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editoria indipendente e di valore
questa pagina esiste grazie a:
dalle mie parti ci sono due telecamere che controllano i cittadini:
Una volta alienato, un "diritto inalienabile"
può essere perso per sempre, nel qual caso non saremmo
più, nemmeno lontanamente, l'ultima e migliore speranza
della terra ma solo uno squallido stato imperiale i cui cittadini
vengono tenuti a bada dalle squadre SWAT e il cui stile di morte,
non di vita, viene imitato da tutti.
Gore Vidal, ottobre 2001
evito accuratamente:
il processo di biscardi
porta a porta
le aragoste
emilio fede
il maurizio costanzo
il pate di foie gras
proposta indecente
E' dell'inizio degli anni '80 il programma televisivo andato in onda sulla tv francese FR3 "une minute pour une image" (un minuto per un'immagine). Il programma ideato da Agnès Varda durava un minuto, appunto, e altro non consisteva che nella proiezione di una foto con un commento fuori campo. Le foto non seguivano nessun tipo di percorso, non c'era nessuna connessione fra le foto dei vari giorni. Altrettanto vari i commentatori: fotografi, scrittori come Marguerite Duras o Eugène Ionesco, di cultura come Daniel Cohn-Bendit che si mescolavano con i cosiddetti uomini della strada. Perché vi dico queste cose? Perché vorrei realizzare una sorta di foto-blog quotidiano con tanto di commento. E' chiaro che non ci può essere un solo commentatore, ma ce ne deve essere uno per ogni foto, e chi meglio dei lettori di questo blog può essere un commentatore? chi è disponibile a scrivere 12/15 righi di commento dunque me lo comunichi, quando arriviamo a 20, se ci arriviamo, si comincia. Quindi per adesioni, chiarimenti, dubbi, ecc. ecc. scrivete.
Happy Birthday Blog! Il blog compie un anno, e per ringraziare tutti voi, ospiti di queste pagine, ho deciso di fare qualcosa di eclatante. Fra le varie cose possibili sono indeciso fra due opzioni: 1 mettere la mia foto in mutande; 2 scegliere il post dell’anno. In ogni caso, per evitare ogni sorta di shock, continua qui
e ora che scrivono? Dopo Trapattoni il Nesta-killer colpisce ancora, questa le vittime sono i giornalisti sportivi. L'imprevista sconfitta del Milan infatti, gli costringerà a trovare nuovi argomenti per riempire le pagine dei giornali, che fino a sabato parlavano di quanto fosse forte il Milan, di quanto fosse imbattibile, di quanto era insuperabile la difesa, fantasioso il centrocampo e irresistibile l'attacco. Quando cambiavano argomento, attaccavano sulla spettacolarità e sull'efficacia del gioco rossonero. Siccome però fondamentalmente non sono cattivo, ho deciso di andare incontro a questa categoria, suggerendogli qualche tema. Potrebbero, ad esempio, fare un'intervista a Galliani, ponendogli queste domande: 1 Signor Galliani, mercoledì diceva che c'era una sola squadra a punteggio pieno in Champions Legue e in testa al campionato, 3 giorni dopo non c'è più, non teme di portare male? 2 Lei ha affermato che al Milan non interessa vincere a tutti i costi, ma quello che conta è divertire, la sceneggiate di Pirlo al '95 era uno sketch finalizzato al divertimento oppure un tentativo di ingannare l'arbitro e quindi di falsare il risultato del campo? Avete ragione, farei meglio a pensare alla mia squadra e ai suoi dirigenti, e infatti.
Meno male che fra poco c'è il derby. I derby sono una delle ultime riserve, uno di quei luoghi dove la passione conta più dei bilanci (peraltro sgangherati). Mi piacciono tutti e per perderli l'alternativa deve essere appetibile. Mi piace quello di Genova, nonostante il momento non felice di Genoa e Samp, per lo stadio, per il clima che nonostante sia elettrico rimane sempre nei limiti del rispetto per gli altri. Mi piace nonostante che le esigenze televisive lo abbiano, in questi ultimi anni, confinato al lunedì, la giornata meno calcistica in assoluto. Mi piace anche quello di Milano, anche se, fra i 4 storici del nostro calcio, mi sembra quello meno sentito. Infatti ho come la sensazione che le milanesi sentano molto più la sfida con i bianconeri che quello con i loro cugini. Con i bianconeri però il derby lo giochiamo noi, e non ho bisogno di dire perché mi piace questa partita giusto. Mi piace tantissimo quello di Roma. Negli ultimi anni, derby di Torino dell'andata dello scorso anno a parte, è quello che ha regalato le emozioni maggiori. Fra tutti quelli del 98-99. L'anno precedente la Lazio aveva fatto cappotto, 4 su 4. Nel '98-99 i biancocelesti erano fortissimi, ma nonostante questo nei 2 derby di quell'anno trovarono un ostacolo insormontabile, che fu decisivo per fargli perdere lo scudetto: la spettacolare Roma di Zeman. 3-3 all'andata, con la Roma che recupera 2 gol in inferiorità numerica, e che era riuscita a segnare anche il quarto gol, ma che non fu ingiustamente convalidato. Il ritorno fu quello del 3-1 quando Totti, autore del terzo gol, fece vedere, mostrando la maglietta, quello che aveva fatto ai laziali. Totti per quel gesto fu molto criticato. A criticarlo però, sono convinto, furono quelli che non conoscono lo spirito dei derby (per cui saranno i soliti che lo scorso anno accusarono di antisportività Maresca, autore, ahimè, del pareggio juventino nel derby di Torino di ritorno, e del siparietto delle corna. Intendiamoci per me rimane un ricordo brutto, ma capisco chi ha gioito). Poi fu la volta dei laziali che due anni dopo, con lo scudetto sul petto, dopo aver perso un derby natalizio con un autogol di Negro, al ritorno recuperarono 2 gol nel finale, pareggiando 2 a 2. I due punti sottratti ai giallorossi però si rivelarono irrilevanti ai fini della lotta del tricolore, che quell'anno andò ai romanisti. Stasera sarà uno sicuramente uno spettacolo sugli spalti, e penso anche sul prato.
Non sono un bastian contrario ad ogni costo, anzi. A me basta molto poco. Anche due frasi messe in fila bene, secondo una logica che condivido, bastano per convincermi. Su Repubblica ho letto l’intervista di Scolari, l’ex commissario tecnico brasiliano, che si dice pronto a diventare il nuovo allenatore della nazionale, ebbene mi ha convinto, dice infatti che secondo lui siamo stati rovinati dal 4-4-2. La sua tesi è questa: con Vieri e Inzaghi ogni cross è un quasi sempre gol, ebbene bisogna fare in modo di giocare sulle fasce, arrivare sul fondo e crossare. Per questo servono delle ali capaci di saltare l’uomo, e se non si trovano in A, lui le cercherebbe anche in B o in C. Sarà banale, sarà semplice, ma almeno è un’idea, è un programma. Qualcosa di straordinariamente nuovo insomma. Non mi importa se è sponsorizzato dal Milan, e da Galliani, io sono per lui. Per questo ribadisco la mia contrarietà a Vialli, non per il suo presunto filojuventinismo, che poi non si capisce come si concretizzerebbe, se facendo giocare gli juventini o non facendoli giocare, ma perché ha allenato solo in Inghilterra, prima in A poi in B, facendo abbastanza male. A proposito di allenatori, oggi la società A.C. Torino ha esonerato Camolese, siccome però accetto di fartmi rovinare il week-end da questi solo da domenica alle 15,00, ne riparlerò.
Ieri è stato presentato il Tour de France del 2003, che si correrà dal 5 al 27 luglio. Una storia lunga un secolo, che è cominciata il 1° luglio del 1903. 60 partecipanti alla partenza, 6 tappe per 2.428 chilometri, non erano brevi dunque. La lunghezza però era mitigata dal fatto che non c’erano montagne, sarebbero arrivate solo 10 anni più tardi, anche perché visto che le biciclette non avevano freni, e per rallentare si usavano i piedi sarebbe stato un problema. Il 19 luglio arrivarono in 21, il vincitore, con 2 ore e 48 minuti di vantaggio sul secondo, un record ancora imbattuto (e che non verrà mai battuto), ad una media di 25 chilometri orari, fu Maurice Garin a lui andarono 3.000 franchi di premio, e la soddisfazione di aver vinto 3 tappe: la prima la Parigi-Lione, la quinta la Bordeaux-Nantes e la sesta e ultima tappa la Nantes-Parigi. L’ultimo, il 21° si chiamava Arséne Millocheau con un ritardo di 64 ore, 47 minuti e 22 secondi. Qualche dubbio sul percorso di quest'anno, manca la mia montagna preferita il Ventoux e il Col du Galibier e il Tourmalet non sono posizionati all’arrivo. Comunque anche così sarà il più grande spettacolo sportivo del mondo.
Il Movimento e i dalema's boys Non amo molto D'Alema, anzi sono dell'idea che la sua azione politica abbia danneggiato l'Ulivo più di Retequattro. Credo inoltre che la sua continuamente evocata intelligenza costituisca un aggravante. Non è che non condivida la sua azione politica fatta sono di tatticismo, non la capisco. Penso che tutto sommato abbia ragione Madame Defarge (e Tabucchi, che pur parlando di un fatto specifico ha descitto il personaggio molto bene), con tanto cinismo e disincanto lo fanno più simile a Giuliano Ferrara che a uno statista. Non amando D'Alema, è naturale, che non ami più di tanto i dalema's boys. Un merito però ce l'hanno si muovono come una testuggine, se colpisci uno di loro, loro reagiscono. Ieri, ad esempio, la loro vittima è stata Pancho Pardi, reo a loro avviso, durante un dibattito a cui faceva da moderatore (non da avvocato) mercoledì scorso, di non aver difeso Fassino dalle proteste del pubblico accorso alla Casa del Popolo di San Bartolo a Cintoia di Firenze. Ebbene ieri sera a Rignano, ridente paesino del Valdarno zona monopolizzata dai dalema's boys, gli è stato detto di tutto. Che è un populista di sinistra, che i personaggi pubblici devono pesare sempre le parole, che è un ingrato a parlare male dei ds perché lo invitano ai dibattiti, che mette a rischio l'unità della sinistra, che mira a fondare un nuovo partito, che la deve smettere di parlare della bicamerale, della giustizia e della mancata legge sul conflitto d'interesse, e se proprio ne vuole parlare che dia la colpa a Prodi. Per la verità poi lo hanno anche ringraziato, gli hanno detto anche: recuperato attenzione per il centrosinistra, ma ora è il momento di fare un passo indietro. Fra un po' è il momento di prendere le decisioni, e per quelle i più bravi siamo noi.
Primi punti, pali, gol validi, gol annullati, falli di confusione, rigori per due pesi e due misure, allenatori della nazionale, bestie nere. Tutto questo e molto altro nella quinta puntata di "basta che non sia bianconero"
Basterà il boss, in concerto il 15 maggio a Firenze, a risollevare le sorti della città? Ogni giorno che passa per Firenze è una batosta. L'ultima è l'accusa che pende su un giudice e 18 importanti professionisti. Questi, secondo l'accusa, che è di associazione a delinquere finalizzata a concussione e corruzione, avrebbero costituito un comitato per gestire le procedure concorsuali e fallimentari. Quello che posso dire io è questo un po' di queste persone le ho avute all'università come prof, e da come ho potuto conoscerli, queste persone io, un auto usata non l'avrei comprata, ma quello che si prospetta mi sembra molto più grave. Per rifarsi la bocca, meglio fare un salto a Strada in Chianti, dove è in corso la "sesta sagra delle frattaglie": trippa, lampredotto, "core e paracore", spezzatino di polmone e molto altro. Il mio preferito fra tutto questo è il lampredotto, che è una fra le cose più buone e gustose che l'uomo possa mangiare. Sono d'accordo nel dire che gli dei del sapore potevano mettere altrove tanta bontà, ma evidentemente avevano già esaurito gli altri posti. Ma poi, tutto sommato, non importa, quando si ha davanti un buon piatto di lampredotto, e come tutte le cose che danno piacere, pensare serve a poco, anzi è proprio fastidioso
Laura non pubblica i risultati dei test di rete perchè i risultati, secondo lei, non sono pubblicabili. Forse ha fatto questo test, ma era dura uscirne bene: Which Evil Criminal are You?
Ero convinto di averlo già postato, invece vedo che non c'è: se accetate un consiglio andate qui è un articolo articolo su Meroni. Intanto eccovi questo pezzo di un articolo di qualche anno fa di Marco Bonetto: Quando nel '65 il ct della Nazionale Edmondo Fabbri alla vigilia della partita a Varsavia con la Polonia gli disse: "Giochi titolare solo se ti tagli i capelli", Meroni appena ventiduenne gli rispose no. Così non giocò e venne ancor più messo alla berlina dei perbenisti. Poi quando nel '67 Fabbri sostituì Nereo Rocco al Toro, Meroni si mise a disposizione dell'allenatore, senza polemiche. Fabbri già reduce dal massacro post Corea, temeva una vendetta e invece trovò, anche se soltanto per poche settimane, un alleato: con i suoi lunghi capelli, le sue abitudini strane e la sua dignità. La scelta di Meroni di non scendere a compromessi e la sua umanità che lo portò poi a non infierire su un uomo debole che pure lo aveva vessato sono lezioni di vita fuori dal tempo e dagli spazi, valide nel calcio come in qualsiasi altro ambiente. Basta essere puliti dentro, poi - fuori - si può pure essere pelati o capelloni. E nei momenti di difficoltà, si può sempre cercare una consolazione cantando nel proprio cuore, come probabilmente faceva Meroni: lascia che si scandalizzano, annoiati da una vita senza fantasia.
Tanto per non trovarsi impreparati. Antonio Fazio è un fuoriclasse della politica, i fuoriclasse della politica sono quelli ambiti da tutti, e che possono schierarsi con chiunque, senza creare scandalo. In passato hanno ricoperto questo ruolo Antonio di Pietro e Lamberto Dini. Ieri a Foligno, in un convegno ha detto la sua sulla crisi Fiat figlia anche “di una contabilità carente”. Che la contabilità sia importante non c’è dubbio, e poi in un convegno d’economisti lo diventa ancora di più. Io però non credo che fosse necessario essere geni di contabilità industriale, bastava guardare un po’ le strade per rendersi conto che di auto Fiat negli ultimi anni ce ne erano sempre meno. Io non escluderei del tutto il fatto che la Fiat ha prodotto qualche macchina bruttina, decisamente invendibile. Io infatti, che ho sempre avuto macchine Fiat ho sempre avuto problemi di scelta. Il bello però arriva dopo “il livello dei salari in Corea è circa la metà di quello italiano e in Corea fanno le macchine più o meno come noi. Le macchine coreane non sono molto peggiori di quelle italiane, forse sono peggiori di quelle tedesche”. Per proprietà transitiva Fazio ritiene le macchine italiane peggiori di quelle tedesche. Quello che però non mi piace è che il Governatore della Banco d’Italia, colui che fino al 31 dicembre 2001 ha determinato la politica monetaria del paese, riduca il problema al costo del lavoro, facendo intuire che se in Italia gli stipendi fossero al livello della Corea il problema Fiat sarebbe risolto. Probabilmente in Corea hanno un livello di stipendi più basso perché c’è un costo della vita più basso, a meno che non esista una categoria di sfruttati. Se però il livello dei prezzi in Italia è il doppio della Corea, forse qualche responsabilità ce l’ha proprio lui, e sicuramente non ce l’hanno quelli che la Fiat vuole mandare a casa. Quindi prima di dare un nuovo lavoro a Fazio pensiamoci.
Vi ricordate la mia caduta di vespa? se non ve la ricordate non è un problema, era passata di mente anche a me. Il problema è che da qualche giorno la spalla destra ha ricominciato a farmi male. Decisamente male, che in certi momenti ho problemi anche ad utilizzare il cambio dell’auto. Qualcuno potrebbe farmi notare che farei meglio a cercare un dottore, un fisioterapista, un massaggiatore piuttosto che scriverlo qui. Questo appunto avrebbe una qualche logica, però devo aggiungere una cosa: la mia destra, nonostante io sia un mancino naturale e totale, è la mano che utilizzo per guidare il mouse, che non solo rimane lo strumento con cui spesso canalizzo i miei quasi 20 anni di istruzione, ma è anche lo strumento con cui aggiorno il blog.
qualche anno fa, questa cosa mi sarebbe anche piaciuta, ora a mia parziale discolpa posso dire che ad un paio di domande ho risposto molto a lume di naso, visto che non credo di averle capite molto bene.
As dictators go, you're kind of pathetic! Instead of military coup or systematic persecution to get power, you just happen to be the head of the only party in the UK that isn't totally worthless! While not very impressive it is none the less effective! You can do whatever the hell you like without any chance of getting voted out of office! People know that the only alternative would have them eating their children if they ever got back into power! However, you still think that you are as loved as you were when you were first elected into power… News flash for you: You're not!
Cento anni fa, il 14 ottobre 1902, a Mantova nasceva Learco Guerra. E oltre ad essere uno dei ciclisti più grandi di sempre, ha una storia, come spesso capita per i ciclisti di quel periodo, che sembra un romanzo. Per la sua potenza muscolare fu chiamato "la locomotiva umana", per il suo modo di correre, sempre all'attacco, per la sua generosità e la sua disponibilità fu amatissimo dalle folle. Soprattutto da quella parte a cui non piaceva Alfredo Binda, il Campionissimo, uno che nel '27 vinse tutte le corse, tranne una la Milano-Sanremo, a cui aveva partecipato e che nel '30 fu pagato dagli organizzatori del giro per non partecipare. Troppo aristocratico, troppo perfetto, troppo vincente per piacere ai tifosi più passionali, e infatti questi scelsero Learco Guerra. Arrivato tardi al ciclismo e per necessità, aveva perso il lavoro di muratore, ebbe un inizio difficile. Cominciò nella categoria degli isolati, quelli senza assistenza. Nei primi anni del secolo si chiamavano diseredati, oggi, ma la loro situazione è diversa, sono i gregari. Alla prima Milano-Sanremo a cui partecipò fu costretto a chiedere un prestito di 50 lire per poter prendere il treno che lo avrebbe riportato a casa. In breve però mostrò tutta la sua potenza e cominciarono ad arrivare le vittorie. Fra queste il campionato del mondo del 1931, che quell'anno si svolse a in una gara a cronometro. Guerra percorse i 172 chilometri del percorso in una media di oltre 34 chilometri orari, infliggendo a Binda quasi 9 minuti di ritardo. Nel 1934 vinse il Giro d'Italia. E sempre al Giro è legato un altro record, che nessuno gli potrà togliere, è stato il primo ad indossare la maglia rosa, grazie alla vittoria nella prima tappa del giro del '31, l'anno in cui fu introdotta la maglia che doveva identificare il primo in classifica. La scelta cadde sul rosa perché era e continua ad essere, ad uso di quei pochi che non lo sapessero, il colore della carta della Gazzetta dello Sport, il giornale che organizza la corsa.
"Cipollini... Cipollini... Cipollini ed è nostro!" (Auro Vulvarelli 13 ottobre 2002) E ora cominciate, a dire che la gara è stata effervescente come un gran premio di formula1, che è stata gustosa come un panino al tonno con l'ovo sodo. Il circuito non l'ha scelto Ballerini. Il nostro ct infatti una volta capito il percorso e che il tipo di gara che si sarebbe svolta ha organizzato una squadra che si è mossa in modo perfetto. Negli ultimi anni, essere la squadra più forte era servito solo per aumentare i rimorsi per le troppe occasioni perse. Sembrerà banale, ma è così, quando l'unità d'intenti prende il posto dei personalismi e delle gelosie i risultati arrivano. Una grande squadra non ha bisogno di molti fuoriclasse, tante volte basta che ognuno stia al suo posto: Cipollini, Bettini, Bortolami, Bramati, Di Luca, Lombardi, Nardello, Petacchi, Sacchi, Scinto, Scirea, Tosatto. Ct Franco Ballerini. Una nota di merito particolare, oltre alla maglia iridata che gli interessa sicuramente di più, va ovviamente a Cipollini. Si sapeva che è lo sprinter più forte, essere il più forte però ti garantisce di vincere 8 sprint su 10. E se al giro è una grande media, oggi la situazione era diversa, era uno sprint senza appello, il più importante della sua vita, per cui il più forte doveva dimostrare di essere anche il più grande, così è andata.
Amate Firenze? amate la fotografia? vi piacciono le mostre? avete detto sì, sì, sì? Ho un consiglio da darvi. Firenze fino al 3 novembre nel Salone delle Reali Poste, accanto agli Uffizi. Firenze nel 1850 circa, prima della trasformazione del Poggi e della calata dei Savoia, quindi Firenze con la mura, Il Duomo e Santa Croce senza facciata, San Lorenzo con le case ammassate, il Tiratoio delle Grazie. Immagini molto rare che sorprendono. Sotto ogni immagine di Philpot c’è una foto con lo stesso scorcio come è oggi, un po’ troppo piccola per la verità. Particolare oltre alla asimmetria delle immagini e al punto di ripresa basso è il tipo di fotografia che non è una fotografia realizzata con il metodo attuale, ma è un “calotipo”. Il “calotipo” fu il passaggio successivo, nella storia della fotografia moderna, al dagherrotipo. Questo infatti aveva grossi di limiti di comodità, le esposizioni erano molto lunghe, e di costo, sia perché era realizzato su una lamina argentata, ma soprattutto essendo un’esposizione diretta, che quindi dava immagini invertite come allo specchio, per avere più copie si dovevano realizzare più scatti. Se l’evoluzione si fosse fermata sarebbe un problema, pensate ad un gruppo in vacanza, il povero fotografo, si troverebbe a dover realizzare uno scatto per ogni partecipante. Una fatica immane. Per Fortuna, di tutti, vacanzieri compresi, arrivò Talbot, che inventò il negativo, anche se lui non sapeva che si chiamava così. Talbot infatti , intuì i vantaggi nel separare la fase di ripresa da quella di stampa. Oltre infatti a poter ottenere più copie da una sola ripresa, si poteva utilizzare materiali più adatti alle singole fasi. Più sensibili, quindi più veloci, per le riprese, che voleva dire tempi di scatto più brevi, e materiali sensibili più lenti più adatti alla fase di stampa. Non fu altrettanto felice l’intuizione per il materiale, infatti Talbot utilizzava la carta, che non è proprio il massimo per ottenere immagini ad alta definizione, e sotto questo aspetto il Dagherrotipo era senz’altro più avanzato. Una curiosità Talbot presentò la sua invenzione nel 1840, e la sua prima preoccupazione fu di brevettarla, solo 12 anni più tardi, nel luglio del 1852 attraverso una lettera al Times avrebbe autorizzato l’utilizzo del suo metodo senza dovergli corrispondere un canone. Le foto di Brampton sono state realizzate dal 1840 al 1860, avrà avuto la licenza oppure avrà fatto il pirata?
Internazionale è un'ottima palestra per la mente. Sul numero in edicola da oggi, ad esempio, c'è un articolo sui giovani tedeschi, sulla "generation golf". Questo genere di articoli li leggo sempre molto volentieri, soprattutto da quando ho realizzato, che non mi riguardano più, prima infatti mi seccava leggerli, mi facevano sentire responsabile di tutto, anche quando non c'entravo nulla, praticamente sempre. Superare l'età della gioventù ha, quindi i suoi vantaggi. Il primo appunto è quello di smettere di far parte di un'entità indistinta, secondo cui se una persona che appartiene alla categoria in oggetto mette in essere un comportamento negativo, automaticamente, la qualità negativa che lo ha originato si estende a tutti componenti. Per fortuna la parcellizzazione della responsabilità consentiva a me, come consente a tutti i giovani, di superare agevolmente la chiamata a correo. Per molti la suddivisione era un vantaggio: tutti colpevoli nessun colpevole. A me invece dava un po' fastidio che le mie cazzate creassero problemi ai miei coetanei. Nell'età matura cambia tutto, le responsabilità e le colpe ognuno si tiene le sue. Posso sperare di diventare milionario lavorando un giorno la mese vendendo un tubo, senza riflettere sul fatto che se fosse vera la metà di quel che promette il suo autore avrebbe vinto il Nobel per la fisica. Posso comprare case che si trovano nell'aldilà da un mago. E nel frattempo fumare 3 pacchetti di sigarette al giorno, salvo poi prendermela con chi le sigarette le ha prodotte, perché non mi hanno messo in guardia. Insomma a 20 anni si fanno cazzate ed è colpa nostra. A 40 anni si continua a far cazzate, ma solo perché indotti dagli imbroglioni. Cambiamento, evoluzione, salto generazionale. Che siano tutte fesserie? che non cambi nulla, al massimo cambia la capigliatura. C'è chi la perde e a chi diventa grigia. Poi ci sono quelli bravi come me che riescono a fare entrambe le cose.
A di là di quello che pensano molti non ho mai avuto un ciclista preferito, uno da tifare sempre e comunque. In passato, molto passato avrei tifato per Ottavio Bottecchia, fra Girardengo e Belloni avrei scelto il secondo, fra Coppi e Bartali non lo so chi avrei scelto. Non credo che sarei impazzito per Anquetil, come sono impazzito per Indurain, mi sarebbe piaciuto Poulidor. Fra Gimondi e Mercks sicuramente il primo. Di quelli che ho visto sono in tanti quelli che mi hanno emozionato. Di certo c'è che ogni volta che qualcuno prova l'impresa, io con la mia mente provo a spingerlo. Di parte, invece, divento un giorno l'anno, il giorno dei mondiali, quel giorno vedo solo la maglia azzurra. E domenica ci sono i mondiali. Lo dico subito io preferivo i mondiali la prima domenica di settembre o l'ultima di ottobre come è stato fino a metà degli anni '90. Lo sentivo più mio, guardavo tutti i collegamenti, dal primo la mattina presto al momento della partenza (la partenza di una gara di ciclismo non è proprio il massimo come spettacolarità), poi c'era quello di metà mattina, quindi quello all'ora di pranzo per arrivare all'ultimo quello delle ultime due ore di corsa. C'era la voce di De Zan, c'erano le maglie nazionali, c'era quasi sempre la pioggia e rendere tutto più eroico. Per me era una sorta di capodanno, finiva l'estate e cominciava l'autunno. Spesso perdevamo all'ultimo soffio, qualche volta vincevamo: Saronni '82 con una volata spettacolare, Argentin negli Stati Uniti nell '86 dopo una gara da campione staccando tutti in successione, Fondriest nell'88 dove i suoi compagni di volata si danneggiarono a vicenda. Per finire, Bugno nel '91 e nel '92. Poi è cambiato tutto. E' arrivata la frase "...... è cambiato" al posto dei puntolini si può mettere qualunque sport, ma la sostanza è sempre la stessa, ci spacciano come verità dogmatica, come un postulato, una frase che vuol dire una cosa sola: che l'aspetto economico non è solo il più importante, altrimenti non sarebbe cambiato nulla, ma è diventato l'unico aspetto di riferimento. Si cambiano i calendari, si cambiano le maglie nazionali, cambiano anche, seppur per altri motivi, i telecronisti, anche se va detto, quello della Rai è bravissimo. Al di là dei cambiamenti, la questione agonistica rimane, noi comunque del '92 non vinciamo più, non solo ma facciamo fatica ad arrivare sul podio. Quest'anno per fermare a 10 il record negativo senza vittorie ci affidiamo a due aspetti: Cipollini perché si prevede un arrivo in volata. E il numero due quando gli anni terminano con il 2, di solito si vince: '72 Basso, '82 Saronni, '92 Bugno. Come dire, siamo messi bene vero?
Fra qualche giorno, o forse già da qualche giorno, non sarà più possibile leggere on-line la versione cartacea della Gazzetta e del Corriere. Spero che tutti possano prendere questa notizia come l’ho presa io, con totale indifferenza. Infatti visito raramente, per ragioni diverse, quei siti. Il sito della Gazzetta, che per la verità da un pezzo non pubblicava più online la versione cartacea, l’ho sempre trovato lentissimo, tanto da individuare in due pezzi la convenienza, sotto il profilo temporale ed economico, ad andare in edicola e comprarlo. In realtà se voglio leggere la gazzetta non vado in edicola, ma al bar. Da tempo infatti ho deciso di comprare la gazzetta solo quando c’è il Giro (22 copie), vittorie del importanti del Toro (3/4 copie a lustro), mondiali di ciclismo (1 copia l’anno) eliminazioni dalla coppe della Juve (1 copia), e per situazioni una tantum, come la prossima crisi di Inzaghi. Il bar comunque è un’ottima soluzione perché la trovate sempre, al massimo gli mancherà qualche pagina, oppure se proprio va male trovate quello che la vuole leggere tutta, ma a parte questo non ci sono inconvenienti. Anzi leggendola al bar supportate la Gazzetta molto più di quanto possiate credere, cosa pensate potrebbe succedere alla rosea se tutti i baristi d’Italia decidessero di cambiare quotidiano sportivo? Potrebbe rischiare la chiusura o comunque un’importante ridimensionamento, e ne risentirebbero tutte le cose belle che organizza come la Milano-Sanremo, il Giro d’Italia, il Giro di Lombardia. Per Per cui se una sera siete al bar e vedete la Gazzetta ancora da sfogliare, evitate pure di leggerla ma, accartocciatela, spaginatela, vi prenderanno per pazzi, ma farete un piacere al ciclismo. Però se la gazzetta online riduce le sue pagine non è un problema. Il sito del Corriere invece non l’ho capisco, non capisco cosa è importante e cosa non lo è, se non mi sentissi un po’ scemo a dirlo, direi che non so quasi da che parte cominciare a leggerlo. Per non parlare del motore di ricerca interno, non sono mai stato capace di trovare nulla. Qualche mese fa un amico mi segnalò che c’era un articolo sui Sindaci del fronte nazionale e sulla loro passione per le telecamere nelle piazze del paese. Ebbene, pur sapendo anche il giorno di pubblicazione, provai tutte le chiavi possibili, ma se non andavo in biblioteca a fare una fotocopia dell’articolo, non l’avrei trovato. Per completezza va detto che una volta saputo l’autore, riuscii a trovarlo.
Nel mio paese quando ero un bambino, diciamo 7/8 anni, c’erano tre cinema, uno funzionava solo il sabato pomeriggio, il biglietto costava 100 lire. Pagare però non era l’unica condizione per essere ammesso, bisognava aver partecipato alla dottrina delle 15,00. Il prete passava il sabato mattina in ogni aula e mostrava il manifesto del film. I risultati di questa azione di marketing erano eccellenti, la proiezione vedeva quasi sempre il tutto esaurito. Bisogna aggiungere che le condizioni ambientali erano un po’ diverse, c’erano più bambini e l’offerta era al limite del monopolio, allora non c’erano né videoregistratori, né videogiochi. Per cui a metà degli anni ’70 potevi priotaare Ben Hur o Biancaneve il successo era assicurato. Quell’insieme di cose che garantiva il successo è venuto meno ed il cinema ha chiuso Il secondo cinema era dell’altra parrocchia, per ragioni di concorrenza apriva solo la domenica pomeriggio. Quando dalla parrocchia i francescani se ne sono andati per far posto ai focolarini, il cinema è stato chiuso. Dopo circa 15 anni sono iniziati i lavori per la ristrutturazione. Che è stata perfetta, una sala di 200 posti all’avanguardia, però niente cinema, solo conferenze. Il terzo cinema “Rinascita” quello che apriva qualche volta anche la sera era collegato alla Casa del Popolo, neanche questo cinema esiste più, oggi al suo posto c’è la Coop. Da allora per “volare al cinema”, ho dovuto cambiar paese, Figline. Che fino a quando non sono cambiate le logiche della distribuzione dava le seconde visioni. Per le prime visioni dovevo andare a Firenze, dove si poteva scegliere fra 15/20 film diversi. Succedeva più o meno questo, prima sceglieva il film, poi si sperava che non fosse al Fiorella perché lì c’erano problemi di parcheggio e si arrivava sempre tardi. Oggi le cose sono ancora cambiate, al massimo in programmazione ci sono 5/6 film per volta e quindi ogni film lo trovi in ogni zona della città. E anche a Figline ci sono le prime visioni, due per volta, perché ci sono solo due cinema, separati da una strada uno di fronte all’altro. Unito alla logica dei pochi film per volta, per fargli avere una vita commerciale più breve nelle sale sono nati i multisala. Io il primo l’ho visto a Parigi nel 1989, c’era Batman e qualche altro film, quasi tutti andavano a vedere Batman. Battezzato da questa visione: tutti in una coda, nessuno nelle altre, pensai che avrebbero avuto una vita breve e nessuna possibilità di successo in Italia. Come tante altre mie previsioni, anche questa si rivelò sbagliata. Di lì a breve anche a Firenze cominciarono a dividere i cinema, che venivano divisi in 2 o addirittura in 5, come il Variety. Oggi però apre il primo multisala con la vocazione del multisala: 16 sale, per un totale di 3.850 posti, per la verità non è proprio a Firenze, è a Campi Bisenzio: si potranno prenotare i biglietti, si potranno fare abbonamenti, e anche vincere dei premi (ovviamente biglietti omaggio). Se apre un cinema con 16 sale, presto però ne chiuderà uno molto importante, aperto dal 1910: l’Excelsior (per i cinefili, è il cinema dove sono state girate alcune scene cruciali del film Caruso Pascovski), chiude per far posto alla libreria altrettanto storica Seeber di via Tornabuoni, che a sua volta deve chiudere per far aprire l’ennesimo negozio che complessivamente tiene in vendita 9 oggetti.
Ilenia sostiene che la guida ai film di Morandini non sia tutta farina del suo sacco, il che è molto probabile. Nel suo libro infatti sono presenti le schede di quasi 20.000 film, il che vuol dire che ad una media di un film al giorno, natale e ferragosto compresi, avrebbe impiegato a vederli quasi 55 anni. Non solo, d’estate al mare quando va al al cinema all’aperto deve scegliere obbligatoriamente una prima visione, e in vacanza all’estero non può che andare in un posto dove capisce le lingue. E se poi ha voglia di rivedere un film, può farlo solo dopo aver adempiuto al dovere quotidiano, ve lo immaginate, un giorno ha voglia di rivedere “Via col vento” oppure “Apocalypse now”, però non può se prima non guarda una prima visione. Possiamo fidarci di uno che si è autobbligato a vedere un film al giorno? uno così deve per forza odiare il cinema. E se anche fosse riuscito a vederli tutti i 20.000 film e avesse mantuenuto l’amore originario verso questa arte, come è possibile che una persona a di 60/70 anni, presenti le sue schede insieme a quelle dei film che ha visto 50 anni prima, i gusti come cambiano per me cambieranno anche per lui, e lui invece continua imperterrito con le sue schede e le sue stelle, almeno dica quando lo ha visto, come nelle guide gastronomiche: ristorante visitato il...", lui dovrebbe scrivere "film visto il...".