partito per le vacanze (abbastanza lontano). Dall'idea all'inizio dell'operazione, il lasso di tempo fu impercettibile. La prima cosa che realizzai è che i materiali chimici facilmente reperibili agli inizi degli anni '50, non lo erano più negli anni '90. Per questo dalla provincia mi recai in città con due liste. In una i nomi dei negozi dove avrei potuto trovare quello che mi serviva, nella seconda gli elementi che mi servivano: ferricianuro di potassio e citrato ferrico d’ammonio. Tanto rapidamente venivano cancellati i nomi della prima lista: chiuso per ferie, "no, non teniamo più componenti chimici, da almeno 20 anni.", tanto rimaneva intonsa la seconda, negozio dopo negozio saliva in me lo sconforto, quello sconforto che ti prende quando entri in un negozio ben fornito e ti sembra di aver chiesto l'unica cosa che non hanno, e il negoziante ti guarda con la faccia che si fa al cliente per fargli capire che ha chiesto l'unica cosa che non c'è. Chi ha provato questa sensazione però sa anche di avere assunto una faccia che potrebbe partecipare concorso “espressione più stupida dall’uno dopo Cristo ad oggi”. La mia volontà però ebbe la meglio, e vicino a Piazza della Signoria trovai la bottega che aveva quello che mi serviva. Componenti chimiche, oltre ad affascinanti bottigliette, che costavano quanto pietre preziose. Qualche mese più tardi, avrei scoperto, almeno a quello che mi disse un laureando in chimica, che il ferricianuro di potassio e il citrato ferrico d’ammonio li potevo trovare in una banale farmacia. Se fossi andato in farmacia però non avrei acquistato le affascinanti bottigliette, e quei soldi li avrei buttati in qualche investimento sbagliato. Invece oggi, in qualche sperduto cassetto, ho ancora le bottigliette. Per realizzare quello che volevo però avevo bisogno di ricorrere anche alla fotografia tradizionale, infatti il metodo funziona per contatto, vuol dire che il negativo deve essere della stessa grandezza dell’immagine finale, e non per ingrandimento. Per prima cosa realizzai un negativo più o meno grande come un a4 di una foto con la mia faccia. Questo (e un po’ di stira e ammira sulla maglietta) fu l’unica concessione alla modernità per il resto avrei utilizzato gli stessi strumenti che 150 anni prima utilizzarono i primi stampatori di questo metodo. La soluzione si prepara allungando le due componenti con dell’acqua distillata. Poi le due soluzioni vanno unite. La prima cosa che si realizza è che si è esagerato con le dosi per cui, dopo aver spalmato la soluzione sulla maglietta e su tutte le altre superfici a portata di mano, si getta quasi tutto. Una volta che la maglietta e tutte le altre superfici spalmate, (nel mio caso una tela da disegno e un foglio bianco) si erano asciutta la inserii in un sacco nero. Spalmatura e asciugatura, questo è importante devono avvenire al buio assoluto. Dunque, erano le 15.00 del pomeriggio di domenica, alle 22 avevo l'appuntamento per la partenza per le vacanze, dovevo ancora fare le valigie, ma avevo un negativo grosso come un a4 con la mia faccia imprssa sopra, una maglietta, una tela e un foglio bianco, con del liquido spalmato sopra. Il passaggio successivo era semplice: bloccare il negativo sulla parte sensibile ed esporlo al tipo di luce con la quale il liquido reagisce meglio, i raggi uva. Visto che non possedevo una lampada a raggi Uva, utilizzai la sorgente più a buon mercato: il sole. Oltretutto era un'occasione unica per realizzare una stampa non con l'evocativa luce rossa in una stanza buia, ma all'aperto. Alle 16,00 le valige erano ancora da preparare, ma le idee erano chiare. Andai nella terrazza che sovrasta l'appartamento che abito e posizionai il panino, vetro-negativo-maglietta, sotto il sole. Dopo 40 minuti, e un viraggio temporaneo verso il verde, il giallo dell’emulsione era diventato azzurro, presi la maglietta e cominciai la fase di sviluppo, che, chi non è pratico di metodi antichi di fotografia, definirebbe lavaggio. Mi rendo conto che la situazione si presta, una maglietta sotto una sistola richiama il lavaggio. Quindi se vi capita di vedere uno che passa una maglietta sotto l’acqua non è detto che stia lavandola, ma può darsi che sia intento a stampare una foto. L’acqua funziona così, lava la parte non esposta al sole, cioè la parte scura del negativo, mentre la parte esposta al sole, il chiaro del negativo, diventa indelebile. Alle 18,00 avevo una maglietta bagnata con la mia faccia impressa, oltre, naturalmente alle valige da preparare. Alle 21.00 chiusi le valige, dentro c’era anche la maglietta. La tela e il foglio bianco invece rimasero a casa ad aspettarmi. La maglietta c'è ancora, un po' stinta per la verità, l'azzurro è diventato giallo. La tela e il foglio invece sono azzurri come il primo giorno, magari metto l'immagine nel fotoblog, così potete vedere da soli
Ormai bisogna rassegnarsi, su certi argomenti abbiamo definitivamente perso la testa, il fumo è uno di questi. Le sigarette fanno male d'accordo, oramai lo sanno tutti, e chi fuma lo fa a suo rischio e pericolo, però anche la battaglia contro il fumo* fa le sue vittime, il buonsenso è caduto da un pezzo. Fino a ieri pensavo che il ministro Sirchia con la sua idea di voler inserire scritte nelle scene cinematografiche dove si fuma fosse il campione europeo di chi l'aveva sparata più grossa, quando però ho letto che in Inghilterra c'è chi ha proposto di cambiare la copertina ad Abbey Road, ho capito che la finale è tutta da giocare. a scanso di equivoci, io fumatore di sigari che consumo quasi esclusivamente in solitudine ritengo sacrosanta una campagna d'informazione corretta sui danni del fumo, come riterrei altrettanto corrette tutte le campagne che non vengono fatte e che dovrebbero metterci in guardia su tutto quello che provoca danni alla nostra salute. L'informazione seria e rigorosa però è una cosa il cabaret è un'altra.
Io penso che gli strumenti non sono ontologicamente etici o non etici, ma è l’utilizzo che se ne fa. Fra gli utilizzi non etici della tecnologia c’è l’uso della macchina fotografica per riprendere persone che non vogliono essere riprese e/o la successiva distribuzione. Detto questo, trovo eccessivo pensare che gli enormi problemi legati alla privacy oggi riguardino principalmente i videotelefonini, però visto che è un argomento che è di facile presa nelle prossime settimane tutti i mass-media di massa amplificheranno queste storia.
Come tutti anche io dico la mia sul referendum che vuole allargare l'applicazione del art. 18 dello statuto dei lavoratori a tutti i dipendenti, e vedendo quello che ho letto è difficile che sia quello che le spara più grosse. Io, personalmente trovo etica una norma che vieti il licenziamento quando questo avviene per una causa ingiusta, e siccome l'etica non è misurabile con il metro in linea di massima dovrei essere d'accordo con il referendum. Oltretutto tutte le obiezioni che si fanno sono facilmente allargabili anche nei casi in cui è in vigore l'art. 18. Però è evidente che una norma non deve solo essere etica, ma deve avere un'utilità. Serve una legislazione etica in materia di lavoro, se poi non porta lavoro? io penso di no, credo quindi che la tutela di tutto quel mondo del lavoro dipendente dovrebbe essere riformato complessivamente, perchè altrimenti finisce per esistere una categoria di tutelati, e un mondo di precari, quel mondo fatto di cococo, interinali, lavoratori a tempo determinato ecc. Non è quindi nel referendum che va trovata la soluzione, ma in una legge, dove la prima cosa da fare forse è quella di distinguere il mondo del lavoro dipendente in due categorie. La prima quella dei lavoratori che si sanno tutelare da soli, tutta quelle persone con un alto livello di specializzazione, dove il lavoratore non può essere facilmente sostituito, perchè il processo du formazione è lungo, perchè l'apporto alla fase produttiva è personale. La seconda categoria invece è quella dei lavoratori che non necesssitano di una grande preparazione, per cui possono essere sostituiti senza traumi. Penso che in questo caso la tutela del posto di lavoro debba avvenire per legge. Questo a prescindere dalla natura del contratto che lega azienda e dipendente. Come intervenire allora, intanto smettendo con qualunque forma d'aiuto alla Fiat, questa ricvoluzionaria misura libererebbe delle risorse per intervenire in altri campi: facilitazioni, sgravi, finanziamenti, tutte misure che dovrebbero essere finalizzate ad investimenti e quindi all'aumento di occupazione. Occupazione reale non precaria, perchè se le misure di aiuto servono a dare una prospettiva alle aziende, queste devono dare una prospettiva chi assumono. In conclusione credo che il referendum serva molto ai vari leader che possono dire battute che se risultano particolarmente efficaci diventano anche titoli di giornali, ma non serve a chi i lparola tutela neanche conosce il significato.
Troppe volte forse parliamo male della tv, che, come ogni cosa del resto, avrà mille difetti, ma a volte racconta storie e persone che oggi non esistono più. Non so se è il fascino del passato, ma persone come Paolo Sollier, Franco Bitossi, lo stesso Meroni che più di una volta ho ricordato oggi non ci sono, o forse sono io che non riesco li vedo. Per fortuna che c'è la tv allora, che in due giorni ci ha mostrato questo mondo. Mercoledì è stata la volta di un fantastico viaggio all'interno degli anni '70 con il blob di 90° minuto e dintorni. Dove abbiamo potuto vedere potuto vedere: Giorgio Bubba da Genova, Luigi Necco da Napoli, Marcello Giannini da Firenze, Lamberto Sposini da Perugia (proprio lui, che sempre appena aver fatto la cresima), Fabrizio Maffei simpatico, il Toro che sapeva ancora segnare (Greco che batte Pizzaballa, mitico!), la moviola di Carlo Sassi, Galeazzi magro, Zico, Maradona, Platini e Falcao. Ieri e toccato a Paolo Sollier il mitico difensore del Perugia, quello ha scritto "calci, sputi e colpi di testa" e che ieri sulla sua presunta tristezza ha affermato testualmente "non è vero che sono una persona triste, io triste non lo sono, neanche quando sono triste". Anche se lui non sarerbbe contento di questa cosa, io lo metto nel mio personale elenco di persone da clonare. Poi sfide, che raccontando le vicende ciclistiche di Franco Bitossi, uno che in carriera ha battuto tra gli altri Anquetil, Adorni, Gimondi, Mercks, Moser. Ma siccome nello sport, e non solo in quello, non si vince mai, come non si perde mai, definitivamante, non è mai riuscito a sconfiggere in modo definitivo il nemico che aveva dentro e che in certi momenti lo bloccava. Poteva essere in fuga o a 100 metri dall'arrivo, si devova fermare. E così andò in quella che è risultato uno dei finali più crudeli della storia dello sport. Mondiali del '72, a 300 metri dall'arrivo Bitossi ha praticamante vinto il mondiale, gli altri sono indietro di almeno 200 metri, a 200 metri uguale, ma comincia a rallentare, si volta, gli altri sono lontani,ride, gusta già la vittoria, ma le gambe smettono di andare. E' ormai a 100 metri, a 50, a muoverlo però sono solo le spalle e l'inerzia, gli altri si avvicinano, ma sono sempre dietro, anche a 10 metri è primo, ma proprio sotto l'arrivo Marino Basso lo supera di 30/40 centimetri, quanto basta per togliergli il titolo di casmpione del mondo. Oggi Franco Bitossi è un signore di 60 anni che ancora non si spiega come mai sia andata così, guarda le immagini e ride, ride di quel ragazzo che da quanto piangeva non era neanche in grado di essere intervistato.
Non so se è il passato che è meglio, forse è solo che del passato si può scegliere quello che ci pare, e che una trasmissione dedicata al Moggiraugobettega fra 20 anni non la faranno. Del passato si sceglie il meglio. E forse anche le storie più affascinanti di oggi tanto male non sono, ora ci penso. Certo se la Triestina viene in serie A, sarà una grande puntata di sfide del 2020.
Se qualcuno ha velleità da giallista, ma ha sempre avuto problemi con gli incipit, qui può trovare una soluzione. Collegato ad Arezzo wave, quest'anno c'è giallo wave. Agli incipit ci hanno pensato gli scrittori famosi (non è che abbiano fatto tutto questo sforzo, 10 righi), al resto devono pensare gli aspiranti. C'è temp ofino al 28 febbraio. Curioso è il fatto che ho scoperto questa notizia su Repubblica (cartacea) in un articolo che mette in dubbio la realizzazione di Arezzo wave stesso, ma questa è un'altra storia, un giallo nel giallo.
Il regionalismo, o federalismo, è certamente una gran cosa, ci ha cambiato la vita, pensateci bene: sanità, agricoltura, commercio, artigianato, caccia, è tutto un altro vivere. In attesa della scuola regionale, della polizia regionale (che si aggiungerà a quella comunale, provinciale, il corpo forestale, la Polizia di stato, i carabinieri, la guardia di finanza e i vigili di quartiere palmaredotati) e di quanto altro ci regalerà lo stato decentratore. In alcuni periodi però è un deciso spaccamento, è utile solo ai giornalisti e penso che i veri fautori del federalismo siano loro, d’accordo con i presidenti di Regione a cui piace tanto farsi chiamare Governatori. Prendiamo i saldi, in passato c’era la notizia d’apertura dei saldi e quando andava male, se c’era carenza di notizie di rifilavano il servizio sull’apertura dei saldi da Harrod’s. Io verso i saldi di per sé ho un atteggiamente agnostico, da quando però questa materia è regolamentata dalle regioni, e l’avvio ufficiale degli stessi è stato spalmato nell’arco di una settimana, giornalisticamente parlando sono diventati un incubo. Infatti la moltiplicazione degli inizi ha moltiplicato esponenzialmente i servizi giornalistici sui saldi. La prima settimana ogni giorno c’è la notizia che sono iniziati i saldi, per cui avvertenze, stato del commercio, approccio psicolgico dei clienti. La seconda settimana ogni giorno c’è la notizia sull’andamento i saldi, per cui c’è la notizia curiosa, l’immancabile truffa, l’intervista a chi si è rifatto il guardaroba, l’intervista allo scettico, e quella al rappresentante di categoria. La terza settimana ogni giorno c’è la notizia sul resoconto dei saldi. L’intervista al negoziante contento e a quello scontento, e l’analisi su quanto i saldi abbiano risollevato la stagione E siccome i negozi sono oramai tutti uguali, i commessi tutti uguali, i titolari tutti uguali, i rappresentanti delle categorie tutti uguali, i cittadini cercano le stesse cose e le avvertenza sono sempre le stesse, il mercoledì io non ne posso più, allora cambio canale, metto raitre dove c’è il tg regionale, ma siccome è il giorno della Toscana me lo devo risorbire di nuovo. Probabilmente è vero un ritorno allo stato centralista non migliorerebbe la nostra vita, ma varierebbe i tg.
"Macera, macera si finisce per marcire", non ricordo neanche se la citazione è corretta, e anche se lo fosse non capisco poi se marcire è la soluzione. Io però non ne posso più di macerare. Molto meglio perdere 6 a 0 piuttosto che pareggiare come è successo sabato, e non dite di no, perché ho provato. Uno non ha tempo di pensare che la fortuna ha deciso finalmente di guardare dalla tua parte, pensi che la Dea Kalì, che era quella a cui erano rivolte le mie attenzioni al '91, sia la divinità giusta, che due minuti più tardi, tutto riprende il suo corso. Per questo ho deciso di abbandonare la redazione di "basta che non sia bianconero", che concluderà la sua pubblicazione la prossima settimana con la fine del girone d'andata. Forse è solo questo freddo birbone che congela anche il sangue che corre dentro, ma io, ora, la realtà calcistica non sono in grado di affrontarla, non voglio né macerare, né tantomeno marcire. Anche perchè marcire casomai fosse la soluzione non mi sembra sia questa gran cosa.
concetto di cul de sac Mettiamo che per ipotesi dobbiate aggiornare un programma, e che le fasi di aggiornamento per siano 4: 1 aggiornamento software 2 aggiornamento database 3 installazione release (non dopo aver dato alcune istruzioni molto importanti al programma, almeno secondo una nota che vi è arrivata per e-mail il 24 dicembre alle 18,54) 4 riaggiornamento database Mettiamo che la fase 1 e la fase 2 vadano bene. Al punto 3 ovviamente dimenticate di dare le istruzioni molto importanti e passate ad installare la release. Quando siete al punto 4 ecco una scritta sconosciuta, ma dal significato inequivocabile: "ehi! ti sei dimenticato le istruzioni molto importanti che. Il programmma sarà terminato e il database si autodistruggerà”. A questo punto, molto tranquillamente aprite il programma per dare queste cazzo di istruzioni molto importanti, che consistono in questa operazione: digitare la parola “gennaio”, quattro numeri “2003” e quindi premere il tasto “invio”. Peccato che non potrete, infatti con una finestrella il programma vi avverte che “senza database non funziono”. Ricapitolando, per poter aggiornare il database avrete necessità di utilizzare prima il programma, ma per utilizzare il programma prima dovrete di aggiornare il database. Ecco spiegato il concetto di cul de sac.
non solo gnueconomy assegna gli oscar 2002, ma sono finalmente terminate le votazioni per attribuire il premio di netturbino dell'anno, e cum magno gaudio nuntio vobis, che a vincere è stato questo sito, che ha ottenuto 299 voti. In attesa di poter ostentare il banner-trofeo, consentitemi (modalità commossa on) di ringraziare tutti quelli che mi hanno votato, ma ringrazio anche quelli che non mi hanno votato (tanto ho vinto lo stesso:-) altrimenti potevate scordarveli i miei ringraziamenti): senza di voi non sarei nulla. (modalità commossa off) Offro a tutti un piatto di lampredotto virtuale, e, se qualcuno poi desidera assaggiarlo davvvero, magari come propone Alice lo facciamo davvero il lampredotto party per blogger. Un'avvertenza, se qualcuno durante il lampredotto party gli venisse in mente di paragonare il sorpasso sul filo di lana effettuato nei confronti di Biutiful blog, a quello del 5 maggio scorso, gli chiedo di lasciarlo lì, nella mente, e di non esternarlo, certe cose è meglio dimenticarle :-)
Stati Uniti Gli Stati Uniti sono la nazione dove la battaglia contro il fumo, l’obesità e quant’altro danneggia la salute è all’avanguardia. Lo statunitense perfetto deve essere sano. Lo statunitense perfetto non solo deve essere sano, ma anche felice o quantomeno non depresso, e per evitare che uno cittadino prenda da piccolo la cattiva abitudine della depressione, o di altre cose brutte come l’iperattivismo il deficit di concentrazione, fin dall’età di 7 anni è possibile prescrivergli il prozac. Io non sono antiamericano, lo garantisco. Loro però, cosa sono?
Giornali 2 Sabato su Repubblica una pagina dedicata ai formaggi, pare che in base agli ultimi conteggi abbiamo superato la Francia. Infatti mentre i transalpini sono fermi a 350, da qui la famosa battuta di De Gaulle "non si può governare un paese dove si può mangiare un formaggio diverso al giorno", noi siamo abbondantemente sopra 400. Se De Gaulle aveva ragione c'è da aspettarsi che la riduzione della varietà casearia diventi oggetto dell'infinità e inutile discussione sulle riforme istituzionali. Ma mentre la discussione sulle riforme non mi appassiona più da quasi 10 anni, i formaggi continuano ad essere per me fonte di piacere. Per cui penso che la cosa migliore sarebbe provarli piuttosto che considerarli elemento di ingovernabilità. Ci proverò compatibilmente con l'esigenza di perdere un po' di peso e comunque di poter continuare a mangiare quelli che preferisco, che attualmente sono: 1 parmigiano reggiano, che se mi dovessi attenere alla regola di un formaggio diverso al giorno lo dovrei mangiare nuovamente nel marzo 2004, 2 roquefort, che nonostante tutto preferisco al italico gorgonzola, che trovo troppo cremoso, 3 feta. La provenienza non conta nulla.
Giornali 1 Venerdì su Repubblica c'era una pagina intera dedicata al film che racconterà, seppur indirettamente, le gesta del Grande Torino. Considerando che il prossimo anno uscirà anche un film su Gigi Meroni, non si può non notare (con tristezza n.d.b.) che mentre il Torino vive uno dei momenti peggiori della sua storia, la storia del Torino viene studiata e raccontata come nessuna nessun altra squadra. Oltre ai film infatti il Toro può vantare il record di canzoni e libri dedicati alle suo glorioso passato.
I ciclisti sono persone importanti Cipollini commendatore e Jalabert e Poulidor insigniti dalla legione d’onore. E’ vero che forse non ha molto senso dare importanza a queste onorificenze, che sembrano più residuati delle monarchie, però c’è un curioso parallelo, in questa vicenda, che merita un commento. Ciampi premia il campione del mondo in carica, Chirac premia un ciclista che si è appena ritirato, uno più famoso per le sue sconfitte che per le sue vittorie, ma per la sua generosità amatissimo delle folle ed uno che ha smesso più di 25 anni fa. Dico la verità i francesi spesso mi fanno incazzare, anche se, ciclisticamente parlando, dovrebbero essere loro, almeno a quello che scrive Conte e canta Jannacci (la mia versione preferita). Io da loro vorrei che noi imparassimo solo a fare lo Champagne e il roquefort, invece oggi ci hanno fatto vedere che si può onororare chi è stato grande, senza che questo sia passato a miglior vita e senza la legge Bacchelli.